L'ex assessore della prima giunta Cuffaro aveva dato l'ok. Ora i petrolieri americani rischiano di sconvolgere l'ambiente I cow boy del Texas all'assalto della Val di Noto, attratti dal miraggio dell'oro nero e dei quattrini facili. E se le trivelle della Panther Oil - che hanno dato il via a una nuova stagione della forsennata caccia all'oro - provengono dallo stesso Stato del presidente Bush, il sud della Sicilia suscita gli appetiti di altre multinazionali: Eni, Edison, Anschuz e Sarcis. Tutte armate di trivelle e (più o meno) di permessi rilasciati dalla provvida Regione Siciliana guidata da Totò Cuffaro. La brillante idea di dare il via libera a scavi, pozzi e trivelle in un'area di grande pregio. Un'area dagli equilibri assai delicati com'è la Val di Noto - fra zone archeologiche, parchi e riserve naturali, ossia uno dei cinque siti siciliani inseriti nel Patrimonio dell'umanità dall'Unesco - era venuta a Marina Noè, assessore all'Industria della giunta Cuffaro fino al rimpasto della scorsa estate. E, dopo il rimpiazzo della Noè, nessuno si ricordò del suo decreto che autorizzava la Panther Oil a perforare in lungo e in largo questo pezzo di Sicilia. Oggi però del decreto della Noè se ne ricordano in molti. E non soltantc perché Totò Cuffaro è stato riconfermato ai timone della Trinacria, ma anche perché domani a Noto si voterà il ballottaggio per il nuovo sindaco. E il prossimo primo cittadino potrebbe decidere di entrare a piedi uniti nella querelle del petrolio ed erigere barricate, l'unica (l'ultima) arma legale per tutelare un territorio che Cuffaro e il suo Governo hanno impunemente sacrificato al business. E da queste parti il business delle trivelle non lo vuole (quasi) nessuno. Però le cose si complicano e il centrosinistra rischia d'inciampare su temi che storicamente gli appartengono. Il voto delle animinisirative dell'11 giugno, con l'"implosione" della coalizione, ha certamente risentito dell'effetto-petrolio: da un lato i cespugli dell'Unione, Prc, Verdi e Pdci, assieme al battagliero "Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas-petrolifere in Sicilia" con il loro candidato sindaco, il cui programma era tutto improntato alla difesa dell'ambiente, e dall'altro Ds, Margherita, Sdi e Italia dei Valori con l'aggiunta dell' MPA di Raffaele Lombardo che hanno continuato a sostenere la candidatura di Raffaele Leone, un liberale zanoniano approdato alla Margherita e già due volte pirma cittadino - una volta col centrodestra e un'altra col centrosinistra - che sembra favorevole alle trivellazioni, malgrado la contrarietà della coalizione. Ma al ballottaggio di domani Raffaele Leone si troverà contro il candidato del centrodestra, Corrado Valvo che del "no alle trivelle" ha fatto il suo slogan, bene in vista al primo punto del programma, una bandiera sotto cui far confluire preferenze bipartisan. "Se sarò eletto sindaco mi atterrò al programma della coalizione, che è contraria alle trivellazioni - ha detto Raffaele Leone - ma la mia opinione su questa vicenda è diversa perchè non vedo tutto questo allarme e comunque è un problema che va governato". "Come si fa a dire che non è allarmante quello che sta avvenendo - repliva Vincenzo Moscuzza del Comitato contro le trivellazioni - La Panther Oil non è venuta qui per divertirsi. Con gli scavi questo territorio sarà distrutto e con esso tutte le vocazioni agricole di qualità che ha sviluppato in questi anni. Ci costringeranno a fare le barricate. Se sarà necessario ci sdraieremo sulle nostre terre". Intanto gli uomini delle compagnie petrolifere bussano alle porte dei contadini per le offerte: mille euro all'anno a tumulo (vecchia unità di misura che può cambiare da zona a zona e che nel Siracusano corrisponde circa ad un sesto di ettaro). E, siccome servono 5 o 6 tumuli per concessione, il conto per le multinazionali non rischia nemmeno di essere salato. Ma se la gente non dovesse cedere con le "buone", le compagnie potranno optare per le vie spicce, grazie a una legge regionale ad hoc. Questo il passaggio determinante: «I proprietari o i possessori di fondi compresi nel perimetro delle concessioni non possono opporsi alle operazioni di prospezione, ai lavori di ricerca e ai lavori necessari per la coltivazione e lo sfruttamento del giacimento». Ed il gioco è fatto.