ENNA, NUOVA ATTIVITÀ RIEDUCATIVA PER I DETENUTI Hanno restituito splendore a due opere sacre. E adesso la direttrice pensa di aprire un laboratorio stabile. Le tele raffigurano san Francesco d'Assisi che riceve le stimmate e san Giuseppe. Il restauro è stato duro e faticoso, ben 130 ore per rimettere a nuovo le due opere d'arte trafugate dalla chiesa dei cappuccini di Villarosa, in provincia di Enna, e ritrovate dalle Forze dell'ordine. Un restauro particolare visto che è avvenuto dietro le sbarre. A fare ritornare all'antico splendore le opere d'arte sono stati cinque detenuti della casa circondariale di Enna, con la supervisione della restauratrice, Sonia Sutera. I detenuti si sono messi al lavoro e grazie a un restauro conservativo hanno riportato alla bellezza originaria le due opere pittoriche, danneggiate dalla mano poco attenta di una banda di criminali. La cerimonia di riconsegna dei quadri alla diocesi di Piazza Armerina è avvenuta davanti al vescovo Michele Pennisi che ha celebrato una Messa nella casa ennese, incontrando i reclusi. La diocesi ha sempre guardato con attenzione il problema del reinserimento sociale dei detenuti; infatti, ha contribuito a finanziare il restauro e il vescovo non ha voluto mancare alla cerimonia. Il progetto è stato realizzato anche grazie alla collaborazione della Soprintendenza ai beni culturali del capoluogo siciliano. Gli innovativi metodi rieducativi di questo istituto di pena guidato dalla direttrice Letizia Bellelli sono diventati ormai famosi a Enna. La casa circondariale è una piccola città nella città, sorge in pieno centro. Enna è il capoluogo più alto d'Italia, ma pure il più povero. Anche una stilata di moda Il carcere è un vecchio edificio in pietra che taglia in due un intero quartiere e ospita 160 detenuti, i quali in questi anni hanno partecipato a una serie di iniziative che hanno portato la struttura all'attenzione dell'opinione pubblica. È stata organizzata una sfilata di moda in collaborazione con l'istituto Ipsia-Ipssar. Le recluse si sono occupate delle acconciature delle modelle, delle composizioni floreali e dei biglietti di invito, facendo tesoro dei corsi professionali tenuti all'interno del carcere. Hanno ripulito il sito archeologico di Morgantina e partecipato a "corride" artistiche. «Sono orgogliosa di questo restauro», ammette la direttrice Bellelli, da tre anni a capo dell'istituto di pena, «ho dovuto fare non poche pressioni, alla Soprintendenza erano piuttosto perplessi, ma i risultati sono stati sorprendenti». Le due tele potrebbero essere solo le prime di una serie con l'apertura di un laboratorio permanente, come proposto anche dal cappellano del penitenziario don Giacomo Zangara, che vede nell'iniziativa «un momento pedagogico e rieducativo per i detenuti». «Enna è famosa per i propri reperti archeologici», conclude la direttrice, «ma non sempre riesce a tutelarli come si deve. Personalmente, credo molto nella rieducazione: quella di indirizzarla al rispetto dei beni culturali, facendo un lavoro di volontariato, potrebbe essere un'idea. Proprio per questo vorrei organizzare nuovi progetti, considerando che nel 2006 ricorre il cinquantesimo anno dalla scoperta del sito archeologico di Morgantina».