Apollo, il dio delle arti, nella raffigurazione che di lui ha dato Bernini scolpendo il gruppo marmoreo "Apollo e Dafne" (conservato alla Galleria Borghese di Roma) è il simbolo scelto per il nuovo logo del Ministero dei Beni e delle Attività culturali. Verrà utilizzato da tutti gli uffici centrali e periferici, variando nel colore a seconda delle diverse sezioni di competenza. A questa novità, chiamiamola "di servizio" o di carattere formale, risponde con un articolato e polemico intervento l'ex-ministro dei Beni culturali, Giovanna Melandri: «Per rappresentare in maniera inconfondibile l'attuale Ministero non era necessario scomodare Bernini ed il suo Apollo. Come nuovo logo sarebbe stato sufficiente un ritratto dì Giulio Tremonti. Un paio di forbici. Oppure le proverbiali tre scimmiette. Infatti, al di là delle operazioni di facciata, il Ministero in questi due anni si è fatto notare molto poco per un'effettiva attività di tutela e promozione della cultura italiana e molto di più per le inesistenti difese opposte al desiderio di Tremonti di tagliare le risorse per le politiche culturali e di appropriarsi dei beni storico-artistici per fare cassa. Anziché di un nuovo logo, non sarebbe il caso di occuparsi dei drammatici tagli di bilancio comminati da Tremonti, che stanno paralizzando i cantieri di restauro, bloccando il settore dello Spettacolo e, più in generale, l'intera attività del Ministero? O, ancora: non sarebbe il caso di fronteggiare i compiti e le responsabilità del Dicastero attuando la riforma del 1998, invece di scrivere un'assurda "controriforma", il cui tratto saliente è quello di riaccentrare i poteri nelle mani del Ministro e moltiplicare le poltrone dirigenziali? Infine, c'è la vicenda dei custodi precari che attendono da due anni la regolarizzazione e che sta compromettendo l'attività dei musei nazionali».