Disturbatore. Vittorio Sgarbi: "Ho scelto di fare l'assessore a Milano perché qui posso disturbare di più, e le anime belle sono già preoccupate". Tra i progetti da promuovere, ha annunciato una Biennale del dissenso. Il nuovo responsabile della cultura: con Letizia c'è un fidanzamento ma basta riunioni alle nove di mattina Le opere bocciate Biblioteca Europea. «È un progetto più brutto del ponte di Messina, non si farà, ho già detto a Di Pietro di non farci avere i soldi» Arco della Pace. Bocciata risistemazione firmata da Viganò. «La zona deve essere riaperta». A Sgarbi non piacciono nemmeno alcuni orpelli della Scala Montanelli «La statua nei giardini di via Palestra ha dei difetti da correggere, la patina e la testa». Ma tutto sommato non viene bocciata da Sgarbi Pertini. «II monumento in via Croce Rossa è un pisciatoio. Ma i pisciatoi sono importanti, ne farò mettere di nuovi nei giardini pubblici» SEDICI assessori, ma un solo one man show: Vittorio Sgarbi. Il vulcanico assessore alla Cultura di Letizia Moratti aveva messo appena piede a Palazzo Marino che già si faceva sentire. Tutti per lui registratori e telecamere. E lui nell'ordine: imponeva in futuro il posticipo delle convocazioni a orari più consoni («impossibile una seduta di giunta alle 9 del mattino per noi che abbiamo impegni fuori Milano»), elargiva pagelle e prometteva traslochi. Ecco i monumenti da bocciare e cambiare, ecco la promessa di una «Biennale del dissenso», ecco i progetti culturali da ammazzare come la Biblioteca europea. Che pure, a onor del vero, non solo è promessa nel programma di governo del sindaco Moratti ma è pure indicata espressamente nelle deleghe dell'assessorato alla Cultura. E Sgarbi che fa? Di prima mattina davanti ai giornalisti esprime questa personalissima convinzione: «Si farà? No, servono per fortuna i soldi del governo che non ci sono. Ho già parlato con il ministro Di Pietro e gli ho detto che la Beic è un progetto più brutto del ponte di Messina». Giudizio impietoso sulla Biblioteca europea a Porta Vittoria, già promessa da Albertini e ri-promessa da Letizia Moratti. L'Unione subito coglie e rilancia: «La giunta deve decidere quale sarà la sua posizione sulla Beic», affonda il Ds Pierfrancesco Majorino. Non è affatto l'unica anticipazione dello Sgarbi-pensiero per quello che c'è da fare a Milano alla voce cultura. Linea generale: «Ho scelto di fare l'assessore a Milano perché qui posso disturbare di più e le anime belle sono già preoccupate». Bocciature e promesse di rivoluzioni. La statua di Montanelli ai giardini di via Palestra? «Ha dei difetti da correggere, la patina e la testa». Il monumento a Pertini in via Croce Rossa? «Un pisciatoio». Giudizio che chiama un'altra certezza: si parla tanto della statua di Montanelli in via Palestra ma in quei giardini pubblici non c'è neppure un bagno, e dunque a questo punto «mettere pisciatoi è anche più importante che mettere nuovi monumenti». E ancora, nel mirino dell'assessore che vuole di certo lasciare il segno finisce la statua nera di Mirò in via Senato. Da rimuovere. Così come quelle «quattro pecoracce» di Rosenthal sempre in via Palestra, la risistemazione firmata da Viganò attorno all'Arco della Pace («la zona deve essere riaperta») e alcuni orpelli arrivati alla Scala («quelle quattro palle che vedete sul prospetto della facciata»). L'Ago e il filo a Cadorna? Quella «in assoluto è una bella opera ma in quella piazza non va bene». Cose da togliere, cambiare, modificare. E novità promesse. Annuncia una «Biennale del dissenso», un convegno internazionale per dare voce a intellettuali e artisti costretti al silenzio: «Sarà la prima cosa che mi impegnerò a organizzare. Da Cuba alla Cina, fino all'Iraq, intendo dare voce a chi nel suo Paese non ce l'ha». Il neo-assessore già contatta il ministro della Cultura, Francesco Rutelli, non per chiedere ma per spiegare il da farsi: la Pinacoteca di Brera dovrebbe diventare una fondazione, con ingresso gratuito e apertura by night. Con Letizia Moratti si mostra più diplomatico. La bacia, rinuncia al proposito di inginocchiarsi ai suoi piedi e azzarda, ma solo un pochino: «Tra noi c'è solo un fidanzamento».