L'assessore Zamboni: «Non c'è allarme immediato». Sotto osservazione gli effetti del traffico e dell'inquinamento. Il piano: il Comune chiede fondi al ministro Ruteili per dare il via al piano di restauro e di monitoraggio. «Servirà oltre un milione di euro, forse più» «Sono due signore arzille, ma di 900 e passa anni. Quindi è giusto sottopone a un controllo e monitorarle di continuo». Quali possono essere le signore arzille, secondo l'assessore alla Mobilità e ai lavori pubblici Maurizio Zamboni, se non le Due Torri, il simbolo di Bologna nel mondo? Così il Comune ha deciso di mettere mano a un rigoroso programma di conservazione e di controllo continuo delle torri. E batterà cassa al ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli «Anche se stiamo valutando uno spettro di altre opportunità spiega Zamboni perché parliamo di risorse ben superiori al milione di euro. Anzi, forse qualcosa di più». Oltre all'opzione governativa, ci sarebbero in lista di attesa anche le Fondazioni e importanti enti bancali pronti a non perdere una ghiotta occasione come quella della grande visibilità dell'operazione. «Voglio tranquillizzare i cittadini dice l'assessore i due monumenti non corrono pericoli e le fondamenta sono salde. Il problema è un altro e a mio avviso dovrebbe essere esteso anche ad altri monumenti: il passare dei secoli, le intemperie, forse l'inquinamento, gli sbalzi dal caldo al freddo sono fattori oggettivi che occorre monitorare». Ma quali sono gli interventi previsti? «Premesso che i tecnici del Comune ci stano lavorando già da qualche settimana puntualizza e che non escludiamo un possibile contributo di specialisti, come, ma faccio solo un esempio, docenti di ingegneria, si tratta di due interventi ben distinti. Il primo lo possiamo definire di tipo conservativo. In altre parole si tratta di verificare e di sistemare eventuali ammaloramenti delle connessioni tra le pietre delle torri. Il secondo riguarda l'installazione di un sistema assai sofisticato di monitoraggio continuo dei monumenti, in grado di fornirci istante per istante il loro stato di salute». Zamboni spiega che «si tratta di riprendere un programma, che naturalmente stiamo aggiornando, avviato alla fine degli anni Novanta, quando venne consolidato il basamento della Garisenda. Poi, inopinatamente i lavori si fermarono e adesso abbiamo deciso di riprenderli e completarli. Anzi, mi meraviglio che questo programma non sia stato ultimato prima». La parte più importante dell'intervento riguarderà (dopo il controllo strutturale) il sistema di monitoraggio, che utilizzerà sensori avanzatissimi. Forse dei microchip inseriti nelle strutture (in grado di avvertire ogni minima anomalia), accoppiate ad un controllo permanente con sistemi laser. Quando partiranno i lavori? Su questo punto Zamboni è abbastanza abbottonato. «Innanzitutto dobbiamo reperire le risorse dice . Dalla quantità dei soldi a disposizione decideremo la data d'inizio e quindi i tempi. Ma voglio precisare un fatto: dalle risorse che otterremo dipenderanno le forme dell'intervento». Tradotto. Quanti più soldi arriveranno, tanto più completo e sofisticato sarà il programma degli interventi. Nomi di aziende incaricate di effettuare il lavoro Zamboni non ne fa. «E' prematuro» dice. Resta il fatto che un'impresa bolognese con un robusto curriculum sarebbe già ai blocchi di partenza, ma il nome deve (su richiesta degli stessi interessati) rimanere top secret. «Noi abbiamo già fatto il consolidamento della Garisenda anni fa. E recentemente dicono abbiamo realizzato uno studio autofinanziato per valutare lo stato di salute delle Due Torri». Come dire: se ci chiamano siamo pronti. La Garisenda Costruita nello stesso periodo dell'AsinelIi, è alta 48,16 metri e ha uno strapiombo di 3,22 metri dovuto a un precoce e maggiore cedimento del terreno e delle fondamenta. Dante, che la vide ancora integra, nel XXXI Canto dell'Inferno la paragona ad Anteo chinato. A metà del XIV secolo si rese necessario l'abbassamento della torre per non pregiudicarne la stabilità. Il rivestimento inferiore, in bugne di selenite, risale invece alla fine del XIX secolo. L'Asinelli Costruita alla fine dell'Undicesimo secolo dall'omonima famiglia bolognese che con l'imponenza della torre voleva rappresentare il proprio prestigio. Già nel secolo successivo la proprietà passò al Comune e la torre acquisì essenzialmente funzioni militari. Alta 97,20 metri, presenta uno strapiombo di 2,23 metri. La scalinata interna di 498 gradini fu completata nel 1684. Il basamento è circondato da una rocchetta realizzata nel 1488 per ospitare i soldati di guardia.