Oggi la protesta di ambientalisti e sindacati contrari al progetto di sfruttamento voluto dalla Regione. CARBONIA Guerra per le miniere in Sardegna. Ma è una battaglia fuori schema. Nulla a che vedere con il classico cliché degli scontri padroni-operai. Niente a che fare con gli storici scioperi costati sangue e morti. E neanche con le proteste delle ultime generazioni di lavoratori. No, stavolta la posta in gioco è diversa: riguarda il progetto per trasformare in alberghi di lusso e campi da golf le miniere di Masua-Monte Agruxau e Ingurtosu-Pitzinurri-Naracauli. I siti sono tutti nel Sulcis-Iglesiente. Mentre fra i nomi dei possibili compratori trapela quello del miliardario Usa Tom Barrack, nuovo patron della Costa Smeralda, si delineano così due fronti contrapposti. Da una parte, il presidente sardo Renato Soru, che con la sua giunta di sinistra ha bandito la gara per la vendita delle miniere dismesse di proprietà della Regione. Dall'altra parte, la Cisl, gruppi ambientalisti, organizzazioni contro le servitù militari, esponenti di vari partiti. Ma qual è la ragione esatta della contesa? La posizione degli ecologisti è chiara. «Quelle miniere sono uno dei più importanti beni europei di archeologia industriale spieganoNel 2001 per proteggerle è stato costituito un parco geominerario. L'Ue ha inserito alcuni siti nelle aree d'interesse comunitario e l'Unesco ha dichiarato le miniere sarde patrimonio mondiale dell'umanità: come si può svendere tutto?». Contro ] 'asta (i termini perle domande scadono lunedì) si sono già schierati gli Amici delle terra, il Gruppo d'intervento giuridico, la Rete Lilliput e, a Cagliari, il Socialforum. Tutti finora avevano sempre sostenuto il governatore per la sua politica di tutela delle coste e opposizione alle basi. Oggi non più. «Ma non ce l'abbiamo con Soru precisa l'esponente di Lilliput Sandro Martis Siamo critici su un bando calato dall'alto, imposto alle popolazioni». Mentre la Cisl promuove per oggi una grande manifestazione, la Rete invita a sottoscrivere un manifesto-appello. Ma Uil e Cgil non si schierano a fianco della Cisl: «Sulla questionedicononon esiste una intesa sindacale». E Soru continua a ripetere: «Non svendiamo nulla, prevediamo invece il riuso di poche aree dismesse a fini turistici. La parte pregiata non si tocca: il bando è stato fatto solo per ottenere proposte su zone molto lontane dal mare e che nulla hanno a che fare con le regioni d'interesse archeologico-minerario». La precisazione concerne in particolare Ingurtosu, Masua e Porto Flavia. «In quelle zoneconclude il governatore l'intervento riguarderà solamente aree ora occupate da serbatoi e capannoni, un vero inquinamento visivo». Molti dubbi, tuttavia, restano. E c'è chi, citando il bando di gara e gli allegati per la cessione, «scopre» particolari sconcertanti. Nel compendio Ingurtosu-Pitzinurri gli immobili da alienare sono 31 fra ex magazzini, officine, scuole, ospedali, alloggi, ville, laverie e autorimesse. Sono beni per un totale di l00milametri cubi di volumetria da sfruttare e 329 ettari di terreno. A Agruxiau, gli immobili in vendita dovrebbero essere 13 fra foresterie, uffici e forni, per un totale di 40mila metri cubi e 34 ettari. A Masua i fabbricati sono 44, fra ex spacci, laboratori, laverie, depositi, officine, mense e infermeria. L'ultimo motivo di bagarre riguarda le bonifiche. Nel bando si prevede siano a spese della comunità e non dei privati che acquistano. Una ragione in più di contestazione. «Non c'è problemareplicano però i sostenitori del progettoLe bonifiche sono già state finanziate con denaro della Ue». Come finirà la battaglia? Forse il 3 luglio, quando si conosceranno le proposte d'acquisto, l'intero panorama sembrerà più trasparente. Forse sarà però troppo tardi per tornare indietro. Le posizioni Bene unico. Per gli ecologisti rappresentano sono uno dei più importanti beni europei di archeologia industriale. Vantaggi per i locali. Gli oppositori si chiedono quali siano i vantaggi concreti per le popolazioni: no a diktat caduti dall'alto. Bando di gara. Scade lunedì il bando per la vendita delle miniere dismesse di proprietà della regione. Non è svendita. La Regione: non svendiamo nulla, prevediamo il riuso di poche aree a fini turistici, la parte pregiata non si tocca
In Sardegna è guerra delle miniere "Soru, niente hotel nei giacimenti"
La Regione Sarda ha lanciato un bando per la vendita delle miniere dismesse di proprietà della regione, ma la protesta è stata forte. Gli ambientalisti e i sindacati hanno contrariato il progetto, che prevede la trasformazione delle miniere in alberghi di lusso e campi da golf. La posta in gioco è diversa, poiché il progetto non riguarda la produzione di carbone, ma la valorizzazione turistica delle aree. La Cisl e gruppi ambientalisti hanno denunciato che il bando è stato imposto alle popolazioni senza consultazione e che le aree da alienare non hanno nulla a che fare con le regioni d'interesse archeologico-minerario.
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