Ercolano. Una vita a interessarsi e a collezionare "arte proibita". Poi la pensione, e la possibilità di godersi quel che via via aveva conquistato e poi custodito gelosamente. Il suo tesoro. Mensole da altari, un'acquasantiera, un capitello in piperno. Un tesoro che però nella sua casa proprio non poteva starci. Dopo la scoperta per T.M., 60enne professionista in pensione è scattata la denuncia. Ma questo è solo uno degli aspetti dell'operazione condotta dai finanzieri del comando provinciale di Napoli (coordinati dal colonnello Giuseppe Bottillo) in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Portici (agli ordini del capitano Sebastiano Barbato). Una operazione nell'operazione, a dirla tutta, visto che i baschi verdi sono arrivati all'abitazione del pensionato dopo una lunga e complessa attività d'indagine che aveva portato alla denuncia di alcuni pescatori di Ercolano, qualche settimana fa, sorpresi in possesso di anfore antiche di incommensurabile valore storico e artistico. Ventuno anfore, per l'esattezza. Che sarebbero finite presto in abitazioni come quella del pensionato. Che erano state strappate al mare dove erano finite dopo l'eruzione del Vesuvio - e dove probabilmente i pescatori le avevano trovate - per poi andare a fare bella mostra di sé in case di collezionisti e appassionati. E proprio nell'abitazione di uno di questi collezionisti impavidi che tutto ha inizio. In casa di una giovane coppia, a Portici, i finanzieri trovano tre antiche anfore vinarie. E' illegale, per i due sposi scatta la denuncia. Intanto si mette in moto anche la macchina delle indagini. E i baschi verdi arrivano presto alla vicina Ercolano. Dove vengono denunciati i cinque pescatori e dove viene rinvenuto il tesoro tenuto custodito dal mare per centinaia e centinaia di anni. Complessivamente sono 41 i reperti rinvenuti e sequestrati, tra anfore e vasi, reperti risalenti al III e al II secolo dopo Cristo, di origine greco-romana e punica, utilizzati - secondo la valutazione di esperti della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Pompei - a bordo di navi per il trasporto di vino. Ma evidentemente il fiuto dei baschi verdi è andato anche oltre, dopo questa prima operazione. Il giro di affari legato agli aspetti di questo tipo di commercio è enorme. Gli amanti dell'arte e i collezionisti privati sono pronti a pagare cifre enormi per portarsi a casa uno di questi cimeli a cui i pescatori o gli "esperti" di questo tipo di pesca" hanno facile accesso. Così, di controllo in controllo, nella rete degli "007" è finito anche il pensionato di Ercolano. Bicchieri, coppe, coppette. Un altare e, ancora, brocche, un'ampolla di ceramica italiota a figure rosse. Un disegno bellissimo, con il dipinto un volto femminile ancora perfettamente visibile. Diciassette reperti datati tra il IV e II secolo a.C. e in più altri 15 pezzi di interesse artistico datati tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, costituiti da mensole da altare in marmo, lastre marmoree scolpite, probabilmente provenienti da cappelle funerarie, un busto in marmo da balaustra di terrazzo, un'acquasantiera, una colonna in granito, un capitello e un busto di cristo in terracotta. «Anche di questi pezzi il denunciato non è stato in grado di giustificare il possesso in maniera plausibile - si legge in una nota diffusa dal comando provinciale della finanza - attualmente le indagini, condotte con l'intervento di personale della Sopraintendenza Archeologica di Pompei e di uno storico dell'arte della Sopraintendenza ai Beni Architettonici ed al Patrimonio storico-artistico ed Etnoantropologico di Napoli e provincia, mirano a stabilire se si tratti di oggetti trafugati da chiese o comunque provenienti dal mercato nero delle opere d'arte». Le indagini, dunque, non si fermano qui. E già nelle prossime ore gli investigatori potranno avere un quadro più preciso dell'intera faccenda: da dove provengono tutti questi reperti? Quali sono le "fonti" dalle quali sia il professionista sia i pescatori hanno attinto per venire in possesso di anfore e colonne? E che tipo di organizzazione c'è dietro? È solo un caso che la scoperta sia stata fatta solo ora? Oppure - visto che sotto al Vesuvio i controlli sono capillari - tra Portici ed Ercolano c'è un nuovo "filone" di traffico d'arte?
Ercolano. Antichi reperti nascosti in casa
A Ercolano, un professionista di 60 anni è stato denunciato per aver possesso di reperti archeologici provenienti dal mare, tra cui anfore e colonne. La denuncia è stata fatta dopo la scoperta di un tesoro di reperti antichi da parte di pescatori. I reperti sono stati sequestrati e sono stati iniziati gli indagini per stabilire se sono stati trafugati da chiese o provenienti dal mercato nero delle opere d'arte. I reperti includono anfore e colonne risalenti al III e al II secolo a.C., di origine greco-romana e punica, utilizzati a bordo di navi per il trasporto di vino.
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