Anche se i suoi pregi e i suoi valori sono ben altri e ben maggiori che quelli finanziari, talora la cultura si sposa con l'economia; e riesce perfino a fornire degli utili, ad assicurare dei guadagni. Ieri, a Roma, sono stati spiegati due di questi eventi, che hanno avuto come protagonisti il Fai, Fondo Ambiente Italiano, e le Scuderie del Quirinale. Il primo, ha concluso il restauro del Tempio di Vesta, alla Villa Gregoriana di Tivoli, che ha ottenuto in concessione dal Demanio. E Marco Magnifico, amministratore delegato dei sodalizio, racconta che «dei 36 beni di cui ci occupiamo, 17 regolarmente aperti al pubblico, Villa Gregoriana è il solo ad essere in attivo; accompagnato talora, ma quando il mare è tranquillo nei fine-settimana, da San Fruttuoso. La Villa, in sei mesi, ha calamitato 60 mila visitatori; 100 mila finora, da quando l'abbiamo riaperta; e gli introiti hanno compensato pienamente le spese». «Anche la mostra di Antonello da Messina ha ripagato i suoi costi», spiega invece Giorgio Van Straten, che presiede la Azienda speciale Palaexpo, del Comune di Roma, incaricata anche delle Scuderie del Quirinale: «A parte quella che, a Brescia, è stata dedicata a Van Gogh e Gauguin, che però è rimasta aperta per quasi sei mesi, la rassegna del maestro di Messina è la più visitata in Italia nell'ultimo triennio ed ha "staccato" 318.558 biglietti, in media oltre 3.000 al giorno». Non solo: ma è stato venduto un catalogo ogni 12 visitatori («con quelli distribuiti da un settimanale, siamo a più di 60 mila copie vendute», precisa Rossana Rummo, che è il direttore generale), e, nella storia della Scuderie, la mostra è seconda soltanto a quella inaugurale, dedicata ai capolavori impressionisti dell'Ermitage, a cavallo tra il 1999 e il 2000. Insomma, due consuntivi di tutto rispetto. Ma ritorniamo ancora a Tivoli, a Villa Gregoriana, al Fai. Giulia Maria Crespi, che lo presiede, racconta: «Per noi, prendere in gestione il complesso è stata una grossa scommessa. Non speravo che avrebbe dato esiti come questi. Quando ho visto che, per riaprire la Villa, si dovevano portare via cinque tonnellate di lavatrici e altro materiale, gettato in fondo al percorso, e abbiamo dovuto portare su tutto a mano, anzi a spalla, e che occorrevano gli alpinisti per diserbare le pareti dello strapiombo e fissarle, ho avuto quasi paura». Ora, aver restaurato il tempio sulla sommità dell'acropoli, «uno tra quelli antichi che gli artisti e i viaggiatori del Grand Tour hanno più spesso dipinto, e basti ricordare Van Wittel, o Hackert», dice Cesare De Seta, è un altro vanto. «Eppure, per aver profuso tanti euro là dentro, dobbiamo ancora pagarne 15 mila all'anno al Demanio: non mi sembra giusto», lamenta Giulia Maria Crespi; ed Elisabetta Spitz, direttore generale del Demanio che, dice, crede «in queste operazioni, e stiamo cercando di condurne in porto tante altre», è pronta a garantire che «anche questo problema sarà presto risolto». Alle Scuderie, invece, si preparano ad esporre le foto di Wim Wenders, dal 14 luglio alla fine d'agosto («il regista verrà per l'inaugurazione, e sulla terrazza proietteremo i suoi film»), e alla grande rassegna sulla Cina che aprirà il 20 settembre, allestita da Luca Ronconi. «A noi piace sottolineare la validità anche culturale di quell'unicum che è stata l'esposizione d'Antonello», spiega Van Straten: «Un'operazione da più di tre milioni di euro, di cui 75 mila impiegati nei restauri; è andata meglio del previsto: Antonello non è un feticcio, come gli Impressionisti, né celebre come Raffaello; ed ha avuto la concorrenza di altre grandi mostre simultanee. Il convegno internazionale che ha accompagnato la mostra non è stato, inoltre, di piccola importanza: anzi, da lì è giunta la decisione, dopo tanto tempo, di rimettere le mani su uno dei più famosi restauri, quello dell'Annunciazione di Siracusa, che da qui, andrà direttamente all'Istituto Centrale». Ad ammirare le opere del maestro di Messina, 15 stranieri ogni 100 visitatori; solo un terzo romani, gli altri un po' da tutt'Italia: «Anche con i logici benefici per l'indotto del turismo», continua Rossana Rummo, e garantisce, per ottobre 2007, il ritorno di Palazzo delle Esposizioni, dopo i restauri. A Palazzo Altemps, dove il Fai ha raccontato i suoi successi, Giulia Maria Crespi confessa che non era mai entrata, ed è rimasta stupita dal bendiddio che v'è contenuto; Elisabetta Spitz ricorda che «abbiamo acquisito anche la parte privata del palazzo: diverrà un museo dei più grandi». Talora viene da , credere che il nostro resti davvero un gran "Bel Paese".
Quando l'Arte paga
Il Fondo Ambiente Italiano (Fai) ha concluso il restauro del Tempio di Vesta alla Villa Gregoriana di Tivoli, grazie a una concessione del Demanio. Il restauro ha richiesto 36 beni, di cui 17 sono aperti al pubblico, e ha attirato 60 mila visitatori in sei mesi. La mostra di Antonello da Messina, organizzata dalla Scuderie del Quirinale, ha raggiunto 318.558 biglietti venduti, con un catalogo venduto a ogni 12 visitatori. Il Fai ha anche restaurato Palazzo delle Esposizioni, che sarà riaperto in ottobre 2007. Il Demanio deve ancora pagare 15 mila euro all'anno per il restauro del Tempio di Vesta.
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