NELLE variabili cromatiche delle Notti Bianche, a San Pietroburgo si apre davanti agli occhi l'incarnato di una storia le cui pagine stampate subiscono, come per incanto, le metamorfosi di una realtà senza tempo. Così nei cortili interni dei grandi palazzi settecenteschi sembrano ancora aggirarsi i personaggi indimenticabili usciti dal genio di Dostoevskij. La guglia dell'Ammiragliato svetta altissima come una sorta di punto di riferimento della città: da lì si dipanano le principali vie, intersecate dai canali di due fiumi, figli della Neva, in un gioco di cerchi concentrici, rappresentativi di una città del Nord come in Amsterdam, solo per citarne una. E la memoria torna ancora una volta a Pietro il Grande: una grande flotta per lui voleva significare una grande potenza. La creazione così di una città portuale sul Baltico costò, sì, una sanguinosa lotta contro la Svezia di Carlo IX, sconfitto poi nella battaglia della Poltava, ma San Pietroburgo nacque e simboleggiò «la» città del Nord, appunto, aperta all'Europa. Così aveva voluto e così aveva realizzato il suo autore, lo zar Pietro, che nei ripetuti viaggi in Francia, Olanda, Germania, aveva imparato le tecniche (si era messo a lavorare come fabbro nei cantieri navali francesi, nascondendo la propria identità), e la cultura. Gli era costato caro europeizzare la nobiltà russa, ordinando a questa il taglio della barba e la scuola obbligatoria, non senza dolorosi sacrifici come la sventata congiura perpetrata ai suoi danni dal figlio Alessio, ucciso sotto tortura. Ma la Russia, grazie a Pietro, entrò di diritto nelle dinamiche europee, e San Pietroburgo (termine di origine tedesca), divenuta Pietrogrado (termine di origine russa), durante la prima guerra mondiale, per volontà dello zar Nicola II, e successivamente Leningrado, dopo la rivoluzione bolscevica, dal '91, grazie alla Perestroika, ha riacquistato il suo nome originario e mantenuto quelle caratteristiche così vicine se non addirittura fuse a quelle del cosiddetto vecchio continente. Splendide in proposito, ancora oggi le testimonianze dell'architettura italiana, volute non solo da Pietro stesso, ma successivamente anche dalla forte personalità di Caterina II. Domenico Trezzini, Giovanni Maria Fontana, Vincenzo Brenna, Carlo Rossi, Antonio Rinaldi, e soprattutto Giacomo Quarenghi, cui si devono le loggie di Raffaello all'Ermitage, con il suo teatro e l'Accademia, sono soltanto alcune delle figure che hanno creato e migliorato l'aspetto della città. E non mancano tuttora esempi di vitalità artistica e sociale. Pochi giorni fa infatti, alcuni giovani artisti hanno realizzato la più grande cartolina del mondo, di 150 mq, dal peso di 56 kg, e l'hanno spedita affrancandola con ben 200 francobolli, ed entrando così nel guinness dei primati. Il Premio Grinzane Ermitage ha trovato la sua logica e idonea espansione in Russia per individuare quella linea ideale che unisce culture così proficue pur nella loro diversità, e legate dallo stesso comun denominatore, la passione e l'amore per la bellezza e l'armonia. In proposito così ha detto il presidente del premio, Giuliano Soria: «L'intento è di promuovere le eccellenze artistiche di un patrimonio d'inestimabile valore. Un patrimonio che consente di ripercorrere le tracce dei legami di creatività intercorsi tra l'Italia e la Russia, già a partire dal Settecento». L'ambito riconoscimento è andato a Salvatore Settis, direttore della scuola Normale di Pisa dove insegna Storia dell'Arte e Archeologia Classica, e a Serghej Olegovich Androsov, membro del Consiglio scientifico dell'Ermitage e dell'Istituto Accademico d'Arte. La piazza dell'Ermitage è bagnata dal sole del Nord, porta con sé una leggera brezza che rinfresca l'anima di pensieri avvolti dal suono di quattro secoli. La città li racconta attraverso il gioco delle prospettive su cui emergono cupole d'oro brillanti dai colpi di una luce solare che ne muta la tonalità ma non ne spegne la forza. La più nota prospettiva Nevskij è senz'altro la sintesi felice di un passato e di un presente che rendono il clima urbano tra i più vitali e intraprendenti. La civiltà dell'Europa ha trascinato con sé inaudite crudeltà e sconcertanti cinismi, ma è ancora salva perché percorrendo le vie di San Pietroburgo ci si rende consapevoli di quanto siano pertinenti le parole dello stesso Giuliano Soria: «Noi crediamo che solo un dialogo aperto potrà fare dell' Europa intera un continente di pace e di tolleranza tra i popoli. Un continente in grado poi di aprirsi all'esterno con profonda motivazione, permettendosi di sperare in un confronto senza conflitti con la diversità culturale e religiosa». È scoccata da poco la mezzanotte, quelle Notti Bianche così sognate dal turista, sono realtà: è ancora giorno. Gruppi di ragazzi attraversano un ponte, vecchie Lada si incolonnano nelle strade insieme a BMW, Wolksvagen e Mercedes. Giureresti che sono da poco trascorse le 18, poi guardi l'orologio e leggi 00.15, rivolgi quindi lo sguardo al colore dell'aria, vorresti fare chissà quante altre esperienze suggerite da quella circostanza, e vai a dormire con il cuore gonfio d'emozione che non riesce a sentirsi soltanto nella propria vita, ma nell'esistenza di un mondo che non conosce la tirannia del tempo e dello spazio.
Legami di creatività fra Italia e Russia a San Pietroburgo. II riconoscimento è andato a Salvatore Settis e a Serghej
San Pietroburgo, fondata da Pietro il Grande nel XVII secolo, è una città del Nord che ha subito una trasformazione radicale grazie all'influenza europea. La città è stata costruita come una potenza marittima e ha subito una sanguinosa lotta contro la Svezia di Carlo IX. San Pietroburgo è stata anche un centro di cultura e arte, con l'influenza di artisti italiani come Domenico Trezzini e Giacomo Quarenghi. La città ha mantenuto le sue caratteristiche europee anche dopo la rivoluzione bolscevica e la Perestroika. Oggi, San Pietroburgo è una città viva e vibrante, con una scena artistica e sociale in continua evoluzione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo