Dai 250 ai 400 megabyte per immagine. Una definizione di altissima qualità che permette di cogliere colori, sfumature, tonalità, sottigliezze e piccole crenature che neppure l'occhio umano è in grado di percepire. Tutto ciò ripetuto per 1300 opere d'arte custodite agli Uffizi. E' lo straordinario archivio digitale dei capolavori esposti alla Galleria e realizzato dalla società giapponese Toppan Printing, insieme alla società fiorentina Centrica, che per tre anni e mezzo ha "filmato" i capolavori esposi nelle sale degli Uffizi. Il progetto si chiama "Daddi" (Digital Archive through Direct Digital Imaging) ed è stato presentato ieri nella sede di Assindustria di Firenze, dove sono intervenuti il soprintendente del polo museale fiorentino Antonio Paolucci, la direttrice della Galleria degli Uffizi Anna Maria Petrioli Tofani, il direttore di divisione della Toppan, Toshiro Masura, e l'ingegner Paolo Cappellini, responsabile del progetto per Centrica srl. L'iniziativa, che è costata 350 milioni delle vecchie lire, è frutto della più alta tecnologia italo-giapponese e ha consentito la digitalizzazione diretta in altissima risoluzione, con elevata fedeltà cromatica, di tutte le opere della Galleria, del Corridoio Vasariano e di un centinaio delle più significative opere in deposito. Il progetto è frutto della collaborazione con la Galleria degli Uffizi, la Sovrintendenza per il Polo Museale, il dipartimento delle tecnologie avanzate degli Uffizi e il Laboratorio comunicazioni e immagini del dipartimento di elettronica e telecomunicazioni dell'Università di Firenze. II risultato è un archivio digitale come pochi al mondo, che potrebbe aprire orizzonti rivoluzionari nel campo della didattica e della divulgazione artistica. Si parla addirittura di una sorta di playstation culturale, con la possibilità di interagire con le immagini. L'utilizzo è infatti dei più vari: dallo studio alla pianificazione del restauro, dalla pubblicazione tradizionale e multimediale, al merchandising. Il progetto è sviluppato in tre aree virtuali, tutte riconducibili all' età del Rinascimento: dipinti e costruzioni, dipinti e luce, dipinti e artisti. In pratica quadri e sculture sono stati ricreati al computer con immagini tridimensionali. Oltre al viaggio attraverso le sale degli Uffìzi, è stata riprodotta la collocazione originaria di alcuni capolavori della storia dell'arte. Ad esempio la 'Primavera" e la "Nascita di Venere" del Botticelli, che è possibile vedere nella sala in cui furono esposte all' epoca in cui furono dipinte. «La particolarità di questo lavoro - ha detto la direttrice degli Uffizi, Anna Maria Petrioli Tofani - è che adesso abbiamo la situazione oggettiva e immutabile di 1.300 opere. Questo significa che tra dieci anni potremo confrontare un dipinto originale e la sua versione digitale, individuando eventuali deterioramenti o cambiamenti cromatici. Il primo scopo, quindi, è quello conservativo, ma non si escludono scopi di divulgazione». Per adesso, un assaggio dell'intero archivio digitale si potrà avere cliccando sul sito degli Uffìzi, dove saranno visibili alcune opere della collezione completa. Ma piano piano le immagini disponibili in rete aumenteranno, grazie anche ai sistemi di protezione del copyright, che impediscono di copiare le riproduzioni. Inoltre, non è escluso che la Toppan decida la commercializzazione, ad esempio in dvd, di una parte della collezione degli Uffizi, dietro autorizzazione e versamento dei diritti d'autore allo Stato, che resta proprietario delle immagini. «Poter disporre di questa collezione con una qualità di definizione così alta, rappresenta un'opportunità unica per la divulgazione del nostro patrimonio - ha aggiunto la dottoressa Petrioli Tofani. Credo che potrebbe essere un modo per ridurre lo spostamento di molte opere d'arte, tenendo conto che muovere un dipinto è sempre un rischio. Ciò potrebbe rappresentare un valido strumento di conoscenza, per invogliare poi il pubblico a venire a vedere i dipinti originali agli Uffizi».