Ercolano. Un giro d'affari che sotto al Vesuvio frutta ben poco rispetto ai traffici che dall'Italia si dirigono verso l'estero. Stati Uniti e Svizzera, in particolare. Ma che comunque fa scattare l'allarme: è la camorra a gestire questi interessi. E la camorra che commissiona i furti d'arte. E la camorra che organizza, che trama nell'ombra, che trae benefici, che sfrutta e che si arricchisce. Anche in questo modo. La malavita non ha certo vita facile in una zona dove le organizzazioni criminali - ma anche la delinquenza spicciola - controllano ogni genere di traffico illegale. I controlli negli ultimi anni sono aumentati, i filoni investigativi che sono nati dopo furti sacri e raid in chiese e conventi hanno portato alla scoperta di interessi per milioni e milioni di euro. Alla scoperta di "reti informative" perfettamente funzionanti. E alla scoperta dell'esistenza di categorie di "lavoratori" specializzati, come i tombaroli che quasi sempre agiscono anche su committenze legate in qualche modo alla camorra che certo non si lascia sfuggire un mercato così lucroso coli me quello del ricettazione dell'arte. «Il braccio è rappresentato dal ladro. Ma la mente è sempre e comunque rappresentato dalle organizzazioni criminali. C'è sempre la camorra dietro. E quando non c'è in partenza, ci si mette successivamente». A dirlo è l'archeologo Umberto Pappalardo, ricercatore, ex ispettore degli Scavi di Pompei ed ex direttore degli Scavi di Ercolano, che ben conosce la realtà del vesuviano. Professor Pappalardo, negli ultimi tempi sono aumentati i controlli o è aumentato il commercio illegale di reperti archeologici? «Sono i controlli ad essere aumentati. Ma non solo per "contenere" il traffico illecito qui in Italia. Già l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton formulò una legge retroattiva: per chi non fosse stato capace di dimostrare la provenienza legittima di oggetti d'arte sarebbe scattata la denuncia. Esisteva un accordo tra Italia e Usa e Grecia ed Usa, perché il traffico "in uscita" era assai più preoccupante di quello che esisteva in Italia. Per quale motivo? «Questo tipo di commercio è in crisi, in Italia ci sono milioni di anfore. Il fatto di possedere oggetti antichi è grave, è pur sempre un reato, ma non incide più di tanto sulla situazione nazionale globale. Tutt'altra cosa è invece il traffico internazionale. Il valore di un'anfora a Ercolano è diverso al valore di quella stessa anfora spedita negli States. E come comprare un'auto coreana all'estero e poi rivenderla in Italia assegnandole il triplo del valore che ha effettivamente». Ma attualmente che giro di affari esiste sotto al Vesuvio? «Come al solito il business grosso è mano alla camorra. Basta pensare al furto sacro. Il "braccio" è il ladro, ma la "mente" è costituita dalla malavita organizzata. Sempre».