Pubblichiamo qui - grazie ad una segnalazione di un nostro collaboratore - una serie di articoli comparsi sul sito Centonove relativi al Ponte sullo Stretto. ------------------------------------------------- 13 giu 2006 "Lo Stretto nell'antichità" bypassa l'Università e la città di Messina. I risvolti di un volume voluto dalla Stretto Spa dal quale gli stessi autori prendono le distanze. Da chi nasce l'idea di un'opera come "Lo Stretto di Messina nell'antichità" (527 pagine con un vasto corredo iconografico) e perché se ne affida la cura editoriale all'Università di Padova e non, come sembrerebbe più logico, a quella della città che ha dato nome allo stretto? Perché non la si presenta nella sua sede naturale, Messina, ma a Taormina, ad un pubblico selezionato, e a Reggio Calabria? Perché il volume, che sembrerebbe avere una valenza divulgativa, dato che gli interventi non sono appesantiti da apparati bibliografici, è invece terribilmente costoso (su internet si trova a euro 235 e sul sito artbboks.com addirittura a 295 dollari) e oltretutto non si trova nelle librerie, i cui titolari dicono di non averlo mai avuto in distribuzione e di non conoscere le "Edizioni Quasar" che figurano curatrici della distribuzione stessa? Abbiamo cercato di rispondere a questi interrogativi facendo qualche indagine e soprattutto procurandoci l'opera, tra i pochi fortunati messinesi che hanno avuto modo di riceverla in dono. Ci siamo riusciti, trovando all'interno di essa anche un biglietto d'accompagnamento (omaggio) dell'ingegner Ciucci, amministratore delegato della Società Stretto di Messina, la stessa società, cioè, che figura nella sigla che accompagna l'edizione. Abbiamo cominciato allora, pian piano, a capire. Nell'entourage di una docente dell'Università di Padova, Francesca Ghedini (sorella dell'avvocato Ghedini, quello di Berlusconi per intenderci) nasce improvvisamente l'idea di occuparsi dell'area dello stretto di Messina e ci si affida per l'attuazione del progetto all'ex ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Lunardi (proprio quello che ha dichiarato recentemente che senza il Ponte questo paese tornerà alle caverne e che esso era il fior all'occhiello della sua attività di ministro). L'obiettivo è una pubblicazione scientifica volta a dar lustro alle meraviglie archeologiche della zona e magari alla stessa università degli iniziatori. Tutti i curatori sono infatti di Padova, senza che nessuno di essi si fosse mai occupato dei luoghi di casa nostra. Non si pensa proprio all'Università di Messina. Finché non accade che Maria Caccamo Caltabiano, ordinaria di Numismatica nel nostro Ateneo, non viene contattata in seconda battuta dalla Ghedini, che la invita a collaborare. Dopo qualche incertezza [vedi allegato], la docente messinese, rassicurata dalla Ghedini sulla bontà dell'iniziativa, accetta e scrive un bell'articolo sulle monete greche di Messana e Rhegion. Anche altri docenti messinesi, su proposta della stessa Caltabiano, sono coinvolti nell'opera e scrivono anch'essi articoli per la pubblicazione, che esce poi con la sigla della Società Stretto di Messina, proprio quella pluricontestata per il suo progetto da manifestazioni di piazza, da cartelli che gridano "No al Ponte", sparsi per ogni dove in città. No, non siamo nel campo della follia, ma di una strategia ben chiara: acquisire, dando vita ad uno studio sulle fonti letterarie e iconografiche che parlano dello Stretto, descrivendone l'ambiente, tracciandone un quadro storico, trattando della viabilità, dei rapporti tra città e territorio e, non ultima, della produzione artistica, una sorta di patente di legittimità a proseguire la propria opera, questa sì nefanda, di attentato proprio all'incommensurabile bellezza del luogo. Il tutto è ovviamente avvenuto in silenzio, fino a