POLEMICA NUOVA PUNTATA NELLO SCONTRO TRA FONDAZIONE CENTRO STUDI ALFIERIANI E GIUNTA COMUNALE SUI LAVORI AL PALAZZO Chiesti chiarimenti sul giardino e la decisione di spostare il busto del trageda Nuova puntata nella polemica tra Fondazione Centro studi alfieriani e Comune a proposito di alcune decisioni della giunta in merito alla riapertura di casa Alfieri. In particolare dello storno di fondi per risistemare il giardino, con il conseguente spostamento del busto del trageda (proprietà della Fondazione) dal centro del cortile in uno spazio laterale. Al proposito il presidente della Fondazione Guido Davico Bonino aveva inviato una lettera aperta al Sindaco cui erano seguiti polemiche, chiarimenti e, sostanzialmente, un «nulla di fatto». I giochi però sono ancora aperti e sulla questione ora interviene la Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e etnoantropologico del Piemonte, con una lettera, meno sanguigna di quella di Davico Bonino, ma non meno problematica indirizzata al sindaco, e firmata del soprintendente Carla Enrica Spantigati. La Soprintendenza esprime «il più vivo stupore davanti a quanto segnalato, anche alla luce del lavoro svolto in questi mesi, per competenza e tutela, da questo ufficio in collaborazione con Gianluca Kannes della Regione Piemonte, con il direttore della Fondazione centro studi alfieriani Carla Forno e con il responsabile del progetto di riallestimento, architetto Roberto Nivolo, in relazione al Progetto scientifico di riallestimento dei locali di Palazzo Alfieri, già autorizzato il 29 novembre 2005». «Il Progetto - ricorda Davico Bonino - fu deliberato dal Direttivo della Fondazione l'8 ottobre 2005; dal cda il 20 ottobre e poi dalla Soprintendenza. Sulla scorta di quel Progetto, base di quello "Definitivo di riqualificazione funzionale e allestimento museale ed espositivo", elaborato dall'architetto Nivolo, a sua volta approvato, il Centro Studi ha ottenuto dalle Fondazioni bancarie e dalla Regione i contributi per il riallestimento». La nota della Soprintendenza aggiunge che «dall'analisi della documentazione sulla programmazione di lavori in Palazzo Alfieri, previsti dal Comune, questa Soprintendenza sembra ravvisare un qualcosa di non correlato tra quello che sta accadendo e le attività già programmate e approvate per il futuro del Centro Studi Alfieriani. A tale proposito si chiede di avere informazioni precise e dettagliate per assicurazioni circa gli interventi previsti». Nel merito dello spostamento del busto di Alfieri, deliberato dalla giunta comunale il 18 maggio, senza informare la Fondazione, la Soprintendenza scrive: «Si deve comunque segnalare che nulla risulta agli atti di questo ufficio per quanto riguarda una ipotetica ricollocazione del busto, peraltro di proprietà della Fondazione, operazione che deve comunque acquisire parere favorevole della proprietà e formale autorizzazione ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio». «Per quanti hanno reagito con tracotanza e spregio - commenta Davico Bonino - alla nostra allarmata segnalazione di scorrettezze, devo pertanto sottolineare come quello che è stato definito "una bega di condominio", "un colpo di teatro", "una cantonata" sia, al contrario, molto seriamente, la doverosa difesa di diritti giuridici che riguardano un ente, come il Centro studi, che ha portato da settant'anni, grazie ad Alfieri, il nome di Asti nel mondo, con lavoro tenace e impegno totale». Conclude Davico Bonino: «Non c'è altro dovere, oggi, giunti al momento del riallestimento, che quello di impegnarsi per garantirgli vita e operatività, nel rispetto della sua natura di museo, biblioteca e archivio inscindibili, centro di conservazione e ricerca, aperto alla città e al turismo». c. f. c.