Venezia, Firenze, Roma, Napoli tra le città del Grand Tour in Italia c'era anche la campagna romana e Tivoli che, dopo un periodo di restauro, restituisce il Tempio di Vesta a Villa Gregoriana. Questa mattina, nelle sale del Museo Nazionale Roma nella sede di Palazzo Altemps, il FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano e l'ARPAI - Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico italiano hanno ufficialmente presentato l'opera finalmente restaurata e riportata al suo originario splendore, quando fu edificata intorno al I secolo a.C. (80 a.C. circa). Il Tempio rotondo, o Tempio di Vesta, è la conclusione eccellente di una vera e propria "avventura - ha commentato Giulia Maria Mozzoni Crespi, presiedente del FAI - che ha visto contribuire sinergicamente numerose istituzioni, unite per restituire questo capolavoro architettonico all'umanita". Dopo l'Unicredit, che ha finanziato i lavori con 1.500.000 euro, e la societa' ARCUS S.p.A., che ne ha messi a disposizione 1.700.000 euro, ma che "non sono bastati per terminare i lavori", ha aggiunto amara la Mozzoni Crespi; l'aiuto necessario e' arrivato dall'ARPAI, presieduto da Paolo Marzotto, che ha cosi permesso l'ultimazione definitiva dell'opera. Coadiuvato dall'alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio del MiBAC - Ministero per i Beni e le Attività Culturali; il restauro è durato dall'8 febbraio al 30 aprile di quest'anno e ha coinvolto decine e decine di restauratori e tecnici che, come hanno spiegato gli addetti ai lavori, tra cui Marco Piras, assistente alla direzione dei lavori per Texnh Project Consulting, hanno addirittura trasportato a spalla alcuni dei pezzi da restaurare e quelli da asportare definitivamente per bonificare le aree degradate della villa; come il laghetto in cui si era creata una vera e propria discarica abusiva la cui pulizia ha richiesto l'intervento dei sommozzatori. Un'operazione di recupero, questa, fortemente voluta dal FAI che, su concessione del MiBAC, ha compiuto una serie di interventi di rivalutazione ambientale e paesaggistica che, l'11 maggio dello scorso anno, hanno portato alla riapertura del parco pubblico di Villa Gregoriana, realizzato nel 1835 da papa Gregorio XVI. Un lavoro che ha incluso anche l'erezione di oltre 2 km di muretti e palizzate e, grazie all'intervento della regione Lazio, l'inserimento del depuratore che ha eliminato il fetore prodotto dalle fognature del comune di Tivoli. Anche la provincia di Roma ha contribuito, con 250.000 euro, al sostegno dei lavori che, ha osservato la Mozzoni Crespi, "sono un esempio per iniziare a guardare avanti, senza farsi la guerra dei colori politici e creando, finalmente, qualcosa di buono per il nostro paese". Il sistema delle concessioni del codice Urbani, infatti, secondo cui il MiBAC tutela e vigila e il privato gestisce e opera, con Villa Gregoriana diventa "un modello da seguire - è intervenuta Anna Maria Reggiani, direttore generale dei Beni Archeologici al MiBAC - perchè il nostro patrimonio venga recuperato e valorizzato in funzione non solo artistica - ha specificato - ma soprattutto turistica". Non un turismo generale, ma un turismo culturale che è vero motore dell'economia del nostro paese - ha ricordato la Reggiani - che e' un grande museo a cielo aperto". Del resto la parola "turista" e stata coniata intorno al Settecento per attribuire una qualifica a quei personaggi provenienti da tutta Europa che, proprio con il Grand Tour, visitavano i luoghi più significativi d'Italia per arricchire e formare il loro bagaglio culturale. Villa Gregoriana racchiude duemila anni di storia attraversati dai grandi artisti, letterati e intellettuali europei in visita nel Bel Paese. A partire dalla seconda metà del Cinquecento sono stati in molti a ritrarlo nei loro libri, nei loro paesaggi e vedute. Con la sua struttura circolare, viva testimonianza dell'influenza greca nella cultura romana, il tempio di Vesta diventa soggetto prediletto dell'incontro di arte e natura ne "Le cascate di Tivoli", del XVII secolo, realizzate da Frans Van Broemen; oppure nella minuziosa "Veduta panoramica di Tivoli", olio su tela di Gaspar Van Wittel del 1740. Sul picco roccioso su cui si erge, dunque, il tempio rotondo, probabilmente attribuito alla dea Vesta, domina uno straordinario panorama ricco di strapiombi, cascate con il suo elegante insieme di colonne, capitelli, volte e il meraviglioso soffitto a cassettoni che i restauratori hanno potuto riportare al bianco travertino purtroppo privato dai secoli degli stucchi e dei colori d'origine. Indicativo il fregio ricco di decorazioni con teste taurine, ghirlande e animali, un chiaro segno di riconoscenza agli dei perche' siano pietosi e clementi verso gli uomini concedendogli pace e prosperità. Un vero tempio della fortuna, quindi, che riassume gli ordini greci (ionico, dorico e corinzio) nella realizzazione dei capitelli e che rappresenta una delle ultime costruzioni di templi circolari. A Roma, infatti, il tempio perde la valenza estetica graca che lo vedeva troneggiare circolare in un'agorà aprendosi al fedele da qualsiasi lato, ma si pone affiancato da più templi con un'unica apertura rivolta sul lato della vita cittadina. Un'ulteriore ricchezza, questa, per questo già prezioso sito che, accanto a Villa Adriana e Villa d'Este (siti Unesco), rappresenta motivo di rivalutazione dell'intera zona romana della Tiburtina e che nella sua struttura si fa modello da seguire per molti altri luoghi del paese. Di questa opinione e' il direttore generale di Arcus S.p.A., Ettore Pietrabissa che, a margine della conferenza stampa, ha dichiarato all'Adnkronos Cultura, la sua idea di Arcus come "società - ha detto - attiva nel recupero del patrimonio artistico, archeologico e culturale nazionale". E' cosi' che nel sito archeologico di Luni, vicino La Spezia, Arcus sta realizzando con il sostegno dell'Anas, un ponte-passeggiata che dall'area di servizio della Livorno-Genova, giunga sul sito permettendo ai viaggiatori di visitare uno dei centri di civilta' romana piu' interessanti d'Italia. Arcus come un "arco, un punto di unione - ha concluso Pietrabissa - che contribuisca, dove possibile, a fare dell'oggetto culturale che si lascia guardare, un soggetto di una cultura dello sviluppo".
Tivoli, torna un tesoro per Villa Gregoriana
Il Tempio di Vesta, restaurato dopo un lungo e complesso processo, è stato riportato al suo splendore originario. Il restauro, finanziato con 2,1 milioni di euro, è stato realizzato grazie alla collaborazione di numerose istituzioni, tra cui il FAI, l'ARPAI e il MiBAC. Il tempio, costruito intorno al I secolo a.C., è una delle ultime costruzioni di templi circolari e rappresenta una delle opere più importanti del Grand Tour. Il restauro ha coinvolto decine di restauratori e tecnici, che hanno lavorato per due mesi per riportare il tempio al suo splendore originario.
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