quando, pronta la bomba, la si è fatta esplodere non nel capoluogo peloritano, dove, per l'evidenza dei suoi scopi, l'intendimento della pubblicazione del volume sarebbe stato subito evidenziato dai troppi oppositori dell'opera, ma a Reggio Calabria, dove non c'è la forte contestazione al progetto presente a Messina, e nello scenario magico di Taormina, evitando accuratamente di fare troppa pubblicità su di essa, se non a presentazione conclusa. Ma l'uscita del libro provoca sconcerto in alcuni degli stessi studiosi che avevano partecipato, un po' ingenuamente, al progetto, per via delle stucchevoli introduzioni pro-ponte dello stesso Lunardi e di Pietro Ciucci, completamente fuori tema, dal momento che praticamente nessuno dei contributi fa cenno al Ponte stesso. Così, quando il volume, il 3 febbraio 2006, è presentato a Reggio Calabria e non si può far a meno d'invitare anche i docenti di Messina, si crea una situazione quanto mai imbarazzante, perché la presentazione del libro è in realtà di contorno, avviene, cioè, all'interno di una manifestazione organizzata al solo scopo di sponsorizzare il Ponte (alla presenza dello stesso Ciucci). Quando poi il direttore regionale calabrese della Soprintendenza Francesco Prosperetti, dopo aver affermato che la mano dell'uomo ha manomesso l'area dello stretto di Messina, giunge ad affermare che si potrebbe sfruttare il ponte per la riqualificazione dell'ambiente e l'entusiasmo di Ciucci raggiunge l'orgasmo mentre egli si dichiara subito pronto a farlo, ribadendo che il progetto del ponte offre un'importante occasione al turismo archeologico (vedi articolo di Ezio Trasparente su Centonove del 10 febbraio), non è difficile pensare che il disagio dei docenti messinesi si sia trasformato in rabbia. Chissà se a qualcuno di essi è passata per la mente l'immagine della camorra dedita al traffico di rifiuti tossici che investe in un'impresa ecologica! Comunque sia, la Caltabiano, alla fine degli interventi degli zelanti relatori, prende la parola, forzando la scaletta della manifestazione che non prevedeva dibattito, ed esprime il suo stato d'animo e la propria contrarietà al ponte, ricevendo al termine applausi scroscianti; dopo di lei anche altri "prendono coraggio" e intervengono con lo stesso tono (fra gli altri il prof. Giacobbe, tra i messinesi che avevano dato il loro contributo scientifico). Risulta, insomma, davvero fuorviante, anche per un osservatore neutrale, l'idea che l'area dello Stretto abbia bisogno di un ponte per essere valorizzata appieno grazie al trionfo della tecnologia e che non siano sufficienti quindici secoli di storia, d'arte e di leggende (tutto ciò che si ritrova, appunto, nel volume) per attrarre il turista. Alcuni commenti dei presenti sottolineano come si sia trattato certamente di un'operazione di cattivo gusto. Non molto tempo dopo, in marzo, ecco la presentazione di Taormina, di cui "Centonove" si è pure occupato (in un articolo a firma di Manuela Modica), rimarcandone l'atmosfera, certamente in "tono" minore rispetto alla precedente, con l'intervento riservato ai soli "fedeli" relatori, e questa volta senza nessuna deroga al programma, rigidamente blindato. Rimandando il lettore a quell'articolo, ci preme solo sottolineare la singolare (ma non poi tanto) posizione assunta in quell'occasione dall'allora Soprintendente ai Beni Culturali di Messina, Gianfilippo Villari, il quale, pur sottolineando le sue personali riserve sul manufatto relativo all'attraversamento (insomma, sul ponte!), concludeva con una sentenza manzoniana, ma soprattutto pilatesca, che suonava così: "Ai posteri l'ardua sentenza!". Dimenticava, il nostro, che tra i compiti della Soprintendenza da lui allora diretta, c'era e c'è anche quello di far rispettare i vincoli ambientali a qualunque impresa incidente