Musei senza fondi per le bollette, il ministro cerca investimenti privati Una commissione d'intesa con il ministero dell'Economia studierà l'ipotesi di vantaggi fiscali ROMA.Per la cultura occorrono più risorse pubbliche. Negli ultimi anni si è verificata «una vera e propria Caporetto», con tagli che hanno determinato una situazione al di sotto della quale non si può andare. Seppure gradualmente, dunque, lo Stato deve riprendere a foraggiare i beni culturali. Ma poiché questo non basta, occorre incrementare le forme di collaborazione con i privati. Aziende e singoli cittadini devono essere incentivati, ricorrendo a sconti fiscali, a finnziare l'arte e lo spettacolo. E l'analisi del neoministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, che negli ultimi giorni ha avuto modo di confrontarsi in incontri pubblici con gli operatori della cultura. Ieri è stata la volta di Confcultura l'associazione che riunisce buona parte dei concessionari dei servizi museali che ha chiamato un fitto parterre di esperti a indicare i possibili modelli di governance del nostro patrimonio. L'altro ieri era toccato a Federculture, che gestisce i musei degli enti locali, discutere sulle prospettive di una risorsa così importante per il nostro Paese, a cui è legato a doppio filo anche lo sviluppo turistico. Defiscalizzazione. L'idea ha affermato il ministro è di istituire una conmiissione Beni culturali- Economia che studi i possibili vantaggi fiscali per chi sovvenziona l'arte. «Ne ho già parlato con Padoa-Schioppa», ha affermato Rutelli. L'obiettivo è di rimettere mano all'attuale normativa sugli sconti fiscali e sulle sponsorizzazioni. Sul primo versante, le imprese possono già beneficiare delle disposizioni varate nel Duemila, che consentono la deduzione totale dal reddito aziendale delle erogazioni liberali per la cultura. Ma quella norma, ha sottolineato il ministro, «non funziona: dagli imprenditori sono arrivate quattro lire». Va dunque rivista. Proposta accolta con favore da Federculture, che ha chiesto, tra l'altro, di studiare nuove formule di sostegno privato alla cultura. Le forme di gestione. Tra Stato e privati non c'è, però, solo un rapporto di dare-avere. Il ruolo degli imprenditori nel settore dei beni culturali è diventato negli anni sempre più attivo, da quando la legge Ronchey ha aperto loro le porte della gestione dei servizi dei luoghi d'arte. Il Codice dei beni culturali, di recente modificato proprio nei punti relativi alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico, ha poi indicato ulteriori spazi di intervento. Si tratta ora di individuare quella che Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, ha definito «la via italiana al trust, a quel modello, tipico dei Paesi anglosassoni, che appare così efficace». Fondazione, società mista, proiect financing, consorzio, azienda speciale: la partita è aperta. Il presupposto da cui partire è, secondo Asproni, la consapevolezza che il rapporto tra Stato e imprese è «la miglior garanzia per ottimizzare la gestione del patrimonio storico-artistico e paesaggistico del nostro Paese». Senza per questo dar luogo a «passaggi di titolarità» dei beni. Punto sul quale Rutelli è stato assai esplicito: «Assoluta indisponibilità del patrimonio», che però non significa incompabitilità con forme di valorizzazione affidate ai privati. Il turismo. Una soluzione che serve anche a potenziare il turismo culturale (che è cresciuto) e a rilanciare le altre forme, che invece sono in sofferenza. «Alla fine degli anni '70 ha affermato ieri il presidente di Confindustria Montezemolo a margine dell'assemblea degli industriali di Firenze l'Italia era il primo Paese per attrazione turistica al mondo e oggi non è tra i primi quattro. Quindi vuol dire che tutti hanno lavorato male». Analisi condivisa da Rutelli, che ha rilanciato: «Ne possiamo uscire lavorando tutti insieme, con priorità estremamente chiare».
Cultura, sconti ai privati. Piano di Rutelli per incentivare gli investimenti
Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha annunciato l'intenzione di istituire una commissione d'intesa con il ministero dell'Economia per studiare i possibili vantaggi fiscali per chi sovvenziona l'arte. L'idea è di rimettere mano all'attuale normativa sugli sconti fiscali e sulle sponsorizzazioni. Il ministro ha anche affermato che il rapporto tra Stato e privati nel settore dei beni culturali è diventato sempre più attivo e che è necessario individuare una forma di governance efficace, come il modello dei trust.
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