Si allunga la trattativa con il Museo di Los Angeles per la restituzione dei tesori trafugati Il Getty museum di Los Angeles ancora non si arrende. Per il momento non restituirà all'Italia tesori archeologici trafugati e illegalmente esportati all'estero. Le trattative tra il ministero per i Beni culturali e l'istituzione americana si allungano infatti nel tempo e dovrebbero concludersi entro il mese di settembre. Sono state istituite due commissioni tecniche che valuteranno l'offerta del Getty: 35 opere sulle 85 contestate ieri dal nostro paese ed esposte in California. A quanto pare non c'è una delle perle italiane che risplendono nel Getty di Malibu: l'atleta attribuito all'artista greco Lisippo, un magnifico bronzo del IV secolo avanti Cristo. Nel 1964 finì nelle reti di due pescatori, al largo di Fano, nel mar Adriatico. Fu venduto a un antiquario di Gubbio per l'equivalente odierno di 150 euro. Dieci anni più tardi fu comprato dal Getty per tre milioni di dollari. Secondo alcune ipotesi avrebbe dovuto portare la scritta "Proprietà dello Stato italiano". Diventare un'opera in prestito. Ed era rimasta fuori anche la Venere di Morgantina, una statua alta oltre due metri, scolpita nel V secolo avanti Cristo, d'illegale provenienza siciliana, pagata dall'istituzione statunitense 18 milioni di dollari. E' al centro di un processo penale. Difficile dunque stilare un atto di conciliazione, che nelle intenzioni di parte americana doveva comprendere, tra l'altro, un gruppo con due grifoni in marmo, una statua di Apollo e un vaso, una kylix realizzata da Eufronio, decorata dal suo allievo Onesimos. Non la Venere, la cui restituzione per il Getty avrebbe avuto il sapore di un verdetto di colpevolezza. La trattativa è stata seguita personalmente dal ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli che ha proseguito gli incontri avviati a febbraio, quando fu raggiunta un'intesa con il Metropolitan per il vaso di Eufronio del museo newyorchese e gli argenti di Morgantina. Questa volta il negoziato era assai più complesso, perché a Roma è in corso un processo contro Marion True, ex responsabile delle acquisizioni archeologiche del Getty, sotto accusa per opere esportate illegalmente tra cui proprio la Venere di Morgantina. Soluzione dunque diffìcile per la contestazione al museo americano dell'illegittimo possesso di 85 opere. Ma secondo un documento interno e riservato del Getty, pubblicato dal Los Angeles Times, sarebbero 350 i vasi, le statue che «sono state acquistate da mercanti identificati da autorità straniere come sospetti o condannati per avere trattato pezzi trafugati». La provenienza però non è soltanto italiana. Il tentativo d'accordo con il Getty è stato avviato lunedì 19 giugno, quando le due parti si sono confrontate per circa sei ore. In via del Collegio Romano, si sono ritrovati intorno al tavolo ovale una ventina di persone: il ministro Rutelli, Michael Brand, nuovo direttore del Getty, funzionari, archeologi, investigatori specializzati nel traffico di opere d'arte, avvocati. Il secondo round ieri pomeriggio, altre sei ore. Ma il caso non si è chiuso e resta aperto anche il processo per la Venere di Morgantina.