C'è il museo archeologico nazionale di Cagliari: custodisce oltre centomila pezzi, dalla preistoria al Medioevo. Solo diecimila reperti sono esposti, il resto nei depositi. Con una sola cassa del magazzino - per rendere l'idea dell'abbondanza - negli Stati Uniti ci farebbero un intero museo. Di certo è uno dei più importanti del Mediterraneo, con quasi 40 mila visitatori all'anno. E c'è quello di Ortacesus, sorto nel kolkoz della Trexenta: il museo del grano, inaugurato lo scorso dicemhre. Questa terra assolata sin dal tempo dei romani è stata il granaio del Campidano e qui l'economia si è sempre basata sull'attività cerealicola. Non è un caso che la popolazione abbia contribuito a realizzare il piccolo museo in una tipica casa contadina donata dalla famiglia Serra. La curatrice è la scrittrice Claudia Meis, appassionata di tradizioni popolari: «In pochi mesi abbiamo già accolto tremila visitatori, soprattutto scolaresche», dice con giusta soddisfazione. Non è facile attirare turisti nel paese del grano e degli allevamenti degli struzzi. Come fare? Spiega Claudia Meis: «Abbiamo organizzato un percorso didattico che porta i visitatori nei laboratori del paese per scoprire i lavori tradizionali». E anche i sapori, visto che la visita si conclude con l'immancabile degustazione. Tra la collezione cagliaritana e quella di Ortacesus ci stanno altri 180 musei e siti, in maggioranza appartententi agli enti locali e gestiti da cooperative. Gli statali sono appena sei. Una cinquantina sono etnografici: testimoniano l'interesse dei sardi per i costumi e il folclore locale. Sessanta d'arte e archeologia, 26 scientifico-naturalistici e 32 di altro tipo. C'è ne davvero per tutti i gusti. «Troppi», sostiene Giovauni Sistu, docente di geografia economica nella facoltà di Scienze Politiche di Cagliari. Insieme alla ricercatrice Monica Iorio è l'autore del rapporto promosso dal Crenos: «Musei, siti archeologici e turismo in Sardegna», l'unica analisi approfondita sinora disponibile sul patrimonio dei beni culturali. Da questa ricerca partono le valutazioni e gli altri studi che hauno spinto la Regione a varare la prima legge sul settore museale. CORTE DE CONTI In verità esiste un altro rapporto: gli estensori non sono studiosi, ma giudici della sezione di controllo della Corte dei conti. Spietata la loro ricognizione, fondata sull'esame di 16 musei (4 per ogni provincia): «dimensione medio-piccola, scarsità di risorse finanziarie, proliferazione incontrollata di iniziative in assenza di un progetto regionale di ampio respiro». E in aggiunta una censura alla Regione (si riferisce agli anni 2000-2003, giunta centrodestra): «mancanza di coordinamento tra i vari assessorati regionali nella programmazione degli interventi e nell'erogazione dei finanziamenti, scarsa capacità promozionale». Infine i giudici contabili rilevano la distanza tra la qualità dei servizi dei musei sardi e gli standard minimi di funzionamento definiti dal Ministero. Da questi rilievi e dall'indagine svolta dagli esperti del Crenos è partito lo studio che ha portato al disegno di legge 223 approvato dalla Giunta Soru lo curso aprile.. DISTRIBUZIONE. Ma qual è l'attuale situazione? «La nostra indagine, svolta nel 2004 con dati del 2003, prende a campione 56 musei e 29 siti» affermano Giovanni Sistu e Monica Iorio: «L'analisi della distribuzione geografica delle strutture evidenzia una sostanziale disomogeneità territoriale. Prevale la provincia di Cagliari (43,4 per cento dei musei e 34.5 dei siti), su quella di Nuoro (21,7 e 39,7), seguite da Sassari (21 e 17,2) e Oristano (14 e 8,6). Questo quadro si spiega con la storica centralizzazione dell'apparato museale statale e con la più rapida valorizzazione dei siti vicini