CASTEL Dl JUDICA Quando siamo di fronte ad una problematica di carattere ambientale e al contempo archeologica diviene difficile parlare di "sviluppo sostenibile" ovvero quello sviluppo che fa fronte alle necessità del presente, nel rispetto della tradizione storica del passato e senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie esigenze poiché in questi casi sarebbe più opportqno parlare di "emergenza ambientale". E' quanto sta accadendo al "Monte Judica" che fa parte del territorio del comune di Castel di Judica e costituisce l'estremo lembo orientale dei monti Erei, i quali formano il primo rilievo a margine settentrionale della Piana di Catania. Il Monte Judica costituisce elemento di notevole valore ambientale, per la presenza di un ambito naturale originale, ancora non contaminato, perfettamente integrato con i reperti archeologici affioranti nell'area in questione. Nel 2003, per favorire la tutela e la fruizione di tali aree, è stato stipulato con la Soprintendenza un accordo "per la detinizione ed attuazione di un programma di interveuti per la realizzazione dei parchi archeologici di Monte Judica e di Monte Turcisi". L'area è caratterizzata da vegetazione prevalentemente spontanea e da costoni a strapiombo, formati dagli affioramenti di calcari e radiolariti che rivestono una rilevante importanza scientifica sotto l'aspetto dei caratteri geologici. Così come rilevato da alcuni studi compiuti dall'Università degli Studi di Catania. Sulla sommità di Monte Judica si trovano due importanti edifici monumentali di pregiata rilevanza storico-culturale, che giacciono nell'oblio e che fino ad oggi non sono stati oggetto di adeguata valorizzazione. Si tratta della chiesa di S. Michele Arcangelo e della Masseria che la Provincia Regionale di Catania, diversi anni fa, ha provveduto ad acquisire unitamente alta superficie circostante e a "recuperare" mediante due distinti progetti di restauro, entrambi autorizzati dalla Soprintendenza. Nel 1998, per il restauro della chiesa, era stata prevista una spesa pari a 700 milioni di lire, ma il contratto di esecuzione con la ditta aggiudicataria è stato oggetto di rescissione per inadempienza della stessa ditta appaltatrice. Mentre il restauro della Masseria, per il quale era stato preventivato un importo di 708 milioni di lire, e stato portato a termine. Nell'ottica di una più completa valorizzazione dell'area in questione, il Comune di Castel di Judica intende creare all'interno della masseria una sezione geologica del Museo civico etno-antropologico ed archeologico, che è provvisoriamente ospitato all'interno della cittadina. Tale struttura andrà a collocarsi in seno al parco archeologico-naturalistico di Monte Judica la cui istituzione ha già trovato previsione nella de libera commissariale n. 1 del 2004 e nei relativi elaborati del Prg. Della situazione di Monte Judica abbiamo discusso con due funzionari della Soprintendenza di Catania. «Alcuni anni fa spiega Privitera, referente della sezione archeologica è stato stipulato un protocollo d'intesa per la realizzazione di un sistema di parchi, dove quello attinente al Monte Judica veniva indicato tra le priorità. In realtà la nostra intenzione era quella di dar vita ad un'area archeologica demaniale, questo perché secondo la legislazione (legge n. 21 del settembre 2000) il parco assume la forma di un ente autonomo, così come è già avvenuto per la Valle dei templi di Agrigento. Tra le nostre prossime intenzioni conclude Privitera vi è sicuramente quella di far funzionare l'area archeologica che attualmente appartiene al Comune e di effettuare ulteriori scavi nella zona. Solo successivamente si procederà alla tutela vera e propria allo scopo di far fronte ad una serie di problemi come il pascolo abusivo e gli incendi, a cui la zona è spesso soggetta». Data l'importanza morfologica e geologica dell'area la realizzazione di un piano paesaggistico ricorre un notevole rilievo per la valorizzazione del territorio in termini di sviluppo e di turismo. «Per quanto concerne il profilo paesagistico spiega Fazzina, referente dell'omonima sezione l'area necessita di un esame sotto tutti i profili possibili ovvero quello paesaggistico, geologico e naturalistico. Paradossalmente il problema prevalente è quello dell'eccesso di tutela a causa del coinvolgimento di una pluralità di attori».