Accordo raggiunto sulla restituzione dei capolavori all'Italia Il caso dell'acquisto di opere d'arte rubate è solo l'ultimo di una lunga serie di scandali Con un patrimonio di 7,5 miliardi di dollari il museo californiano resta il più ricco del mondo LOS ANGELESa Al termine di tre giorni di sofferte trattative, il governo italiano ha ottenuto ieri la restituzione di un numero «significativo» di opere d'arte antica, tra cui alcuni capolavori, dal Museo Getty di Los Angeles, nell'ambito di un accordo di massima che prevede anche il prestito di oggetti di «incomparabile bellezza» al museo e future collaborazioni. L'accordo rappresenta una vittoria del Ministero dei Beni culturali, che aveva chiesto indietro un'ottantina di pezzi di arte romana, greca ed etnisca sottratti illegalmente dal nostro Paese ed acquistati nel corso degli ultimi 30 anni dal museo californiano. I dettagli dell'accordo di massima - in particolare quanti e quali pezzi torneranno in Italia saranno definiti nell'estate, ma l'annuncio di ieri costituisce un traguardo anche per il museo avvolto da mesi in una nube di polemiche. Con uno patrimonio di 7,5 miliardi di dollari, una sede faraonica disegnata dall'architetto Richard Meier, una immensa collezione di quadri, sculture, fotografie, mobili antichi e manoscritti e la capacità di acquistare opere senza dover mai chiedere nemmeno un centesimo a nessuno, il museo Getty era l'invidia del mondo dei musei. Lo era. Prima sono arrivate le critiche sulla curiosa decisione di non comprare arte moderna; poi sulla costruzione di una sede isolata tìsicamente dalla città e, nonostante il costo, troppo piccola per esporre l'intera collezione; quindi l'imbarazzante rivelazione dell'acquisto di una scultura greca probabilmente falsa per 7 milioni di dollari; e infine una raffica di scandali, dall'acquisto di arte rubata in Italia e in Grecia all'incriminazione di una ex-curatrice per associazione a delinquere, per finire con le dimissioni del presidente della fondazione Getty Trust Barry Munitz quattro mesi fa per appropriazione indebita di fondi. Il prestigioso "museo dello sfarzo" è diventato in poco tempo il "museo degli scandali". Le trattative culminate con la decisione di restituire diversi oggetti rubati non erano iniziate nel modo migliore. La delegazione del Getty, giudata dal direttore del museo Michael Brand, secondo indiscrezioni aveva l'ordine di offrire la restituzione di non più di 21 dei 52 pezzi chiesti dall'Italia. Il Ministero dei Beni culturali, irritato per non essere stato informato del vero numero di antichità di dubbia provenienza di proprietà del museo (350 secondo le stime del museo stesso) ha alzato la posta e ha chiesto indietro 33 oggetti in più, per un totale di 85. Il Getty non è l'unico museo americano accusato di avere acquistato opere di dubbia provenienza, ma è quello che si è attratto il maggior numero di critiche. II Metropolitan Museum di New York ha risolto con successo e rapidità le trattative sull'arte rubata il febbraio scorso decidendo di restituire all'Italia le opere in questione, e ottenendo il diritto di prendere a prestito altri oggetti da esporre nelle sue sale, una formula simile a quella dell'accordo di ieri col Getty. Tra tutti i musei americani, il Getty era quello con in gioco la posta più alta: a fine gennaio infatti la fondazione Getty Trust ha aperto il primo museo d'America interamente dedicato all'arte antica in una succursale, la villa di Malibu costruita dal miliardario Paul Getty negli anni 70 sul modello della Villa dei Papiri di Ercolano. In assenza di un accordo di ampio respiro, la restituzione all'Italia di decine di pezzi capolavori tra cui una statua marmorea di due grifi, una di Apollo e una coppa dell'artista greco Eufronio avrebbe potuto svuotare le sale, far scendere l'affluenza dei visitatori e soprattutto far crollare il prestigio dell'intera istituzione. La reputazione del Getty è già stata macchiata dall'incriminazione di Marion True, la curatrice della collezione d'arte antica accusata di associazione a delinquere con diversi trafficanti d'arte. Curiosamente Marion True non è stata costretta a dimettersi dal museo Getty l'ottobre scorso per i guai con la giustizia italiana, ma per avere ricevuto un prestito di 400mila dollari da un mercante d'arte greco, con cui aveva fatto affari a nome del Getty, per comprarsi una casa nell'isola di Paros. Persino dopo le imbarazzanti dimissioni, il museo continua a pagare le spese legali di Marion True in Italia, una decisione che