Un complesso le cui primissime pietre risalgono all'epoca etrusca, un «castrum» che nell'Alto Medioevo - anno 929 - fu posto sotto la giurisdizione del vescovo di Volterra, poi, tra il 1353 e il 1496, diventato un convento e, a prima metà dell'Ottocento, trasformato in carcere. Dal 23 giugno 1982, sotto vincolo in quanto bene storico-artistico. Dal 1992, svuotato da guardie e detenuti. A San Gimignano, sotto gli occhi dei settemila cittadini, ma anche dei tre milioni di turisti che visitano annualmente la cittadina del Senese, è questo l'edificio inutilizzato e, di mese in mese, a rischio crescente di degrado: non un edificio piccolo e appartato, perché il convento di San Domenico, è di questo che si tratta, con un'area di dodicimila metri quadrati copre l'otto per cento dell'intero centro storico. L'otto per cento di quel cuore antico della cittadina che l'Unesco ha dichiarato patrimonio dell'umanità. Ex-convento compreso. Dietro le quinte, quale vicenda si sta svolgendo? Una storia che contrappone l'amministrazione centrale - l'Agenzia del Demanio - a chi a San Gimignano ci vive e a chi la governa, e una storia che registra l'ennesima, stordente assenza del ministro per i Beni e le Attività Culturali e dei suoi vice. Dunque, nel '92 la struttura carceraria, mai ben accolta dagli abitanti nel centro cittadino, trasloca. San Gimignano, in teoria, ha a disposizione della collettività un nuovo spazio. Ma qualcuno, qualche anno dopo, spiega che la pensa diversamente: l'Agenzia del Demanio, proprietaria dell'edificio, ritiene che anziché diventare di tutti, l'ex-convento debba restare di alcuni. Non più monaci, non più carcerati: ora turisti facoltosi. Esamina, infatti, la proposta di una cordata di imprenditori, la cui società ha sede a Kuala Lumpur, che vogliono ottenere la concessione d'uso per trasformare l'edificio in albergo di lusso e mega-parcheggio. L'offerta della cordata risale al 1998-99 e, in via verbale, il sovrintendente di Siena dell'epoca si dice non contrario all'operazione. Il Comune, dal quale dipende la destinazione urbanistica, comincia a esaminare la questione. È la nuova giunta comunale, insediatasi nel 2001, a dire «no grazie». Anche perché nel frattempo, negli ultimi mesi del governo dell'Ulivo, è stata approvata una legge che consente agli enti locali di costituire società miste con privati per utilizzare beni di proprietà demaniale. E il Comune vuole, sì, «valorizzare» il San Domenico, ma a suo modo: vuole che ogni spazio estemo sia di libero accesso e uso per la popolazione, al chiuso vuole realizzare un teatro e, per ciò che concerne l'ingresso commerciale dei privati, pensa piuttosto a un ristorante. Al ristorante, spiegano, i sangimignanesì possono andarci, mentre l'albergo per loro sarebbe praticamente off limiti. E la nuova sovrintendenza di Siena è d'accordo, ora, su questa linea. Ma l'Agenzia del Demanio no: o l'hotel con parcheggio o niente. Così in Comune si comincia la raccolta di firme, si lancia l'appello sottoscritto da trenta parlamentari bipartisan e, ieri mattina, parte una lettera all'Unesco, perché mandi degli ispettori. E intanto, in undici anni di inattività, il convento di San Domenico si sfascia... Dicevamo dell'assordante silenzio del ministero di via del Collegio Romano. Il sindaco di San Gimignano, Marco Lisi, in missione a Roma c'è venuto un paio dì volte. Ha parlato - brevemente - col ministro Urbani. Ha parlato con il sottosegretario Bona, che ha la delega per i beni nostri tutelati dall'Unesco. Dopodiché non ha ricevuto né un rigo, né una telefonata. Niente. Ma si sa che il ministro Urbani di fronte al collega Tremonti diventa invisibile. E l'Agenzia del Demanio è sotto la vigilanza di quale dicastero? Del ministero dell'Economia.