Se Venezia fosse di proprietà della Disney Corporation non sarebbe in pericolo. La città non è minacciata solo dal cedimento delle strutture e dall'innalzamento delle acque ma anche dalla vertiginosa crescita del numero di visitatori. Una getione disney risolverebbe il problema facendo in modo che siano proprio coloro che attraversano le porte dalla città a pagare: le "porte" per tenere lontana l'acqua». E' questa l'idea dell'economista britannico John Kay autore della Verità sui mercati, nonché di vari studi su tassazione, regolamentazione e strategie di mercato. La tesi è stata esposta in occasione del dibattito "Sono stati spesi abbastanza soldi per Venezia" organizzato dal Venice in Peril Fund organizzazione non governativa promotrice, in collaborazione con l'Unesco, di numerose iniziative per la salvaguardia e il recupero della città tenutosi recenteniente presso la Royal Geograpbic Society di Londra. Nella sua relazione (diponibile su wwwjohnkay.comsociety446) Kay dimostra di saper vedere oltre le facili illusioni del breve periodo tipiche di burocrati e politici sognatori spiegando che l'attuale flusso di 15 milioni di visitatori l'anno «se non regolato, può essere più pericoloso dell'Adriatico». Se negli ultimi cent'anni la città è sprofondata di 23 centimetri, in mancanza di provvedimenti di regolamentazione dell'accesso, si rischia di arrivare a 60 entro la fine del secolo. Ipotizzando il modello da adottare, Kay traccia un paragone con la fortunata esperienza dal parco nazionale Yosemite (California) stupendo angolo di paradiso visitato da 3 milioni di persone l'anno dove la salvaguardia della risorsa ambiente è garantita dall'imposizione di un pedaggio di venti dollari ad auto per l'accesso alla Yosemite Valley, mentre differenti tariffe sono previste per i luoghi meno visitati a seconda del tempo e dello scopo della visita. Anche a Venezia «è necessario gestire il flusso di turisti separando, nel tempo e nello spazio, chi vuole solamente essere fotografato di fronte al Campanile da chi desidera perdersi fra le calli come fece Ruskin». Quella dal mercato è l'unica via per la salvaguardia di qualsiasi bene, specialmente se come la città dalle 79 chiese a rischio. Ciò che serve non è l'incremento dello spreco di denaro pubblico ma l'oculatezza imprenditoriale che solo la gestione privata può garantire. E questo Kay lo sottolinea con chiarezza: «Quelli di Venezia non sono problemi economici o finanziari ma politici, organizzativi e manageriali». Prevedendo la reazione dei soliti ecologisti Kay gioca d'anticipo chiarendo due punti controversi. «Non è che si voglia trasformare Venezia in un parco a tema... La città è già un parco a tema! Basta pensarci: come centro d'affari, polltica e cultura morì secoli fa. Sono solamente i turisti che la mantengono in vita». La maggior parte delle persone che si incontrano per le calli sono o turisti o addetti al turismo che si recano in città mezza giornata per lavoro: piaccia o no, «l'economia di Venezia non è come quella di Bologna o Los Angeles ma come quella di Yosemite e Disneyland». Inoltre, sul problema degli ingenti capitali iniziali richiesti dall'avvio di una gestione privata, Kay ammette che «una soluzione di lungo termine costerà molto. Ma qualunque sia la cifra non sarà proibitiva, considerando che le previsioni parlano di tre miliardi di visite entro la fine del secolo e che in un anno dodici milioni di persone pagano cinquanta euro per visitare EuroDisney. È facile vedere come Disney possa salvare Venezia».
La ricetta Disneyland per salvare Venezia
L'economista britannico John Kay propone una soluzione per salvare Venezia: la gestione privata. Kay sostiene che il problema non è solo il cedimento delle strutture e l'innalzamento delle acque, ma anche la vertiginosa crescita del numero di visitatori. Una getione Disney potrebbe risolvere il problema facendo pagare i visitatori per entrare in città. Kay traccia un paragone con il parco nazionale Yosemite, dove la salvaguardia della risorsa ambiente è garantita dall'imposizione di un pedaggio. Kay sostiene che la gestione privata è l'unica via per la salvaguardia di Venezia, e che non è necessario aumentare lo spreco di denaro pubblico, ma piuttosto l'oculatezza imprenditoriale.
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