Presidente Rampello, è soddisfatto dopo tanta attesa? «Sì, ma devo anzitutto ringraziare i consiglieri Aldo Bassetti e Silvia Corinaldi, che hanno amministrato la Triennale dalla scomparsa di Augusto Morello ad oggi». Niente unanimità, però... «Tre consiglieri non hanno mai accettato la mia candidatura, proposta dal sindaco Albertini e condivisa dal ministro Urbani, perché non mi riconoscono una specifica provenienza dal mondo dell'architettura e del design». Appunto. «Ma è proprio questo il punto. Ciascuno di noi avrà deleghe specifiche. Ce lo siamo detti e ridetti. Io sono qui per sviluppare un progetto di marketing culturale finalizzato ad avvicinare privati e nuovi risorse, che oggi in Triennale mancano. Bisogna rendere appetibile la Triennale attraverso grandi opportunità di comunicazione, n mecenatismo fine a se stesso è finito. Io sono stato chiamato per questo, credo. Per aprire la Fondazione a nuovi progetti e per avvicinare nuovi visitatori. Dobbiamo lavorare sui linguaggi contemporanei anche con soluzioni seduttive. Altrimenti continuiamo a fare mostre specialistiche per duemila addetti ai lavori. E così non va». La Triennale è passata da ente a fondazione privata, ma di privati non se ne sono visti. «Appunto. Anche questo è un mio impegno». Si sta riscrivendo lo statuto? «Sì. Nel giro di un mese vedremo le prime bozze». Poi bisogna pensare al Museo del design. «L'iniziativa è già decisa. Sarà il vicepresidente, Arturo dell'Acqua Bellavitis, a coordinare tutto l'aspetto relativo alla nascita di un Museo del design. Lui è un esperto del settore, proveniente dal Politecnico, come Paolo Caputo, che svolgerà con lui questo compito». Come pensa lei un museo del design? «Mi interessa il concept, ovvero cosa si intende per design. Io ho una idea allargata, che comprende il light-design, il web-design, il design della moda, dell'economia...» Sì, ma avrà pur un luogo fisico questo museo. «La Triennale sarà il motore e potrà ospitare una parte del museo. Se si vuole un luogo espositivo enorme, non è qui. Il Moma, il museo d'arte moderna, è piccolo, quel che conta è il prestigio. Ma prima di tutto, la Triennale darà un indirizzo cultural-editoriale al museo. Oggi, un museo funziona se abbinato a centri di ricerca, se diventa un propulsore di cultura». Pensa anche a nuovi generi di mostre? «Ogni mostra deve diventare una metafora narrativa, non un'esposizione pedissequa di un progetto. Si potrà lavorare sia su temi di nicchia che su eventi più popolari. E ci vorrà molta interdisciplinarietà e anche alto artigianato». Cosa faranno gli altri consiglieri? «C'è chi curerà i rapporti con enti, istituzioni e università milanesi, chi la gestione del personale. Nel prossimo Cda formalizzeremo tutto». I dissidenti se ne andranno? «Panza di Biumo e Bassetti hanno dato le dimissioni. Io ho cercato di farli tornare sui loro passi, ma è stato inutile».