Siti tenuti aperti o direttamente gestiti da associazioni che operano in convenzione e devono formare gli iscritti A confermare il contributo del volontariato allo sviluppo economico nazionale, c'è la sua presenza in un settore strategico come quello dei beni culturali. Ne è convinta, ad esempio, Anna Maria Buzzi, dirigente generale del ministero dei Beni culturali, che proprio del volontariato in questo settore si occupa. «Sono 140 precisa le associazioni convenzionate con il ministero e 1.500 i volontari che operano nelle strutture statali». Nessuno, invece, ha provato a fare un calcolo attendibile del numero dei volontari presenti nei musei e nei siti locali, che sono moltissimi. L'impegno non deve portare a sostituirsi alle istituzioni. «Perciò i nostri ruoli sono di denuncia, sensibilizzazione, valorizzazione, fruizione», puntualizza Clelia Arduini, segretaria di Archeoclub, associazione che ha 250 sedi sul territorio e 15.000 iscritti. «Se è vero che l'Italia è un museo diffuso aggiunge Mauro Del Corso, presidente della Fidam (Federazione italiana Associazioni amici dei musei), cui fanno capo 100 associazioni che raccolgono 30mila volontari il nostro obiettivo è farla diventare un museo consapevole». « In sinergia. La parola chiave, spesso, è collaborazione: per tenere aperti i siti o, in altri casi, addirittura per gestirli. Volontari che sorvegliano la sale, aperture speciali, in alcune occasioni, di beni che altrimenti resterebbero invisibili. Visite guidate, incontri con le scuole, pubblicazioni. E poi il contributo al progetto «Per una cultura senza barriere», che il Ministero ha lanciato da un paio d'anni per permettere anche ai disabili di poter godere dei musei o delle aree archeolo-giche («siamo passati dal 41 al 56 dei musei e dei siti accessibili», specifica Anna Maria Buzzi). Ed esperienze come quella dell'isola del Lazzaretto a Venezia o del parco delle Mura a Verona: le associazioni che li hanno recuperati (rispettivamente Archeoclub e Legambiente) li hanno ora in gestione. Per non parlare del Fai: il Fondo per l'ambiente italiano ha 70mila aderenti e custodisce sotto la propria tutela 36 beni di alto valore. Lavorare in questo ambito non è facile. Tanto per cominciare, richiede un grosso impegno nella formazione, inoltre implica una gestione non sempre semplicissima dei rapporti con le istituzioni dei beni culturali. Le organizzazioni devono stipulare, con le soprintendenze o con gli archivi o le biblioteche, una convenzione in cui viene definito il progetto e di cui viene poi data informazione alle organizzazioni sindacali (il volontariato non può coprire la carenza organica, ma solo svolgere servizi aggiuntivi). È evidente, però, che tutto si gioca sul contatto tra volontari e responsabili delle istituzioni. «Con alcuni abbiamo un rapporto spedito, con altri è un po' più difficile rileva Del Corso . Il nostro ruolo è di supporto, ma rivendichiamo il giudizio critico». Il problema si fa sentire, anche se, dice Anna Maria Buzzi, «bisogna riconoscere che dai tempi in cui la presenza dei privati era quasi demonizzata, c'è stata una grande evoluzione». E Valorizzazione. Valorizzare i beni è l'obiettivo a cui lavorano più o meno tutte le associazioni, perché «quello che distrugge il patrimonio è l'indifferenza», come dice Federica Sacco, funzionario di Legambiente. L'associazione, che in questo specifico campo mobilita circa 800 volontari, ogni anno Legambiente lancia la campagna Salvalarte, con il duplice obiettivo di segnalare le emergenze monumentali più a rischio e promuovere anche i beni cosiddetti "minori". La "denuncia" dei siti e dei beni abbandonati, del resto, è il punto di partenza per molti progetti. Per questo alcune associazioni compiono anche pazienti lavori di censimento: lo fa, per esempio, Archeoclub che, inoltre, mette a disposizione delle amministrazioni locali esperti e "saggi" in grado di offrire consulenze qualificate. » Restauri. L'attività dei sodalizi punta anche a a sensibilizzare la popolazione e le autorità competenti, per svolgere tra l'altro operazioni di raccolta fondi finalizzate a lavori di restauro. Gli esempi sono innumerevoli: negli ultimi anni l'Associazione Amici dei Musei di Pisa ha portato alla città un milione e mezzo di euro per il restauro del Museo nazionale di palazzo Reale e della Chiesa di San Silvestro, e a Milano ha comperato da un privato e donato al Museo Poldi Pezzoli il «Ritratto di cavaliere in nero» di G.B. Moroni. L'anno scorso Legambiente ha ottenuto dal Monte dei Paschi di Siena i finanziamenti per restaurare 4 codici quattrocenteschi dell'Archivio storico di Montepulciano, mentre è riuscita ad ottenere finanziamenti europei per il restauro della Chiesa di San Pietro Barisano a Matera.