Il caso GettyTestimonianze choc al processo per le opere trafugate dal nostro Paese. E il "venditore" Robert Hecht dice: «Vorrei trovare l'Elmo di Scipio per restituirvelo» IMMAGINI e testimonianze choccanti escono dalle pieghe del "processo Getty", contro Marion True, ex curator del museo, e Robert "Bob" Hecht, 87 anni, uno dei massimi mercanti al mondo. Prendiamo, per esempio, il caso dei Due grifoni che sbranano un'antilope: uno splendido gruppo marmoreo forse del IV secolo a.C, ancora policromo (ed è assai raro), acquistato nel 1985 dal Getty a 7 milioni di dollari. Prima d'essere esportato clandestinamente dalla Penisola, è stato scavato di frodo da una tomba (è quasi certo) di Ascoli Satriano, provincia di Foggia, dove Pirro combatté i Romani nel 279. Ci sono delle foto. Una, splendida con il reperto esposto nel museo: c'è anche nel nuovo allestimento; in una seconda, Giacomo Medici, uno tra i maggiori intermediari nel traffico clandestino d'archeologia, è in posa quasi come la prova vivente d'un trionfo davanti a quella vetrina; poi, alcune polaroid, bassa qualità. Medici le conservava nel suo "quartier generale", al Punto franco di Ginevra, con 4.000 opere, sovente assai importanti. E mostrano quei Grifoni, presumibilmente appena scavati, nel bagagliaio di una vettura, avvolti in un foglio di giornale che racconta anche quando il furto è avvenuto: documentano il momento esatto dello scempio, e ci fanno davvero rabbrividire. Ma andiamo avanti: i Carabinieri del Comando per la tutela del Patrimonio artistico, coordinati dal Pm Paolo Ferri, riprendono in mano anche antiche indagini. Nel 1978, la Guardia di Finanza ha compiuto una perquisizione ai danni di Savino Berardi: un "tombarolo" di rilievo, deceduto tre anni fa, che operava nel Foggiano. I carabinieri recuperano gli atti del processo, che s'è concluso con un'amnistia, in un container della Croce Rossa, usato come un deposito; e scoprono che i reperti sequestrati, da allora sono rimasti in un magazzino, al museo di Foggia. Anche questo suona come un'incredibile sciatteria. Un mese fa, li recuperano. Sorpresa: un gruppo di marmi policromi, vasi bellissimi, del IV secolo. Il soprintendente archeologo di Roma, Angelo Bottini, dice che tutti provengono dal medesimo contesto dei Grifoni: analoga la rarissima policromia. Se s'indaga l'acquisto operato nel 1985 dal Getty (che include quei Grifoni tra quanto è pronto a restituirci), si scopre che sono comperati, con altri pezzi provenienti dalla stessa tomba (legata alla battaglia contro Pirro?). Anche una statua marmorea di Apollo, e una lekanis, grande piatto d'offerta, decorata con Tetide e le Nereidi che portano le armi ad Achille. Ufficialmente, provenivano da una Collezione, la Tempelsman, che il museo americano acquista in blocco. Il venditore era Robert Symes: lo stesso della Venere di Morgantina; quello cui è stata sequestrata, a suo tempo a Londra, l'eccezionale Maschera d'Apollo, in avorio. Il Pm Ferri è certo che la Collezione Tempelsman sia solo un "paravento": creata in modo fittizio, per evitare ogni denuncia (e indagine) sulla provenienza originaria dei reperti; per non ammettere che sono stati scavati di frodo, in Italia, e conferire loro un pur fasullo "pedigree". Perché non chiedere lumi proprio a Hecht, che, nei giorni scorsi, è intervenuto, solo per brevi precisazioni, a una udienza del processo che è anche il suo? «Ma io ho sempre acquistato all'estero; non c'è mica scritto da dove un reperto proviene», si schermisce il venditore del Vaso di Eufronio del Metropolitan, e di centinaia d'altri oggetti, tutti molto importanti, ai disinvolti musei di mezzo mondo. «Lei è del Messaggero! Lo leggevo sempre tra il 1947 e il 1974, quando vivevo a Roma. Ero venuto a studiare. Il primo acquisto? Forse nel 1951. La più bella cosa che è passata nelle mie mani? Mia moglie. Ah, ma lei intendeva gli oggetti: forse, è stato proprio il Vaso d'Eufronio». Hecht è assai disinvolto. «Che cosa vorrei trovare? L'Elmo di Scipio, per restituirlo all'Italia; del resto, siamo qui al processo: Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò». Ma che ne pensa della restituzione all'Italia del "suo" Vaso di Eufonio? «Gli Stati Uniti sono una democrazia, e il signor De Montebello ha diritto a fare quel che vuole». Non sembra, però, molto convinto: «Ho sempre negato che il Vaso provenisse dall'Italia». Anche ora che tutti lo ammettono? «Non vedo perché dovrei cambiare idea». Il "mercato nero" è più difficile, adesso? «Non so cosa questo significhi; se all'estero qualcuno mi porta un oggetto, non ho il diritto di chiedergli la provenienza, d'indagare su di lui. Poi, se quell'oggetto rifiuto di trattarlo io, altri dieci saranno pronti a farlo». Insomma, alla soglia dei 90 anni, Hecht è tutt'altro che pentito: fino a negare anche l'evidenza. Ha piazzato decine e decine di reperti al museo di Boston; ha venduto capolavori a Houston, Berlino, ad altre istituzioni di grido in tutto il mondo: per mezzo secolo, la nostra Penisola è stato saccheggiata anche così. La Trattativa. Un altro pomeriggio di trattative tra le due delegazioni italiana e del Getty Museum; un accordo non è stato ancora trovato, ma non c'è stata nemmeno una rottura: i colloqui proseguiranno. Il LosAngeles Times afferma che, dei 53 che sono contestati, il Getty sarebbe pronto a restituire 21 reperti all'Italia, di cui tre attualmente esposti: un vaso di Eufronio di 2.600 anni fa, una statua di Apollo, ed il gruppo marmoreo dei Grifoni. Non (per ora) la Venere di Morgantina, né il Bronzo d'atleta di Lisippo, recuperato nel mare di Fano. Per la delegazione italiana, questo non è sufficiente. Oggi si svolgerà anche un'alta udienza del processo contro Marion True, ex curator proprio del Getty, sezione archeologica.