IL BOSS manager aveva già segnato le zone d'interesse sulla planimetria del nuovo piano regolatore di Palermo e sulla carta del centro storico. Francesco Bonura, l'influente sottocapo della famiglia Uditore, conservava con cura le sue mappe: adesso, sono i reperti più importanti sequestrati dalla squadra mobile diretta da Piero Angeloni, dopo il blitz dei 45. Ieri mattina, il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone ha presieduto un vertice con gli investigatori della polizia, proprio per fare il punto sulla documentazione trovata a casa dei boss. Quelle planimetrie fanno riflettere: gli interessi di Bonura erano attorno alla Immobili are Raffaello, via Catania 146, più che un ufficio, una base operativa peri summit di mafia. Da quelle planimetrie, il pool di Palermo vuole ripartire per scoprire quanto le cosche siano tornate a investire sulle ristrutturazioni del centro storico. Loro, i boss, preferiscono tacere. Nella prima giornata di interrogatori davanti al gip Maria Pino, 14 su 16 si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il silenzio più illustre è quello di Antonino Cinà, capo di San Lorenzo. Solo Vincenzo Brusca e Antonino Pipitone hanno accennato, davanti ai pm De Lucia e Prestipino: «Non conosciamo nessuno». Gli interrogatori proseguono oggi, a Pagliarelli. Dov'è arrivato anche Nunzio Milano, uno dei 7 latitanti del blitz. Ieri mattina, alla squadra mobile, si è invece presentato Gioacchino Guccione, uno degli imprenditori che secondo la Procura avrebbe pagato il pizzo ai boss, 1.500 euro al mese, per la tranquillità di Marina di Villa Igiea. Guccione era accompagnato dall'avvocato Fausto Amato, legale di molte parti civili contro gli estorsori: si è trovato faccia a faccia con Antonino De Santis, che coordina le indagini antimafia della Mobile.«Alla polizia ho ribadito che non ho mai pagato il pizzo spiega l'imprenditore contro i mafiosi di Alcamo sono stato pure parte civile, chi ha tentato di avvicinarsi con fare prepotente a Marina di Villa Igiea è stato segnalato ai carabinieri». Guccione ha tenuto soprattutto ad offrire alla polizia la sua versione su una frase pronunciata dal boss Bonura: «Perché quello è il Guccione, è un amico, va, una miniera di amicizie». L'amministratore di Marina di Villa Igiea ha risposto: «Non conosco Bonura, ho ricostruito che suo figlio ha un contratto di rimessaggio alla Motomar. Forse Bonura si vantava di poter arrivare a me. Ma io ho sempre tenuto a distanza certa gente». Guccione ha raccontato alla polizia che nel dicembre 2005 allontanò l'imprenditore Vito Buscemi, che stava svolgendo alcuni lavori per il porto: «Avevo il suo certificato antimafia, ma lessi dal giornale di alcune vicende giudiziarie». Adesso, le intercettazioni hanno sorpreso anche Buscemi a colloquio con il boss Bonura. Guccione annuncia che stamattina tornerà alla squadra mobile: «Voglio denunciare chi ha fatto per davvero richieste di pizzo». Presto, gli altri imprenditori che avrebbero pagato il racket saranno convocati in questura.
Le mani del boss sul cento storico. In casa di Bonura la planimetrìa con le nuove speculazioni
Il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone ha presieduto un vertice con gli investigatori della polizia per discutere della documentazione trovata a casa dei boss. Le mappe trovate fanno riferimento all'immobile Raffaello, via Catania 146, che sembra essere una base operativa per i summit di mafia. Il pool di Palermo vuole scoprire quanto le cosche siano tornate a investire sulle ristrutturazioni del centro storico. 14 su 16 interrogati davanti al gip Maria Pino hanno rifiutato di rispondere, mentre Vincenzo Brusca e Antonino Pipitone hanno accennato di non conoscere nessuno. Gli interrogatori proseguiranno oggi. Nunzio Milano, uno dei 7 latitanti del blitz, è arrivato alla squadra mobile.
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