In sofferenza gli uffici che curano il patrimonio archeologico. Da 10 anni niente concorsi «Per fortuna sono appena andata in pensione e quindi non sono più soprintendente. Se proprio vuole parlare di Ostia Antica, allora si rivolga a Marchetti. Io per fortuna non ne rispondo più...». Suona quasi come un'epigrafe, ma non è solo umorale il taglio secco con cui Anna Gallina Zevi, storica soprintendente archeologica di Ostia andata in pensione e sostituita per il momento dal soprintendente regionale Luciano Marchetti, liquida il problema. Assomiglia un po' a quel barbiere di Firenze che per l'alluvione del '66 mise sulla sua saracinesca assediata da acqua e fango il biglietto «Chiuso per nervoso». Anche per le sovrintendenze sembra un po' così. E nervoso regna nei quartier generali che hanno in cura il patrimonio archeologico più importante e ricco del mondo. Si fanno scoperte importanti, di continuo, ma poi bisogna ricoprirle quasi sempre di terra. Come si fa a valorizzare, visto che già sì fatica a tutelare? Il Lazio ha la fortuna di gestire vestigia non solo romane ma anche di popolazioni coeve o precedenti come i vari ceppi «latini» o gli etruschi. E allora cosa succede ? Succede che la soprintendenza dell'Etruria meridionale, quella che ha appena scoperto la tomba etrusca con i dipinti più antichi del Mediterraneo e che amministra beni disseminati su un territorio vasto e impervio, venga eliminata per essere inglobata in quella del Lazio: idea discutibile dell'allora ministro Giuliano Urbani. Il suo successore, Rocco Buttiglione, forse mosso a pietà, l'ha ripristinata. Salvo dimenticarsi però di trovarle un sovrintendente. Morale: Anna Maria Moretti, etruscologo e figlia di etruscologo, nominata sovrintendente del Lazio di fatto deve occuparsi anche di quella dell'Etruria. Che senso ha tutto ciò? Poi c'è Roma. «Io ho un contratto triennale - spiega il sovrintendente Angelo Bottini, che ha sostituito Adriano La Regina - L'ho firmato col dipartimento dei beni culturali. Sono un dipendente pubblico, ma la sostanza è che aldilà dell'essere tale per diritto, visto che ho passato un concorso, ho invece dei limiti temporanei, limiti che possono essere tali da ingenerare una dipendenza maggiore nei confronti della gestione politica. Vivo dunque in un sistema che invece di rendere più libero il funzionario tende ad assoggettarlo di più. In quale contesto? Quello di un impoverimento delle nostre forze, dato che non si fanno più da anni i concorsi con cui sostituire i funzionari che vanno in pensione. I numeri parlano da soli: noi siamo in 500 ma dovremmo essere 800. Mancano soprattutto tecnici, come i restauratori. Senza reclutamento vengono meno apprendistato interno e passaggi dì consegne. Ormai ì funzionari più capaci vanno verso i 60 anni. E dietro dì loro c'è il vuoto...». Aggiunge Anna Maria Moretti: «C'è una forte compressione delle potenzialità. Tutti i funzionari vìvono un forte disagio. Si sblocchino le assunzioni, si facciano i concorsi, il ricambio in queste condizioni non è garantito». Luciano Marchetti, sovrintendente regionale, sembra il nocchiero che corre a tappar falle. Da poco ha dovuto assumere l'interim di Ostia. «Mancano soprintendenti non solo a Roma ma in tutta Italia, sono 45 le caselle vuote - spiega Marchetti -. Ad Ostia poi quattro anni fa è andato in pensione anche il direttore amministrativo, non è stato sostituito. Purtroppo non si fanno più concorsi da anni. L'ultimo per architetti è stato chiuso nel 2000, quello per archeologi nel '98. Il turnover è bloccato da una decina di anni, l'età media dei funzionari direttivi è di 55 anni, così salta il passaggio di consegne, tutto un patrimonio va perdendosi. Quanto agli organici, io lavoro con 25 persone e ne avrei bisogno di cento». Se l'archeologia piange, come settore più disastrato, non sono migliori le condizioni delle altre sovrintendenze. I sovrintendenti ai monumenti del Lazio e di Roma (Anna Maria Affanni e Maurizio Galletti), così come quello alle Gallerie di Roma e Lazio (Rossella Vodret), hanno appena sottoscritto nuovi contratti. Ma sono generali con pochissime truppe. Le «Gallerie» hanno la testa a piazza Venezia e i funzionari al San Michele. «Dovunque mancano organici di seconda fascia - spiega il sovrintendente Galletti -. Andrebbero fatti concorsi per assumere giovani funzionari. Da noi l'organico è sotto di un terzo. E così è dappertutto...».