sul territorio. Uno può anche essere favorevole, ma deve dirlo chiaramente e spiegarne i motivi, senza uscite di così corto respiro in una persona che ricopre (o meglio ricopriva, essendo stato nel frattempo il suddetto trasferito a Catania) un ufficio così importante. Altrimenti un Sovrintendente che ci sta a fare? Ma ritorniamo al nocciolo del discorso. Ci piacerebbe sapere quanti (a prescindere dai "padovani") dei noti studiosi che hanno scritto i vari capitoli dell'opera, alcuni dei quali risultano essere apertamente schierati a sinistra - ci riferiamo ora a quelli non messinesi - sapessero realmente di stare lavorando per la Società dello Stretto e non abbiano perciò compreso l'operazione di copertura che questa stava per compiere, con la loro involontaria complicità, progettando un'opera, come ripetiamo, che mentre esalta le bellezze, la storia, la cultura dell'area dello Stretto viene edita da chi sta cercando scientemente di distruggere tutto ciò. Siamo stanchi di sentir affermare, com'è avvenuto nella presentazione di Taormina, che l'opera è "un ponte tra culture". Sapevano gli illustri relatori che il vocabolo latino "pons" (ponte) e "pontus" (mare, dal greco "pontos") hanno la stessa radice? Per i Greci il ponte, cioè il tramite tra un luogo e l'altro, era rappresentato proprio dal mare, che solcavano con grande abilità, navigando per tutto il Mediterraneo. Forse questo potrebbe insegnare a qualche manager entusiasta che non è certo necessario un ponte di cemento armato foriero di un impatto ambientale devastante, per riuscire a collegare culture diverse. Il mare è più che sufficiente, oggi come più di venti secoli fa. Nel frattempo la "Stretto di Messina", ha dimostrato (grazie all'egregia presentazione di Lunardi e la brillante premessa di Ciucci) di avere le carte davvero in regola per essere considerata "devastante": non contenta di progettare lo scempio di un territorio, è riuscita pure ad oscurare con poche righe una pubblicazione che sarebbe potuta risultare assai gradita e ricercata da addetti ai lavori e non. Un merito però bisogna pur riconoscerglielo. Quello di aver rafforzato tutti noi, dal pescatore di Torre Faro fino al dotto docente universitario, nella propria opinione: "Questo ponte non s'ha da fare!". A proposito del libro "Lo Stretto nell'Antichità" pubblichiamo le dichiarazioni di due studiosi di Antichistica. Il primo, la prof. Maria Caltabiano, risulta far parte del Comitato scientifico dello stesso libro e, dai noi personalmente interpellata, ci ha fatto avere per iscritto la sua posizione che riportiamo integralmente. Il secondo, il prof. Lorenzo Braccesi, pur docente dell'Università di Padova, curatrice del libro, non ha preso parte all'iniziativa e sarcasticamente la stigmatizza nell'ultimo numero della rivista specialistica "Hespería", dalla quale traiamo testualmente le sue parole, contenute in un intervento dal titolo "Archeologia del Ponte sullo Stretto". ------------------------------------------------------------- Caltabiano: «Io, gabbata in buona fede» "Quando nel maggio del 2004, in occasione dell'inaugurazione del nuovo Museo Numismatico, incontrai presso l'Università di Padova la prof.ssa F. Ghedini, che mi aveva invitata telefonicamente a preparare un contributo numismatico al volume su "Lo Stretto di Messina nell'Antichità", la prima domanda che le rivolsi riguardava l'obiettivo che l'opera si prefiggeva. L'identità del Committente, la Società Stretto di Messina, non escludeva infatti che l'opera potesse in qualche modo essere correlata alla realizzazione del Ponte; una realizzazione contro cui avevo più volte manifestato pubblicamente, ritenendola inutile, dannosa e troppo dispendiosa rispetto alle numerose esigenze siciliane. Espressi apertamente il mio punto di vista alla collega che mi