L'allarme del maestro: "Finirà che dovremo persino noleggiare i frac" colloquio con Salvatore Accanto di Raccordo Lenzi Le luci sull'ultimo concerto dell'Orchestra da Camera di Padova e del Venero, con il pianista Vladimir Ashkenazy, si sono appena spente. Ma d'ora in avanti, se si riaccenderanno, dovranno essere utilizzate con estrema parsimonia. Anche questo ensemble infarti, con il caglio di quasi 400 mila euro del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo deciso dal governo Berlusconi, dovrà stringere parecchio la cinghia, se vorrà continuare a esistere. La musica è proprio in mutande, come hanno testimoniato in un pubblico concerto senza pantaloni studenti e docenti dell'Orchestra del glorioso Conservarono Pollini di Padova, un mesetto fa. Anche Claudio Abbado, davanti al pubblico del Teatro Manzoni di Bologna, ha lanciato un disperato appello: «Senza un sostegno da parte dello Stato e della Regione Emilia-Romagna, l'Orchestra Mozart rischia di chiudere». «In mutande addirittura no», sostiene il celebre violinista e direttore Salvatore Accardo, ospite fisso delle stagioni padovane, «ma certo, se non ci saranno inversioni di tendenza, gli strumentisti della mia Orchestra da camera italiana in futuro saranno costretti a noleggiare i frac». «E pensare che la mia orchestra non ha mai ricevuto alcun aiuto statale», prosegue Accardo, «grazie all'intervento di una banca. Ma ora che questa, dopo tre anni, si e tirata indietro, saranno guai seri anche per noi». Futuro incerto, dunque? «Per adesso andiamo avanti solo con i cachet. Ci scontreremo inevitabilmente contro la realtà di orchestre straniere che vengono a suonare in Italia per dei compensi molto ì bassi. E questo perché hanno la fortuna di i essere aiutate dai rispettivi governi. Le : istituzioni concertistiche nostrane, a loro : volta in difficoltà economiche, ci dicono: l "Voi magari suonate meglio, ma queste ci : costano meno" ». Per chi deve quasi tutto ai sovvenzionamenti è ancora più crisi... «Per orchestre come quelle di Padova, e sono una quindicina, la situazione diventa veramente drammatica». Al posto di Berlusconi è arrivato Prodi: cambierà qualcosa? «Il governo progressista ci ha promesso qualche intervento tangibile. Io sono fiducioso, la vita è fatta di speranze. Ovviamente non parlo a nome personale, io non ho bisogno di niente e non vorrei essere frainteso. Con le istituzioni musicali che chiudono sono soprattutto i giovani, ovvero i nostri musicisti di domani, che fanno tanti sacrifici per studiare e lavorare, a soffrire per la mancanza di questi aiuti». Il suo nuovo riferimento sarebbe il ministro alla Cultura Francesco Rutelli7 «Ancora non si è fatto vivo: speriamo bene. Io negli ultimi mesi sono stato molto vicino ai Ds. Ho fatto parecchio con la mia orchestra, a esempio per il Festival dell'Unità, e a Lecce ho tenuto un concerto per l'attuale vicepremier D'Alema». E se rimanesse deluso? «Non metto in discussione il mio appoggio morale e culturale alla sinistra, quello mai, fa parte della mia cultura. Certo che poi non andrei a votare da un'altra parte. Filosofìcamente aspetto, però fate presto. Negli altri paesi le cose vanno meglio. Qui manca una cultura, un'educazione musicale, completamente inesistente. E pazzesco che il nostro sia considerato il paese della musica e non abbia una educazione musicale adeguata». L'ex ministro Letizia Moratti non l'ha convinta? «Considerava la musica ben poco. Parlo soprattutto dell'insegnamento della musica nelle scuole normali. Sono preoccupato per l'educazione del pubblico di domani, perché non c'è ricambio. Da noi si diventa appassionati di musica per tradizioni familiari o per un miracolo, non certo per quello che si impara a scuola. E sarà sempre peggio». Qualche modello di riferimento? «In Venezuela, in questo momento, stanno facendo delle cose straordinarie. Tra l'altro a novembre andrò due o tre settimane a lavorare con quei ragazzi. Lo Stato ha creato decine e decine di orchestre giovanili per togliere via i più indifesi dalla droga, dalla delinquenza e da rutto il marciume che c'è in alcuni paesi. Che cosa è successo? La musica ha salvato tutti. E un plauso va a grandi direttori come Claudio Abbado, Simon Rattle o Daniel Barcnboim che sono andanti a consolidare quelle realrà. La musica non è solo una cosa piacevole da ascoltare o da suonare, ma ha anche un valore di ricchezza ulteriore: chi ha la musica dentro di sé non cerca altro».