Il controllo su via XII Gennaio rivendicato dalle famiglie dell'Acquasanta e Palermo centro UNA delicata questione di giurisdizione mafiosa divise per lunghi giorni il vertice di Cosa nostra: «La via XII gennaio è al confine fra la famiglia dell'Acquasanta e quella di Palermo centro», discutevano animatamente i "saggi" dell'associazione criminale, Nino Rotolo e Antonino Cinà. Non era questione di poco conto: le famiglie avevano sollecitato un autorevole parere per evitare problemi nella riscossione del pizzo . «La via XII gennaio è la trasversale?», chiedeva Rotolo, e non sospettava di essere intercettato dalla squadra mobile. «Quindi dopo la via XII gennaio è Palermo?», accennava. Cinà precisava: «Esatto, per quanto riguarda la parte disotto addirittura si è preso pure lo scaro». Ma Rotolo aveva qualche dubbio: «Lo scaro?Lo incorpora pure? Quindi lo scaro non fa Acquasanta?». La questione di giurisdizione mafiosa era destinata a complicarsi. Cinà provò ad esprimere ancora il suo parere: «No, lo scaro faceva parte del Giardino Inglese». Poi, tagliò corto: «Mi devo chiamare Pierino Di Napoli, lui deve dire». Rotolo non ebbe dubbi: «Per avere conferme più precise». L'improvvisata consulta giuridica di Cosa nostra stabilì che sarebbe stato più saggio chiedere a uno dei vecchi dell'associazione, capo della famiglia di Malaspina-Cruillas. La stessa questione di competenze e poteri al confine si pose per la via Evangelista Di Blasi. La consulta per le questioni di giurisdizione criminale, presieduta da Rotolo, dovette affrontare la querelle fra la famiglia della Noce e quella di Passo di Rigano. In gioco, c'era il pizzo per i lavori stradali della via Di Blasi. Francesco Picone, della Noce, aveva chiesto 25 mila euro di tangente a un'impresa sponsorizzata dal suo vicino di clan, Enzo Marciano. La cifra fu ritenuta eccessiva. E scoppiò una vertenza sui confini. L'ultima inchiesta del pool ha svelato una lunga lista di imprenditori che pagavano il pizzo. Nel salotto di Rotolo si discuteva del modo migliore per svicolare le indagini: «Facciamo aderire i commercianti all'antimafia». Probabilmente un riferimento alla campagna dei giovani di "Addiopizzo". Ieri, il comitato organizzatore fa sapere ai boss in carcere: «Qualora l'intenzione di questi signori fosse di aderire alla campagna "Contro il pizzo cambia i consumi", farebbero veramente un magro affare. Siamo convinti dell'ottimo operato della nostra commissione di garanzia. E comunque, prima o poi, un libro mastro, un pentito o un'intercettazione ambientale scoprirebbero il gioco. A quel punto, le conseguenze per l'impresa sarebbero disastrose». Il comitato spiega: «Chi ha mentito, non solo verrebbe escluso dalla lista dei commercianti pizzo-free ma, verosimilmente, verrebbe additato ed evitato da migliaia di cittadini-consumatori». La lista dei nuovi estorti sollecita anche Roberto Helg, presidente di Confocommercio: «Le aziende nostre associate coinvolte nelle inchieste saranno sospese dall'associazione. Se gli inquirenti accerteranno responsabilità scatterà l'espulsione».
Palermo - La strada contesa dai clan i saggi del racket a consulto
Il vertice di Cosa nostra si è svolto a Palermo, dove le famiglie dell'Acquasanta e Palermo centro hanno discusso sulla via XII Gennaio, al confine tra le due famiglie. La questione di giurisdizione mafiosa è stata affrontata con la consulta giuridica di Cosa nostra, che ha stabilito che il pizzo per i lavori stradali della via Di Blasi spetta alla famiglia della Noce. La consulta ha anche discusso sulla via Evangelista Di Blasi, dove la famiglia della Noce ha chiesto 25 mila euro di tangente a un'impresa sponsorizzata dal suo vicino di clan.
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