UNA segnalazione anonima indirizzata alle soprintendenze dei beni storici e artistici, al direttore regionale Antonio Paolucci, a Italia Nostra e alla Procura, riapre il caso del restauro delle scuderie della Villa Medicea di Poggio a Caiano. La soprintendente ai monumenti Paola Grifoni, dopo aver esaminato la denuncia e ripercorso l'iter del recupero, l'altro ieri ha firmato una raccomandata per chiedere il blocco dei lavori. Uno stop motivato non tanto dalle irregolarità denunciate di una struttura in cemento armato per «locali tecnologici» che sorge fuori terra dall'edificio storico, quanto - spiega Grifoni- «dal fatto che sono stati avviati i lavori senza darne comunicazione alla soprintendenza, come previsto dalla legge». L'intervento di recupero degli spazi di proprietà del Comune di Poggio a Caiano, prevede l'uso delle scuderie della «fattoria ideale» di Lorenzo il Magnifico per sale convegni, spazi espositivi, la biblioteca comunale l'ufficio cultura al piano terreno, mentre il piano superiore dovrà ospitare un relais-chateau di 40 appartamenti. Del progetto, firmato dall'architetto Franco Purini e associati (recupero del costo di 3,5 milioni di euro, il 60 da fondi europei) se ne parla dal '96-'97: progetto tra l'altro approvato dall'allora soprintendente ai monumenti Mario Lolli Ghetti, come ricorda il sindaco di Poggio a Caiano Silvano Gelli, a dir poco sorpreso per il provvedimento della soprintendenza. «Il progetto generale è stato discusso e approvato a suo tempo e siamo andati avanti con i dettagli esecutivi - osserva il sindaco -. Improvvisamente la soprintendenza si accorge delle nostre carenze di comunicazione, senza mettere in conto le proprie lentezze e le tante nostre richieste a cui non ha mai riposto. Così si blocca un cantiere e si perdono soldi delle casse del Comune, grazie alla segnalazione di presunte irregolarità di quella che i tecnici chiamano "lama tecnologica", ossia la struttura per gli impianti, gli ascensori e i bagni, che per forza non poteva che essere una nuova struttura in cemento». Tant'è, di fatto sia il direttore regionale Paolucci che la soprintendente Grifoni vogliono vederci chiaro. E controllare se, dice Grifoni «tutte le lunghe e meticolose prescrizioni fatte al recupero nel 2003 dal funzionario della soprintendenza Gabriele Nannetti sono state prese in considerazione nell'esecuzione dei lavori, iniziati appunto senza darne comunicazione al nostri uffici e quindi senza consentirci di seguirli».