FIRENZE. Lo stipendio di Antonio Natali, 54 anni, origini piombinesi, neo direttore degli Uffizi è diventato un caso nazionale. «Scandalosamente basso», lo definisce Andrea Marcucci, neo sottosegretario ai Beni culturali. Si tratta di 1.600 euro al mese per dirigere uno dei musei più famosi e importanti al mondo: oltre 7mila visitatori al giorno e circa 250 addetti. «Una grande impresa culturale che dà lustro ma anche ricchezza a Firenze e alla Toscana perché molti turisti arrivano da noi proprio per vedere gli Uffizi», spiega Anna Maria Tofani Petrioli, direttrice del museo dal 1987 al 2005. Perché il direttore degli Uffizi prende così poco? La ragione è semplice: si tratta di una carica che esiste solo sulla carta. «Il direttore del museo è un dipendente del ministero dei Beni culturali e il suo stipendio è rapportato non all'incarico ma ai livelli retributivi. Natali è un funzionario di nono livello e quello è lo stipendio», spiega un funzionario dell'ufficio personale degli Uffizi. Il quale aggiunge polemico: «Vi meravigliate? Sapete quanto prendo io dopo 30 anni di servizio? La modestia di 1.300 euro al mese». Aggiunge Stefano Bianchi, segretario della Funzione pubblica della Cgil: «L'usciere degli Uffizi prende mille euro. Certo, non è il direttore ma se qualche visitatore sfregia un quadro rischia grosso». Prima conclusione: tra gli statali i dipendenti del ministero dei Beni culturali sono generalmente i peggio pagati e di gran lunga, spiega Bianchi. Quelli del Tesoro prendono di più, ad esempio. Uffizi uguale altri musei. Seconda conclusione: per lo Stato non contano le funzioni svolte dai dipendenti ma i loro livelli. Per cui uno di nono livello prende lo stesso stipendio a prescindere dall'incarico che svolge. Per capirci, o che uno diriga gli Uffizi o un piccolo museo statale la busta paga non cambia. Natali guadagna quanto un nono livello che ha la responsabilità di un museo da dieci visitatori al giorno. Oltre il nono livello c'è quello dei dirigenti. La Petrioli Tofani, oggi in pensione, prendeva 2mila euro al mese, riferisce. Anche se in genere i dirigenti contrattano il loro stipendio. «Che cosa mi ha spinto a dirigere gli Uffizi per tanti anni per così pochi soldi? La passione. Quando ci pensavo mi deprimevo. Avevo in mente quanto prendevano i miei colleghi di Londra o di Parigi. Poi però si tira avanti, il lavoro incombe e una non pensa più alla busta paga». La Petrioli Tofani aggiunge che alla fine il problema non è neppure quello del basso stipendio ma dell'autonomia dei musei. «Per rendere più funzionali ed efficaci musei come gli Uffizi bisogna renderli autonomi. Solo così possono diventare anche un motore economico per una città o una regione. In questo quadro un direttore deve essere pagato per le responsabilità che ha ma sopratutto per il rendimento», spiega l'ex direttrice degli Uffizi. Il problema dei bassi stipendi non riguarda solo i musei statali ma anche gli archivi e le soprintendenze: «I contratti sono fermi da anni e diciamo no a qualsiasi ipotesi di moratoria», fa sapere Bianchi. Che ovviamente difende lo stipendio dell'usciere come quello del direttore (nel caso degli Uffizi la differenza è di 600 euro). Stipendi nei musei privati. Ma il caso-Natali non riguarda solo i musei statali. Al Pecci di Prato, la cui proprietà è mista, Comune-privati, l'ex direttore Daniel Soutif percepiva uno stipendio lussuoso - 120mila euro l'anno - ma quando è diventato sindaco Marco Romagnoli è stato subito licenziato. Al suo posto è stato nominato un dipendente del museo, Stefano Pezzato, che prende uno stipendio in linea con quello di Natali. Il Comune deve risparmiare e i primi ad essere tagliati sono i soldi per la cultura. Una tendenza generalizzata. Anche gli enti culturali che dipendono dalla Regione sono i più sacrificati rispetto ad agenzie e società varie. Ad esempio il presidente della fondazione Mediateca regionale prende uno stipendio annuo lordo di 12.848 euro, quello della fondazione Orchestra regionale 2mila euro in più mentre il vice presidente del Metastasio di Prato (di nomina regionale) supera di poco i 18mila euro.