La Soprintendenza ha concluso i sondaggi: dato il via libera al rifacimento del «cuore» cittadino «Un "di più'" di impegno, ma anche un "di più'" di stile e di qualità della nostra vita personale e sociale e, per i cristiani, un "di più" di fede e di coerenza». È questa, in sintesi, la proposta di solidarietà secondo la Caritas cittadina, che ha stilato un bilancio di fine anno, che ha avuto per tema la crescita della solidarietà nella comunità ecclesiale e nella città. «Compito dell'organismo ecclesiale, infatti, - ha detto Maurilio Assenza, direttore della Caritas cittadina - è quello di sollecitare, coordinare, avviare e poi lasciar sviluppare sensibilità e iniziative senza alcuna preoccupazione di intestazione, anzi, evitando, quando è possibile, di gestirle direttamente. E il quadro che ne è venuto fuori è confortante, nonostante esistano delle problematiche, spesso non prese in considerazione o sopite e, dunque, poco note». Esiste, innanzitutto, un tessuto invisibile di solidarietà e partecipazione alle problematiche sociali, che rende "bella" la città di Modica e i suoi abitanti, «una solidarietà sommersa non ovvia e preziosa - ha detto Assenza -, di cui non si parla molto, ma che continua ad essere presente nella nostra città e si concretizza in visite, in ospitalità, ecc., e senza la quale di Modica resterebbe solo la bellezza esteriore. Di pari passo c'è, poi, un tessuto educativo di cura e preoccupazione perché i ragazzi e i giovani crescano attenti alla solidarietà: per fare un esempio, solo alla Casa di accoglienza don Puglisi, nel corso di un anno, vi sono stati circa settanta incontri con classi scolastiche e gruppi di catechismo. Anche in questo caso tutto è nell'ottica del seme nascosto, ma fecondo. Terzo elemento di questa solidarietà sommersa ma esistente è lo sforzo di interventi intelligenti e volti alle situazioni più difficili. Il sommerso non riguarda tanto chi opera nel sociale, che sa come a Modica sempre più si lavori 'in rete', ma l'opinione pubblica, e qui un ruolo importante è rivestito proprio dall'informazione». Il direttore della Caritas cittadina ha rilevato anche una «notevole sproporzione tra bisogni e risposte», indirizzando una sorta di rimprovero nei confronti di chi non vuole rendersi conto che le situazioni difficili richiedono relazione e progettualità, nonché servizi efficienti, e non semplice assistenza una tantum, e, quindi, invece di costruire, denigrano e semplificano, senza comunque misurarsi con la realtà concreta dei poveri; ed ha messo in risalto anche «la difficoltà per molti di mettersi in gioco ed essere attenti all'appello concreto che giunge dai più fragili, come possono esserlo, ad esempio, i bambini che vivono situazioni gravi di disagio familiare, per i quali sarebbero necessarie famiglie disposte all'affidamento e a forme di adozione come quelle miti o speciali».