Giovanni Puglisi, rettore della Università Iulm di Milano, ha inaugurato, a fine febbraio, un nuovo corso di laurea in "Gestione e Comunicazione dei beni e degli eventi culturali", indice della nuova attenzione che va nascendo verso i Beni culturali. Gli abbiamo posto alcune domande sul tema. In Francia hanno trovato il modo dì far fruttare economicamente i loro Beni culturali. È pensabile questo anche in Italia con le sue peculiarità territoriali? «Se mi si permette il bisticcio, in Italia abbiamo ancora una scarsa cultura dei Beni culturali. Basti considerare che fino a poco tempo fa, quando l'incaricato della formazione di un nuovo governo usciva dall'incontro col presidente della Repubblica e dava pubblica lettura dell'elenco dei ministri, quello dei Beni culturali era agli ultimi posti nella lista. In Francia la situazione è totalmente diversa. I presidenti francesi hanno scelto di fare della valorizzazione dei Beni culturali il simbolo del loro mandato. Pompidou ha voluto legare il suo nome al Beaubourg, Mitterrand alla piramide di Pei e alla nuova biblioteca nazionale. Qui da noi solo in questi anni ci si comincia a rendere conto dell'importanza della gestione del patrimonio culturale. È tempo di esaminare in senso positivo come portare avanti una politica di valorizzazione, sistematica e non casuale. Qui spesso la gestione del paesaggio è lasciata all'iniziativa di qualche piccolo imprenditore che restaura una vecchia cascina per realizzare un agriturismo a fini puramente lucrativi. È troppo poco. E la legge non aiuta. Sarebbe necessario disporre di un sistema di sconti fiscali per chi si impegna ad investire per la valorizzazione di Beni culturali, intendendo tra questi anche i beni paesaggistici. E di un sistema di chiare regole che garantiscano la qualità della conservazione. La legge Melandri va in questa direzione, ma è ancora troppo macchinosa. Perché i privati siano incentivati a operare per la valorizzazione dei Beni culturali, lo Stato dovrebbe chiarire che l'interesse per tali beni non sarà semplicemente l'occasione per far partire indagini fiscali». È questa la differenza fondamentale con la Francia? «In Francia hanno la mentalità della grandeur. Prima noi poi il resto del mondo. In Italia abbiamo il difetto opposto. E poi qui siamo tutti troppo impegnati a metterci reciprocamente i bastoni tra le ruote. A partire da un sistema fiscale tendenzialmente vessatorio. Si pensi al pandemonio di critiche sollevato dall'idea, contenuta nella legge Tremonti del 2002, di costituire società per la gestione del patrimonio pubblico.» Ma valorizzazione implica necessariamente privatizzazione? «Spero che anche lo Stato diventi capace di rendere redditizio il patrimonio di Beni culturali. Ma finora non lo è stato. Lo stato dovrebbe dare regole chiare e forti, che rendano flessibile il sistema. Bisogna sapere agire comunque con logica imprenditoriale». Se fosse il responsabile dei Beni culturali, quali beni vedrebbe come particolarmente adatti a una valorizzazione? «L'elenco sarebbe eccessivamente lungo: dalla torre di Pisa al Vaticano, dal Colosseo alla passeggiata della costiera amalfitana a Pugno Chiuso presso Vieste. Ferrara è una città gioiello, Firenze è tutta uno scrigno, la Cappella Portinari [sic] a Padova è una meraviglia, il Duomo di Monreale,l'Orto Botanico a Palermo è un gioiello, e poi ci sono tutti quei paesi come San Gimignano e quelli meno noti ma stupendi come Pescocostanzo in Abruzzo. L'Italia è una miniera. E quella dei Beni culturali, se ben gestita, può essere un'impresa».
Puglisi (Iulm) : in Italia ancora molta strada da fare
Il rettore della Università Iulm di Milano, Giovanni Puglisi, ha inaugurato un nuovo corso di laurea in "Gestione e Comunicazione dei beni e degli eventi culturali". Puglisi sostiene che l'Italia dovrebbe seguire l'esempio della Francia, che ha trovato modo di far fruttare economicamente i suoi Beni culturali. In Italia, la gestione del patrimonio culturale è ancora scarsa e la legge non aiuta. Puglisi propone di disporre di un sistema di sconti fiscali per chi si impegna ad investire per la valorizzazione di Beni culturali e di un sistema di regole chiare per garantire la qualità della conservazione. Inoltre, sostiene che la valorizzazione dei Beni culturali non implica necessariamente la privatizzazione.
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