CABRAS. Il ministero dell'Ambiente non ha dubbi: la realizzazione di approdi turistici nell'Isola di Mal di Ventre, a Capo San Marco e a Funtana Meiga deve passare necessariamente attraverso il filtro della valutazione di incidenza ambientale. La Direzione per la protezione della natura ha così posto fine alla lunga diatriba tra ambientalisti e l'Area protetta del Sinis. L'hanno dunque spuntata gli ecologisti del Gruppo d'Intervento Giuridico e gli Amici della Terra, i quali hanno sempre sostenuto che "è indispensabile la realizzazione dell'intera procedura di valutazione di incidenza, considerato che l'intervento si colloca territorialmente all'interno del perimetro di un'area marina protetta e interessa un Sic, cioé un sito di interesse comunitario". La decisione ministeriale è stata comunicata l'altro ieri al comune di Cabras, ente gestore dell'Area Marina Protetta, e all'assessorato regionale all'Ambiente. La "querelle" era nata nella primavera dell'anno scorso, quando il Comune di Cabras progettò di realizzare una serie di approdi per la fruizione turistica dell'area marina protetta del Sinis-Mal di Ventre. Si trattava di un molo a Cala dei Pastori, uno nella Caletta di Capo San Marco e uno a Funtana Meiga. Ma era prevista anche una serie di attracchi con boe e gavitelli. Da una parte, quindi, si era manifestata una filosofia di fruizione turistica anche in habitat particolarmente fragili, come quello dell'Isola di Mal di Ventre, considerato un piccolo e prezioso gioiello naturalistico ricco di endemie. Dall'altra, invece, una filosofia che sostiene l'utilità della limitazione delle imbarcazioni, l'effettuazione di adeguati controlli a mare e l'imposizione del numero chiuso. Unica possibilità di approdo per i diportisti, i vecchi moli dismessi della Marina militare. In questi giorni è stato il ministero dell'Ambiente a mettere fine alla contesa, imponendo la procedura di valutazione di incidenza ai progetti dell'amministrazione comunale di Cabras. Intanto il "caso Is Arenas" è finito sul tavolo del ministro Alfonso Pecoraro Scanio che, per ora, preferisce non parlare. "Il ministro - riferiscono gli uomini del suo staff - sta valutando il dossier sul caso con molta attenzione e ha già preso contatti con la Regione Sardegna". Per Pecoraro Scanio è un'altra patata bollente. Proprio la settimana scorsa aveva infatti reso pubblici i numeri che raccontano il violentissimo conflitto in tema ambientale sviluppatosi tra l'Europa e il governo italiano di centro destra. "Sì - dicono al ministero - attualmente esistono ben ottanta procedimenti di infrazione a carico dello Stato italiano. E' una ferita gravissima nei rapporti politici e istituzionali che potrebbe avere costi altissimi per il nostro Paese". Sul fronte politico, dopo l'interrogazione presentata alla Commissione europea dalla Verde Monica Frassoni, è stata la volta di Mauro Bulgarelli. Il senatore dei "Verdi-Insieme per l'Unione" ha presentato un'interrogazione al ministro dell'Ambiente sul "caso Is Arenas". "Un vero e proprio paradiso naturalistico - dice Bulgarelli - è in procinto di essere devastato dalle ruspe per far posto all'ennesimo complesso turistico-edilizio. Un vero scempio". "Ricordo che il precedente governo - dice ancora Bulgarelli -, pur di favorire gli investimenti immobiliari in questa zona protetta, aveva cercato di eliminarla dalla lista dei siti di interesse comunitario, a dimostrazione che gli interessi speculativi su quest'area sono davvero enormi. Il governo dell'Unione ha il dovere di intervenire e di proteggere questo patrimonio inestimabile dalle mire di speculatori e affaristi, bloccando immediatamente i lavori". La parola ora passa al ministro Pecoraro Scanio e al presidente Renato Soru.