alle aree più popolate». «Lascia perplessi - aggiungono - il ridotto contributo di Sassari e di Oristano, mentre la crescita dell'offerta nella provincia di Nuoro è determinata dal processo di valorizzazione delle zone interne». SQUILIBRIO. Il turismo culturale è legato a doppio nodo al popolo dei vacanzieri che sbarcano sulla costa. «Emerge un assetto territoriale fortemente squilibrato» riprende Monica Iorio: «Appena il 23 per cento dei siti polarizza oltre il 70 per cento dei visitatori. Abbiamo la conferma della dipendenza dell'intero sistema dal turismo costiero sia per il territorio che per il periodo». L'insieme dei siti costieri a vocazione turistica (escludendo Cagliari e Sassari) richiama 439 mila visitatori, pari al 41,9 per cento del totale regionale. «Parallelamente - afferma Monica Iorio - la dinamica mensile dei visitatori coincide con quella degli arrivi turistici. Dunque, il turismo culturale dell'isola non riesce ad attrarre flussi autonomi di turisti». STAGIONALITÀ. Nei mesi di bassa stagione turistica la proporzione degli arrivi turistici coincide con quella dei visitatori dei musei e dei siti. Nei mesi di punta (luglio-agosto) con l'impennata dei vacanzieri sulle spiagge si registra anche il picco delle visite ai beni culturali. Niente di nuovo, se non la conferma con rilevamenti statistici di quanto da anni si dice (senza poi fare nulla) durante i tanti convegni. «Il turista viene in Sardegna per il mare, ma poi va a vedere anche i musei», rileva Giovanni Sistu: «Il fenomeno è evidente quando si tratta di località molto frequentate, come Alghero e Pula, dove coincide la scansione mensile degli arrivi turistici e delle visite ai siti. Ad aprile e maggio invece diminuisce la proporzione di arrivi nientre aumentano le visite ai monumenti: è l'effetto del turismo scolastico». Il mese nero risulta giugno: terminano le scuole e non è ancora cominciato il flusso dei vacanzieri. L'analisi dei dati mostra una preoccupante tendenza alla contrazione delle visite nelle istituzioni statali, mentre sembra crescere l'interesse per le strutture degli enti locali o private. I dati elaborati dai due ricercatori si riferiscono a tre anni fa, ma il quadro generale è più o meno immutato: «Il numero complessivo è difficilmente quantificabile in quanto si modifica in continuazione per l'effetto di chiusure per lavori o di nuove aperture», sottolinea Sistu. Manca invece un rapporto ufficiale con le cifre dei visitatori. VISTATORI Secondo i dati raccolti dal nostro giornale il compendio Garibaldino di Caprera (di proprietà e gestione statale) resta saldamente in testa alla graduatoria dei musei sardi, ma è in costante calo: dai 133 mila visitatori del 2003 si è scesi ai 110 mila dello scorso anno. Perdono visitatori Barumini (da 76 a 72 mila), Santa Cristina di Paulilatino (da 38.700 a 36 mila), il castello cli Sanluri (da 13 a 10 mila), Tiscali (mille in meno) e il museo nazionale Sanna (da 23.215 a 17.591). Stazionario il nuraghe Losa di Abbasanta: 20 mila presenze. Oscillano sensibilmente i dati dei tre musei civici cagliaritani per l'effetto di particolari mostre che hanno richiamato un grosso pubblico oppure per la chiusura per lavori. Si nota l'exploit dei musei nuoresi con il Man (da 17.595 a 27 mila) e dell'Etnografico (da 50.726 a 65mila). E il balzo di Nora-Pula che da 68 mila passa a 73.679 superando Tharros-Cabras (72.950). Le prime dieci strutture visitate da almeno 10 mila persone concentrano da sole il 78 per cento del totale ed esprimono un sistema polarizzato su nove località (Caprera, Castelsardo, Torralha, Sassari, Alghero, Paulilatino, Abbasanta, Tharros, Dorgali, Nuoro, Cagliari, Pula). Il resto, rappresentato da musei di ogni genere, raccoglie le briciole.