A inizio giugno è stata annunciata la proroga. Applicate le tariffe del 1998 con l'adeguamento Istat. Pochi comuni hanno chiesto i canoni demaniali quadruplicati II comune di Follonica, nella Maremma toscana, ha tagliato la testa al toro: quest'anno ha deciso di applicare l'aumento del 300 sui canoni demaniali per le spiagge. La proroga dell'entrata in vigore del quadruplicamento al 30 settembre, annunciata a inizio giugno dal ministro del turismo Francesco Rutelli, non è arrivata in tempo; oggi, intanto, approderà alla camera un emendamento del relatore di maggioranza per l'ulteriore slittamento a fine ottobre. «Avevamo già effettuato la riscossione, a marzo la proroga non era ancora in vigore», osserva Gabriele Lami, dell'ufficio patrimonio, «anche l'anno scorso avevano richiesto l'aumento, ma il differimento arrivò prima della scadenza dei pagamenti. Inoltre, lo scorso aprile una circolare dell'Agenzia del demanio regionale (emanazione della direzione centrale, ndr) informava che era in vigore l'aumento del 300». Il provvedimento, peraltro, è stato mitigato dall'applicazione di quanto già previsto dalla normativa nazionale: gli imprenditori balneari non pagano le tasse per l'intero armo, ma soltanto per il periodo di occupazione delle spiagge. Una versione stagionale che permette, grosso modo, di contenere l'incremento effettivo al 100-150. Ad addolcire la pillola contribuisce anche il fatto che i 38 stabilimenti di Follonica si trovano quasi tutti nella fascia C, quella con le tariffe più basse che riguardano le aree di minore valenza turistica. «Sono vecchie strutture», commenta Lami. Che, comunque, frutteranno alle casse dell'erario circa 160 mila euro, mediamente intorno a 4.210 euro a stabilimento. Quello di Follonica, secondo diversi funzionari regionali interpellati, è un caso isolato. Luca Parodi, dirigente della regione Liguria, spiega che qualche comune potrebbe aver applicato la maggiorazione nel periodo di attesa della proroga, specialmente nell'atto di rilasciare una nuova concessione, ma si tratterebbe di casi sporadici. In Emilia Romagna, chiarisce il dirigente Valter Verlicchi, c'è attesa per capire come evolverà la situazione; in caso di aumento del 300, comunque, sulle aree scoperte il canone sarà pagato solo per i mesi di effettivo utilizzo del bene demaniale, mentre le strutture come i ristoranti pagheranno per tutto l'anno. Quasi ovunque, finora, lungo gli oltre 7 mila chilometri di coste sono stati applicati i canoni esenti da quadruplicamento, rivalutati annualmente in base all'indice Istat. Si tratta di tariffe stabilite dal decreto ministeriale 342 del 1998, che prevede la suddivisione in tre fasce (A-B-C) a seconda dell'alta, normale e bassa valenza turistica. In realtà molte regioni, per neutralizzare l'impennata dei canoni, già da tempo hanno declassato le spiagge in fascia C. Quest'anno, per le aree scoperte, si pagheranno 2,2 euro al metro quadrato occupato per la categoria A; 1.09 euro per la B; 0,85 euro per la C. Per un'area occupata da impianti di difficile rimozione, gli importi sono: 4,88 euro in categoria A; 2,44 euro in B; 1,21 euro in C. Ancora, per aree occupate da pertinenze demaniali marittime si verseranno rispettivamente 9,19 euro, 6,13 e 3,69 euro. A questi importi vanno aggiunte le addizionali, che molte regioni applicano: per esempio, il 15 nel Lazio; il 10 in Liguria e in Campania; poco più di 2 euro al metro quadrato in Sardegna. Somme che servono sia per le pratiche burocrati-che legate alla riscossione e all'aggiornamento delle concessioni, sia per la manutenzione delle spiagge. In Sicilia, dove gli importi da versare sono più bassi e si pagano in base alla superfici occupate, è in via di definizione una riforma che introdurrà la suddivisione per tipologie turi-stiche (A-B-C), con aumenti che andranno dal 5 al 10. Dunque, nella media nazionale, uno stabilimento balneare in fascia C di 1.000 metri quadrati, per quanto riguarda la spiaggia, paga (senza addizionale regionale) circa 850 euro all'anno. Per quanto riguarda invece i prezzi pagati dai bagnanti in spiaggia, possono variare molto da città a città o da regione a regione, ma sono abbastanza omogenei nelle singole località, in quanto frutto della mediazione delle associazioni, dei consorzi o delle cooperative che raggruppano i balneari. Quest'estate, in Emilia Romagna, si pagherà mediamente, per due lettini e un ombrellone, 14-15 euro al giorno, con qualche impianto che si spingerà fino a 20 euro. A Loano, in Liguria, si va da 12-13 euro per la bassa stagione a 25-30 euro in luglio e agosto; ma c'è anche l'alternativa più economica dello stabilimento comunale, dove si pagherà da 12,90 euro di maggio e settembre a 15,50 di luglio e agosto. In ogni caso, date le cifre in gioco, difficilmente i turisti sopporterebbero forti rincari: neppure l'incremento dei canoni demaniali potrebbe giustificarli ai loro occhi.