Il turismo in questa cittadina ritenuta la New York del medioevo per le sue torri, che spuntano come a Manhattan, è del tipo mordi e fugg. Non si comprende, quindi, il perché l'amministrazione comunale avrebbe dovuto avallare la scelta del demanio di vendere l'ex convento di San Domenico ai privati per farne un mega albergo a cinque stelle con parcheggi auto sottoterra. Il via vai di pullman e gli sciami dei turisti lasciano già il segno nel pieno centro storico di San Gimignano. Il loro continuo viaggio in quella che parrebbe essere una sorta di macchina del tempo, non conosce sosta. Infatti, appena superi una delle porte d'ingresso delle mura di cinta, ti trovi subito indietro di centinaia di anni. Qui i Templari sembrano ancora di casa. E allora la domanda che molti cittadini si pongono è una sola: vale la pena sbancare una collina per fare un parcheggio sotterraneo, cancellare dalla memoria collettiva uno dei luoghi simbolo di San Gimignano, come è appunto l'ex convento ed ex carcere di san Domenico? Il ministero degli Interni proprietario della struttura, che occupa quasi 7,5 mila quadrati in pieno centro, attraverso il demanio pensa che sia il caso. Ritiene che solo vendendolo ai privati si possano raggranellare diversi milioni di euro per le casse pubbliche. Se questo significherà stravolgere il delicato sistema urbanistico e vaporizzare parte della storia di questa cittadina, non è che gliene freghi granché. Gli affari, sono affari. E chi meglio di questo governo sa come vanno le cose in questo settore? «Privato è diventata la parola magica. Io sono abbastanza allarmato da come vanno le cose. Sembra che l'erosione dall'interno dello Stato non risparmi più nessuno - commenta lo storico Franco Cardini - e sembra una moda diffusa: in Inghilterra il laburista Tony Blair si comporta come il liberale, a parole, Silvio Berlusconi. E non si salvano nemmeno gli Stati Uniti, con il governo Bush, che è un vero e proprio comitato di affari». Nonostante tutto la battaglia del sindaco di San Gimignano, Marco Lisi, e del comitato di cittadini che si oppongono alla vendita del convento, va avanti. Come l'appello a salvaguardia dell'ex carcere sottoscritto da famose personalità del mondo della cultura come, appunto, lo storico Franco Cardini e il sovrintendente regionale ai poli museali ed ex ministro, Antonio Paolucci: «Il che fare del convento appassiona e divide da molti anni - spiega il sovrintendente Paolucci - si era pensato di farne un albergo, la posizione del Comune è invece ostile. Ecco, io vorrei la migliore valorizzazione monumentale di questo bene. Vorrei che vivesse, che fosse reso utile, funzionante, tutelato e custodito. È il problema drammatico che noi sovrintendenti dobbiamo affrontare tutti i giorni con chiese dismesse, contrade abbandonate e con quartieri storici non più abitati».Il grido di allarme è stato raccolto dal parlamentare della Margherita e presidente nazionale di Legambiente, Ermete Realacci, che per far luce sulla controversa questione ha annunciato un'interrogazione parlamentare. «È una vergogna che il comune debba acquistare un patrimonio che gli appartiene per restituirlo alla città e sottrarlo a interessi elitari» tuona il presidente di Legambiente Toscana, Piero Barontì. Anche l'Unesco è pronta a mobilitarsi e gli ambientalisti daranno vita ad una campagna internazionale coinvolgendo intellettuali e artisti per strappare l'ex convento dalle grinfie del demanio. «Può scegliere di non scegliere lasciando ad infinitum il complesso di San Gimignano come è adesso, cioè proprietà formale dello Stato però non affidato a nessuno. Questa è una scelta possibile. Io mi auguro che non sia così». Già una volta, del resto, l'amministrazione comunale ha dovuto stoppare il tentativo di una multinazionale malaysiana che aveva già i finanziamenti di un istituto bancario nazionale per realizzare un hotel e un parcheggio sotterraneo per 300 auto. Sembrava il colpo finale, anche perché la stessa sovrintendenza senese, almeno verbalmente, aveva dato il suo okay. Come conferma l'ex sovrintendente ai beni architettonici di Siena, Domenico Valentino, attualmente a Firenze: «Se fosse stato un convento perfettamente conservato la cosa diventava più complessa. Ma in un convento come quello di San Domenico, che è stato carcere per tutti questi anni, ridotto in una condizione assurda, non vedo perché non si sarebbe potuta fare quella operazione» spiega Valentino a distanza di qualche anno. «In fin dei conti un convento era una struttura collettiva e con l'albergo non fa altro che ritornare a uso collettivo, aggiunge l'ex sovrintendente senese. «Ha ragione iil sindaco Lisi - osserva ancora Cardini - è probabile che l'attacco non si faccia tanto sulla base di quei beni che ormai sono nella lista nera. La tecnica è ormai chiara e consiste nel creare continui stati eccezionali. Ci si infila con un atto di forza, che poi una volta creato come precedente può essere moltiplicato per dieci, cento, mille. Il trend sembra essere questo». Il comune cosa vorrebbe fare di questo complesso? si chiede Paolucci: «II mercato la sua proposta l'ha fatta. Cosa si propone come alternativa?». Vuole farne un quartiere aperto alla città, con giardini pubblici di conservazione degli alberi da frutto più antichi della Toscana, un teatro all'aperto, laboratori per artisti e artigiani, uno spazio museale e un piccolo bar e ristorante. Il tutto gestito da una società mista pubblica e privata. Per farlo il sindaco Lisi è disposto ad arrivare alle maniere forti con il demanio, fino all'esproprio.