La Provincia pronta a entrare nel Consiglio, ingresso che rivitalizzerebbe le casse del teatro. L'assessore Benelli: accordo vicino. Il sovrintendente Lissner: situazione delicata, servono nuove regole. Pesa il deficit dei tagli statali. Rutelli arriverà il 6 luglio per affrontare il problema. Il sindaco dice sì all'ingresso della Provincia nel cda e punta a un festival musicale. La Scala chiede soldi e regole per restare tra i grandi teatri. Il sovrintendente Lissner: "Voglio garantire il futuro. Nel 2005 eravamo in pareggio. Ora ci vuole una stabilità economica sociale e artistica ERA abituato a lavorare all'estero, dove i teatri programmano l'attività artistica sul lungo periodo, quindi è comprensibile che Stéphane Lissner, dal 2 maggio 2005 sovrintendente e direttore artistico della Scala, si adatti con difficoltà ai chiari di luna finanziari che colpiscono la cultura in Italia. Il bilancio del suo primo anno a Milano è tutt'altro che negativo, ma lui non ci sta a restare sempre appeso a un filo, a doversi adeguare ai tagli in corso di stagione, al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) che si assottiglia, alla necessità di battere cassa. Lo dice presentando il cartellone 2006-2007 assieme al sindaco di Milano Letizia Moratti e al vicepresidente del Cda scaligero Bruno Ermolli. E le sue parole suonano come un grido di allarme: «Nel 2005 avevamo chiuso in pareggio, per il 2006 il deficit previsto è di 5,7 milioni di euro, cifra che corrisponde ai tagli al Fus». Che nel 2006 ha attribuito alla Scala 25,1 milioni di euro, contro i 30,2 dell'anno precedente. Chiede certezze il sovrintendente, per poter lavorare con serenità e rispettare gli impegni presi di fronte al pubblico. «Voglio garantire una prospettiva a lungo termine alla Scala precisa ma per questo è necessaria una stabilità economica, sociale, artistica basata su nuove regole». In altri termini: se la Scala deve essere uno dei più grandi teatri al mondo, ha bisogno di risorse certe. «Serve un rapporto definito con le istituzioni pubbliche su un periodo almeno triennaleaggiungeper preparare con anticipo i nostri bilanci con più serenità e rigore». Lancia un appello allo Stato, che con gli enti locali concede solo il 41 del bilancio. Troppo poco, perché se è vero che la Scala ha aumentato gli abbonamenti del 12, che il pubblico è cresciuto, che i privati fanno aiutano, è altrettanto sacrosanto che i finanziamenti statali debbano restare la prima risorsa per un teatro con vocazione pubblica. «La Scala deve contare sul sostegno forte dello Stato spiega. Quello dei privati deve essere solo aggiuntivo». Il 6 luglio Lissner incontrerà a Roma il ministro ai Beni Culturali, Francesco Rutelli che ieri ha anticipato che «si parlerà di tagli in modo serio e non congiunturale, sentendo la voce di tanti. E ovviamente la Scala sarà in prima fila». Le speranze di colmare il disavanzo non mancano: Banca Intesa, come ha detto il suo presidente Giovanni Bazoli, è pronta a rafforzare il suo sostegno. E anche la Provincia tanto più che il sindaco Moratti ieri ha detto che «non appena la Provincia confermerà il suo contributo avrà il posto nel cda». Mentre, per il nono membro del Consiglio, di nomina ministeriale, circola l'ipotesi di un ritorno di Gianni Cervetti. Ma non c'è ancora nulla di certo: va bene parlare di internazionalizzazione, di un festival musicale, di Scala con un brand forte, di Scala in Cina col balletto in novembre, come ha fatto il sindaco, ma le affermazioni di Lissner pesano come macigni. 5,7 mln. IL BUCO. È il deficit previsto per il bilancio 2006, cifra che corrisponde ai tagli al Fus 25,1 m. IL FUS. Nel 2006 la Scala ha ricevuto dal Fondo Unico 25,1 milioni di euro, nel 2005 erano stati 30,2 96. IL PUBBLICO. È la percentuale di presenze medie alla Scala per le opere della stagione in corso 2. GLI ABBONATI. È l'aumento del numero di abbonati al Teatro nella stagione 2005-2006 360 mi. IL FUTURO. È il numero di spettatori che la Scala spera di superare con il nuovo cartellone