secondo alcuni osservatori si può solo spiegare con il timore del museo Getty di essere accusato dalla sua ex-curatrice di altre malefatte ignote alle autorità. Il Getty Trust ha dovuto anche fare i conti con la polemica sull'appropriazione indebita di fondi appartenenti alla fondazione da parte del presidente Barry Munitz, che a spese di un'istituzione senza scopo di profitto si era comprato un fuoristrada Porsche da 72mila dollari, aveva soggiornato in alberghi da mille dollari a notte e aveva comprato biglietti aerei di prima classe per se stesso e per la moglie. E le dimissioni forzate di Barry Munitz in febbraio hanno attratto l'attenzione della giustizia americana che ha aperto un'inchiesta e potrebbe, nella peggiore delle ipotesi, persino revocare lo status esentasse di fondazione filantropica. Il Getty Trust spera di emergere dai numerosi scandali, ma nemmeno ciò potrà dissipare l'aura di critica che avvolge sin dalla sua creazione la più ricca fondazione del mondo dedicata all'arte. Nato per gestire l'eclettica collezione lasciata in eredità, dal miliardario J. Paul Getty nel 1976, il Getty Trust ha affiancato al museo anche un istituto dedicato al restauro, uno alla ricerca e uno all'educazione artistica, usando cri-teri secondo i critici poco coerenti per suddividere fra di essi i fondi. Criticata è stata anche la decisione del Cda del Getty Trust di non acquistare arte moderna (ad eccezione di fotografie). Nonostante le ampie disponibilità finanziarie, il museo non e riuscito poi a portare a termine grandi acquisizioni, e si è fatto soffiare i pochi capolavori messi in vendita di recente sul mercato internazionale. Costruito sulla cima di una collina nel quartiere di Brentwood, dove la casa più modesta costa un milione di dollari, il Getty Center è considerato da molti un simbolo del concetto elitario di arte e cultura, isolato fisicamente e metafisicamente dal resto della città. Non è troppo tardi per riparare i danni alla reputazione e ricucire gli strappi con la comunità cittadina. Il Getty Trust è alla ricerca di un nuovo presidente, e molti sperano che la scelta cada su un candidato competente e capace di delineare finalmente una strategia chiara e coerente per il museo più ricco del mondo. Il fondatore La vita e i dollari di un magnate eccentrico Cinque mogli, cinque divorzi, un figlio morto a 12 anni al cui funerale non è nemmeno andato, un nipote rapito in Calabria per cui si è rifiutato di pagare il riscatto fino a che al poveretto non hanno tagliato un orecchio, la fine in isolamento paranoico in una fortezza circondata da filo spinato e tenuta a guardia da 25 pastori tedeschi addestrati. La lista di aneddoti sulla vita di J. Paul Getty, è talmente lunga da oscurare i successi di uno degli imprenditori più astuti del XX secolo, nonché uno dei mecenati più generosi del mondo. Nato ricco, J. Paul Getty è morto iper-ricco, un percorso descritto nel suo libro autobiografico, Come essere ricco. Figlio di un avvocato di Minneapolis che fondò una compagnia petrolifera dopo aver vinto al gioco una licenza per l'estrazione di petrolio in Oklahoma, J. Paul Getty trasformò l'azienda paterna in un colosso diventato l'"ottava sorella" delle sette maggiori compagnie petrolifere, tre delle quali nate nel 1911 dallo scorporo della Standard Oil di John Rockefeller. Durante la Grande Depressione Getty fece affari d'oro comprando aziende a prezzi stracciati, e nel dopoguerra fu il primo a stringere un accordo con la casa reale saudita per ottenere il diritto di estrarre petrolio in un'area a cavallo tra Arabia e Kuwait. In tal modo il petroliere del Minnesota diventò uno dei primi miliardari del mondo, e nel 1957 finì al primo posto nella classifica Fortune degli uomini più ricchi del pianeta. I Getty ammassò una collezione disordinata di quadri, mobili e antichità che decise di esporre in una villa costruita sul modello - della Villa dei Papiri di Ercolano. Come un altro eccentrico miliardario americano, il re dell'aviazione Howard Hughes, Getty condivise il desiderio nevrotico di isolarsi dal mondo, e trascorse gli ultimi 25 anni di vita rinchiuso in un castello nei pressi di Londra. Alla sua morte, J. Paul Getty lasciò quasi tutta la sua fortuna, stimata all'epoca in 3 miliardi di dollari, al museo californiano e ad altre organizzazioni di beneficenza.
il Sole 24 Ore
22 Giugno 2006
Getty, una mossa per la credibilità
DA
Daniela Roveda
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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