Dall'acciaio al turismo: riconversione riuscita FIRENZE Dieci anni fa sembrava una scommessa. L'idea di rilanciare il comprensorio dell'entroter-ra di Piombino, diversificando le attività dalla tradizionale industria siderurgica (allora in difficoltà) al turismo culturale con la creazione di una società pubblico-privato, si" concretizzò in un progetto innovativo. Che oggi rappresenta uno dei rari esempi in questo campo. L'azienda si chiama Parchi Val di Cornia spa; gestisce sei parchi (due archeologici, due costieri e due forestali), per un totale di mille ettari, con due musei, 80 addetti e un fatturato di 2,8 milioni. L'anno scorso il bilancio è stato chiuso in sostanziale pareggio. All'interno dei parchi, che riguardano la parte archeologica etrusca, l'area delle vecchie miniere e 20 chilometri di spiaggia, operano 28 imprese che a loro volta danno lavoro a 180 persone e realizzano un giro d'affari di 5 milioni. Nella Parchi Val di Cornia, fondata all'origine dai cinque Comuni del comprensorio (Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo, Suvereto e Sassetto) più una quindicina d'imprese legate al settore dei servizi e della nautica, nei mesi scorsi sono entrati anche Provincia, Camera di commercio di Livorno, Federculture e, attraverso una gara pubblica, altri 35 operatori privati. «Non distribuiamo dividendi, ma abbiamo dimostrato di essere un motore di sviluppo e dunque siamo diventati appetibili», commenta il presidente e amministratore delegato della società, Massimo Zucconi. Fino a oggi, la Parchi Val di Cornia ha investito 25 milioni, per il 65 finanziati con fondi europei. «Questa esperienza è servita ad aiutare la diversificazione del comprensorio in un momento difficile sottolinea il sindaco di Piombino, Gianni Anselmi e si sta rivelando uno strumento efficace di collaborazione tra istituzioni e imprese». I privati controllano solo il 15 della società, ma la presenza all'interno della compagine azionaria consente loro di partecipare alla pianificazione delle politiche di sviluppo turistico dell'area. La scommessa di dieci anni fa, insomma, è stata vinta. C.PER.