II cardinale Bernardino Spada quando nel 1632 lo scelse coma dimora propria e della sua cospicua collezione d'arte, l'aveva già in mente grandioso. E infatti nell'anno immediatamente successivo all'acquisto, fórse per manie di grandezza o forse per necessità di dare la giusta esposizione alle preziose tele che da tempo andava collezionando, iniziò grandiosi lavori di ristrutturazione con ampliamenti nei ter-ritori circostanti verso la bella via Giulia. A distanza di quasi quattro secoli il magnifico Palazzo Spada, affacciato a pochi passi da piazza Farnese, è tornato ancora una volta sotto gli occhi attenti e le mani precise dei restauratori. Questa volta, per un restauro durato più o meno un anno e che è solo l'ultimo di una serie di interventi e rimaneggiamenti che nei secoli hanno accompagnato la sua storia, a metterci le mani è stato il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che ha stanziato un fondo di circa cento mila euro e ha incaricato Gianfranco e Gianluca Pizzinelli, Barbara di Claudio e l'Impresa Francesco Graziosi, di far tornare al vecchio lustro i pavimenti in cotto delle quattro sale della Galleria e i soffitti della prima e della quarta sala. «Interventi fondamentali per garantire a questo palazzo storico il giusto e doveroso decoro - spiega Maria Lucre-zia Vicini, direttrice della Galleria e coordinatrice dei lavori che ieri sera insieme al Sovrintendente Claudio Strinati a fatto da cicerone per gli ospiti fra le stanze appena restaurate - ma che in alcuni punti, come nel caso della volta a cupola che ricopre la quarta stanza, si sono trasformati anche in interventi di carattere strutturale viste le profonde lesioni che erano state avvistate». Opera di ricerca stilistica è stata fatta per i restauri del soffitto della prima sala, detta anche "Sala dei Papi o del Soffitto Azzurro". «In questo caso infatti era stato lo stesso Bernardino Spada a sostituire il precèdente soffitto cinquecentesco con un altro ricoperto, un arazzo turchino che ri-produceya le vite di cinquanta pontefici e che da allora aveva dato il nome alla stanza. Ma nel 1777 - spiega ancora la dottoressa Vicini - in occasione del matrimonio del principe Spada con Giacinta Ruspoli di Cerveteri, il soffitto era stato sostituito con un cassetto-nato che includeva al centro lo stemma della famiglia Veralli. Il restauro di quest'anno, realizzato a vista grazie ad un ponteggio mobile che ha permesso ai visitatori di continuare a frequentare il Palazzo per tutto il tempo dei lavori, ha recuperato completamente le vivaci tonalità che risultavano offuscate da una spessa patina di sporco e ha permesso di recuperare anche le parti lignee che apparivano sconnesse a causa di profonde fenditure», (info per visitare i restauri 066780131).