Lo scorso 7 giugno nelle more quindi dell'insediamento della nuova Assemblea e della nomina successiva dell'assessore al ramo l'assessorato regionale ai Beni culturali ha istituito, su decreto firmato dal dirigente generale Antonino Lumia, il Servizio museografico regionale. La nuova struttura, affidata nello stesso decreto all'architetto Stefano Biondo a capo di una unità operativa tecnica e di una unità operativa amministrativa, dovrebbe avere sulla carta compiti meramente tecnici, in particolare quello di fornire agli istituti periferici quali musei e soprintendenze i progetti per gli allestimenti delle mostre temporanee promosse direttamente dall'assessorato. Se tale fosse la ragione della creazione del Servizio museografico, si tratterebbe dunque di una funzione di semplice ausilio e di razionalizzazione rispetto ad alcune attività istituzionali di tali organismi, senza interferenze né sovrapposizioni. In realtà, nelle competenze associate al decreto sia pure in termini ancora non ufficiali, il raggio d'azione risulta essere molto più ampio, e i caratteri tali da paventare una precisa volontà di limitare l'autonomia avocando al servizio (e quindi centralizzando) compiti di specifica pertinenza di musei e soprintendenze, e connaturati alla loro stessa ragion d'essere. Nelle competenze, infatti, si specificano i compiti del Servizio museografico non soltanto per quanto attiene alla direzione degli allestimenti temporanei, al coordinamento dei servizi aggiuntivi e alla collaborazione tecnica; ma gli si affidano ugualmente gli indirizzi e i criteri museografici, la proposizione delle iniziative culturali, la cura dei rapporti con le istituzioni culturali nazionali o estere, e perfino i criteri per lo scambio e la circolazione di opere. Una vera e propria sottrazione di sfere di intervento che rischia di stravolgere pesantemente l'assetto istituzionale dei beni culturali in Sicilia. Non si tratta di una scelta casuale, né improvvisa. La scorsa legislatura è stata infatti caratterizzata da un crescente dissidio (sia pure raramente esplicitato, e più volte espresso in forma di dubbi, malessere e disagio) tra la politica dell'assessorato e le esigenze della tutela, o meglio tra una presunta azione di pubblicizzazione dei beni culturali e la necessità di porre a fondamento di una reale valorizzazione la centralità di studio e conservazione di cui musei e soprintendenze sono artefici e garanti. Alcuni episodi sono stati, in tal senso, rivelatori. Per esempio per quanto attiene alla volontà dell'assessorato di disporre delle opere di maggiore fama il Giovane di Mozia, un dipinto di Antonello o di Caravaggioscavalcando il parere contrario dei direttori di istituto per iniziative promozionali presentate come imperdibili occasioni di richiamo turistico, e senza che a questo corrispondesse un progetto scientifico adeguato. È capitato nei mesi scorsi per le opere destinate alla Cina (assemblate in tutta fretta, e naturalmente accompagnate da un congruo numero di dirigenti e funzionari), per le teste ritrovate a Pantelleria ed esposte al convegno di Confindustria quale grazioso cadeau, capiterà probabilmente a breve per una manifestazione prevista a Bonn in autunno (è casuale che le relazioni con le istituzioni straniere per lo scambio di opere siano state affidate al nuovo servizio?). O anche per mostre non proprio ne-cessarie, il cui budget ha finito col drenare gran parte delle risorseper iniziative espositive dei musei regionali; i quali, da parte loro, fanno miracoli e salti mortali studiando i materiali dei depositi, e allestendo a costi limitati piccoli preziosi eventi che fanno intuire quali potenzialità avrebbero, se messi in grado di funzionare a pieno ritmo e con risorse adeguate. La delega al nuovo Servizio museografico degli indirizzi espositivi rischia dunque di innescare l'effetto opposto a quella pubblicizzazione che, a parole, si dichiara di volere perseguire: spezzando definitivamente il legame strettissimo tra tutela e valorizzazione, come se fosse possibile approntare una politica espositiva senza avere quella conoscenza diretta delle collezioni e dei loro ramificati legami storici che è funzione essenziale dei musei e della loro autonomia (senza una profonda conoscenza dei materiali e della storia ad essi connessa avrebbe potuto aver luogo una mostra come "Wunderkammer" a Palazzo Abatellis? O "Pulcherrima Res" al Museo Salinas?), e spostando le ragioni delle iniziative culturali dalla competenza scientifica alle specifiche esigenze politiche, dalla fruizione dei beni culturali alla visibilità dell'assessore di turno o della giunta di governo. Come è avvenuto recente. Se questa sarà la politica del nuovo assessore facendo leva, come un grimaldello, anche sulle competenze del Servizio museografico, si capirà presto.
La politica alla conquista dei musei
Il Servizio museografico regionale è stato istituito il 7 giugno, con un decreto del dirigente generale Antonino Lumia. La struttura è affidata all'architetto Stefano Biondo e ha compiti tecnici, come fornire progetti per le mostre temporanee ai musei e soprintendenze. Tuttavia, le competenze associate al decreto sono più ampie di quanto possa sembrare, e il servizio potrebbe avere un impatto negativo sull'autonomia dei musei e soprintendenze. La creazione del servizio è stata vista come una scelta politica, che potrebbe limitare l'autonomia dei musei e spostare le ragioni delle iniziative culturali dalla competenza scientifica alle esigenze politiche.
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