Lettera del vicepremier: «II 28 giugno cambia Cda e presidente» SI COMINCIA da Cinecittà Holding. C'era molta attesa per sapere da dove sarebbe cominciata l'opera di «rimpasto» delle poltrone del potere da parte del nuovo governo di centrosinistra. Le più quotate e desiderate erano ovviamente quelle della Rai, ma anche il cinema pubblico rappresentava un «boccone prelibato». Per il momento alla Rai la prima battaglia è andata a Francesco Rutelli che, sul filo di lana, è riuscito a piazzare al piano nobile di viale Mazzini il direttore generale Claudio Cappon, uomo considerato vicino alla Margherita. Sul cinema, invece, l'ex sindaco di Roma si sta ancora attrezzando, ma dopo settimane di indiscrezioni, sembra essere partito «all'assalto» di Cinecittà Holding la società a capitale esclusivamente pubblico che, proprio per conto del ministero, si occupa della promozione della cinematografia italiana. Il primo atto concreto è stata una lettera che Gaetano Blandini, direttore generale per il Cinema del ministero, ha inviato il 20 giugno al presidente della società Carlo Fuscagni. Una lettera con cui Blandini «invita» Fuscagni, «come da direttiva del signor Capo di Gabinetto d'ordine dell'onorevole Ministro» a integrare l'ordine del giorno dell'assemblea (convocata per il 28 giugno) con alcuni punti: la revoca della maggioranza dei consiglieri di amministrazione in carica, la nomina del nuovo Cda e del Presidente. In-somma, un cambio della guardia in grande stile che i più «maliziosi» hanno letto anche come un chiaro tentativo, da parte di Rntpl-, di mettere le mani sulla holding cinematografica. L'attuale consiglio di amministrazione, infatti, è stato nominato il 21 dicembre del 2005 e ha scadenza naturale nel 2008. Nulla, però, sembra giustificare la revoca del mandato. Proprio per questo i deputati di An Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, l'ex ministro leghista Roberto Maroni e il capogruppo di Forza Italia Elio Vito hanno presentato un'interrogazione al presidente del Consiglio e a Rutelli per sapere cosa succederà a Cinecittà. Nella loro interrogazione i deputati ricordano i risultati conseguiti dalla holding nei primi sei mesi di gestione del Cda. Anzitutto l'attivazione delle procedure per la vendita di Madiaport Spa società del gruppo che gestisce le sale cinematografiche e che risulta indebitata per 31 milioni di euro. Poi un serie di interventi dal punto di vista organizzativo che hanno portato a notevoli risparmi nell'organizzazione della struttura. Il tutto, ricordano i deputati, «nonostante un taglio dei contributi pubblici pari 9 milioni di euro e senza licenziare un solo impiegato». Ma, in certi ambienti, i meriti guadagnati sul campo non sono tutto. Per questo i deputati sottolineano un aspetto che, vista la politica portata avanti dal governo in questo primo mese, potrebbe essere tutt'altro che irrilevante. «L'assalto alla diligenza» lanciato da Rutelli. infatti, non ha tenuto conto del fatto che al Cda di Cinecittà Holding non può essere applicato l'articolo 6 delle legge sullo spoil System che prevede che le nomine conferite dal Governo possano essere revocate solo se sono state effettuate «nei 6 mesi antecedenti la scadenza naturale della Legislatura» o «nel mese antecedente l'interruzione anticipata della stessa». Il Cda di Cinecittà Holding, però, non rientra in nessuna di queste due ipotesi. Anzitutto perché la legislatura non si è conclusa al suo termine naturale e poi perché è stato nominato a dicembre cioè due mesi prima la pubblicazione del decreto di scioglimento delle Camere. A questo punto il governo ha uno solo modo per giustificare il cambio della guardia: licenziamento per «giusta causa». Visto che «giusta causa» (cioè comportamenti contrari alla legge o all'atto costitutivo) non sembra sussistere, però, ecco che lo scenario si fa alquanto complicato. Nella faretra dell'esecutivo restano solo due frecce: una crisi pilotata che apra una spaccatura all'interno del Consiglio con conseguente riequilibrio dei vertici, o una duplicazione. E così, il governo che ha fatto del taglio delle spese della politica un suo cavallo di battaglia, si troverebbe a pagare due Consiglio di Amministrazione della stessa società. Uno, quello nuovo, messo per avere un consiglio «gradito» al vertice della società, l'altro, i «reietti», che di fronte ad un ingiusto licenziamento potrebbero tranquillamente richiedere un risarcimento del danno. A questo punto per Francesco Rutelli la vicenda diventa particolarmente spinosa. Che fare? Mantenere l'attuale Cda politicamente «sgradito» o pagare due Cda? Ma la partita non si chiude qui. La Russa, Gasparri, Vito e Maroni si chiedono anche se il governo abbia in mente di utilizzare le stesse procedure anche per sostituire i vertici di altre società partecipate o controllate dallo Stato. Insomma a chi toccherà dopo Cinecittà Holding? La domanda comunque, sembra a dir poco prematura. La strada che dovrebbe permettere all'ex sindaco di Roma di mettere la mani anche sul cinema pubblico, infatti, sembra piuttosto in salita. Ma Rutelli è uomo caparbio e pieno di risorse. Cappon insegna.