rassicurò sulla natura e le finalità di un Volume che - a suo dire - sarebbero state esclusivamente scientifiche: la committenza della Società Stretto di Messina si configurava come un atto di mecenatismo volto a illustrare lo specifico culturale e naturalistico dell'area dello Stretto. Optai allora per la collaborazione, scegliendo consapevolmente di correre il rischio della strumentalizzazione: l'opera non soltanto era stata affidata alla cura di una docente di un'Università del Nord, ma se vi avessero collaborato soltanto studiosi di altre Università, le competenze - plurime e specialistiche - dei docenti dell'Università di Messina sarebbero rimaste tagliate fuori, come se non fossero esistite. A questo fine mi adoperai io stessa a segnalare a F. Ghedini numerosi nomi di docenti che avrebbero potuto prendere parte all'iniziativa, e alla fine - nel rispetto di una collaborazione a carattere nazionale e internazionale - ben nove docenti messinesi hanno firmato otto dei trentasette contributi pubblicati. Nonostante la mia presenza fra i membri del comitato scientifico, il piano completo dell'opera e soprattutto le pagine introduttive dell'ex ministro P. Lunardi e del dott. P. Ciucci le ho conosciute solo dopo la pubblicazione del Volume, rilevando con rammarico come esse non fossero coerenti con le promesse iniziali. Il libro, comunque, nella logica di una corretta e accattivante divulgazione scientifica, offre al lettore la prima visione integrata (naturalistica e culturale) dell'area dello Stretto nell'antichità, in una sintesi che, ben lungi dal poter essere invocata a dimostrazione della necessità della costruzione del ponte, illumina una specificità naturale e una ricchezza di tradizioni storiche e culturali tali da richiederne con forza la tutela e la valorizzazione, escludendo a priori qualsiasi intervento che avesse conseguenze distruttive o destabilizzanti di un sistema che, sempre più, viene palesando caratteri di unicità privi di qualsiasi confronto". Prof. Maria Caltabiano, (Docente Ordinario di Numismatica greca e romana - Università di Messina) --------------------------------------------------- Braccesi: a proposito di archeologia L'archeologia è una scienza neutrale? Lasciamo la parola al Ministro Lunardi: "Se è vero che conoscere il passato è premessa imprescindibile per comprendere il presente e pianificare il futuro, questo libro sarà utile [...] a chi ha accettato la sfida che questo breve e periglioso braccio di mare ha lanciato agli uomini [...]. La tecnologia del Terzo Millennio è [...] pronta per accettare e vincere questa sfida, in una prospettiva di civiltà. Questo il messaggio, questo l'auspicio, che mi sembra di poter cogliere nel grande affresco storico che questo libro ci consegna". Il libro da Lui presentato [] è edito dalla "Società Stretto di Messina s.p.a., Concessionaria per lo studio, progettazione, realizzazione e gestione del Ponte sullo Stretto". Coloro che hanno accettato in "una prospettiva di civiltà" di secondare "la sfida" del Ministro, per "pianificare il futuro" dello Stretto in nome del passato, sono alcuni fra i più noti antichisti della cosiddetta area progressista: da Nino Ampolo a Lello Greco a Salvatore Settis. I quali, con i loro nomi, illustrano il comitato scientifico di un'opera coordinata dai responsabili degli scavi 'padovani' nell'isola di Creta. L'archeologia è una scienza neutrale? Che dire? Per chi come me ha studiato le commistioni fra antichisti e politiche di regime si apre un nuovo, non meno fecondo, campo di indagine. Prof. Lorenzo Braccesi (Docente Ordinario di Storia greca Università di Padova) Fonte: Felice Irrera Notizia a cura di: Centonove
Centonove
22 Giugno 2006
Il Ponte, la Stretto di Messina e l'Università di Padova
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