Cinquantadue intellettuali contrari all'abbattimento delle strutture. Il progetto prevede un complesso residenziale di Renzo Piano. Architetti e urbanisti: l'area è un unico monumento da tutelare. "Non va salvaguardata soltanto l'architettura del Ventennio ma anche la moderna" CINQUANTADUE firme distese davanti alle ruspe demolitrici. Sono di architetti, urbanisti, storici. Intendono fermare la distruzione delle "Torri" dell'Eur. I grattacieli degli anni ' 60 progettati da Cesare Ligini. Figli del boom economico e un tempo sede del ministero delle Finanze. Segni importanti nello skyline romano. Il grido d'allarme è lanciato dal sito web della Fondazione Bruno Zevi. Vuole mettere in salvo «un esempio significativo d'architettura razionalista del secondo dopoguerra». Secondo le intenzioni del Comune, lascerà il posto a un complesso residenziale di 400 appartamenti. Firmato dall'archistar Renzo Piano. Lucio Passarelli, autore nel 1977 delle torri Iacp di via Vigne Nuove, Franco Purini (attualmente al lavoro per il grattacielo che sorgerà a Castellaccio, ai limiti dell'Eur), lo storico dell'architettura Renato Nicolini, insieme con Adachiara, Luca e Sergio Zevi, o al giornalista Furio Colombo, si battono invece perché ha detto Purini «l'Eur sia considerato un unico grande monumento da tutelare». Insomma, vincoli non solo per l'architettura del Ventennio. La Fondazione ha promosso ad aprile il convegno "Eur: se Terragni avesse vinto". «La linea razionalista dell'architetto lombardo fu sconfitta da quella fascista. Così il quartiere ideato per l'Esposizione universale del 1942 ha preso l'aspetto che conosciamo» spiega Adachiara Zevi. «Ma è assurdo che il nuovo piano regolatoreaggiunge la studiosa vincoli i palazzi fascisti e invece destini alle ruspe gli esempi d'architettura moderna». Le torri di Ligini sono insieme con il Velodromo, dal 1968 in abbandono e ora in attesa di ristrutturazione l'opera più importante dell'architetto romano. E, dal punto di vista urbanistico, ha sottolineato Nicolini, «costituiscono l'alto contrappeso, dall'altra parte del Laghetto, del Palasport di Nervi». Ma come coniugare tutela e mutate esigenze funzionali? I firmatari propongono: «Una riqualificazione degli edifici esistenti, resa possibile dalla notevole flessibilità del loro impianto interno».