L'arte contemporanea non è più la cenerentola del Ministero dei Beni culturali. Prova ne è che la Direzione generale per l'architettura e le arti contemporanee ha a disposizione un fondo per acquistare opere. «Erano trent'anni che lo Stato non comprava gli artisti contemporanei - commenta il direttore della DARC Pio Baldi - stiamo finalmente colmando un'incredibile lacuna». I primi risultati di questa campagna acquisti, iniziata grazie a una legge del 2001, si possono vedere a Roma in tre mostre. I lavori per la costruzione del nuovo Maxxi, il Museo per le arti del XXI secolo, progettato da Zaha Hadid termineranno entro il 2005. Ma intanto l'istituzione ha già una sua collezione permanente che presenta negli spazi prowisori. «Non è che l'inizio di quella che speriamo sia una grande raccolta - spiega Paolo Colombo che dirige la struttura - intanto abbiamo voluto proporre uno sguardo sull'arte a 360». Infatti compaiono fotografie e installazioni, dipinti e disegni, video e sculture. E la dimensione temporale dell'esposizione è ampia: si va da uno storico Achrome di Manzoni alle opere di giovani interpreti come Pintaldi e Pessoli. In mezzo ci sono artisti italiani e stranieri di diverse generazioni: un potente Igloo di Mario Merz del 1984 è accanto a un prezioso dipinto a foglia d'oro di de Dominicis del 1992, che forse è l'opera più bella. Fuori dai nostri confini, ma di ispirazione italiana, è il video che William Kentridge ha dedicato a La coscienza di Zeno di Svevo. E poi ecco le sagome nere di Rara Walker e il disegno in punta di matita di Nikos Baikas, gli orizzonti fotografati da Elina Brotherus e il ricamo su tela di Michael Raedecker. Nonostante le diverse provenienze, tutte queste opere sembrano obbedire ad un medesimo criterio stilistico, quello della leggerezza e della grazia. Niente kitsch né trash, né eccessi di nessuno genere. Anche il Maxxi Architettura pensa alla sua raccolta. Dopo aver acquisito gli archivi di protagonisti come Scarpa, Rossi e Del Debbio, Margherita Guccione, che dirige il Servizio architettura e urbanistica, ha pensato a una ricognizione sul territorio e l'ha affidata a 30 fotografi. Ci sono grandi maestri dell'obiettivo, da Berengo Gardin a Jodice a Basilico accanto a figure emergenti come Mariniello e De Pietri. I loro scatti, eseguiti in diverse zone d'Italia, si concentrano sul degrado come volessero mostrare un'emergenza. Anche il fotografo Biasiucci, presente nella terza esposizione divisa tra l'Istituto nazionale per la grafica e Palazzo Poli, sembra prefigurare una specie di catastrofe. Le sue opere buie e inquietanti fanno quasi da contraltare ai colorati Cartelli della storica galleria romana La Tartaruga. Dipinte tra il 1955 e il 1968 dagli artisti che gravitavano intorno al gallerista Plinio De Martiis (da Schifano a Burri, da Scarpina a Twombly, da Kounellis a Mafai) queste incantevoli carte, aggiudicate da Serenita apapaldo e Luigi Ficacci alla collezione dell'Istituto per la grafica, conservano il sapore di una Roma scomparsa.