"Insieme all'economia è fondamentale, però ci vogliono investimenti" Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, gli industriali chiedono nuove autostrade. E la cultura che messaggio manda alla politica? «Se si perde questa grande occasione storica di rilancio della funzione della cultura, partendo da un patto, da un'alleanza tra la città e il governo, si perde un'opportunità probabilmente irripetibile di investire sulla cultura come sulle infrastrutture». Teme che la politica guardi solo agli industriali e si dimentichi ancora una volta di voi? «No, non ho questo timore. Ho letto dichiarazioni incoraggianti di Enrico Letta, del ministro Bersani, del sindaco Moratti. Sono molto fiducioso per i segnali che vedo, e proprio per questo faccio una proposta». Quale? «Scriviamo insieme le regole perché cultura ed economia vadano insieme come successe nel Dopoguerra. Così come ci sono le legittime e fondamentali richieste di infrastrutture viarie, la cultura venga considerata di pari importanza». Senza cultura non ci sarà rilancio economico. «Appunto. Ma non andiamo lontano con gli interventi tampone, e se non ci occupiamo insieme di infrastrutture reali e di infrastrutture del pensiero non ci occupiamo dei nostri giovani». Da dove partire? «È impensabile chiedere al ministro Rutelli di mettere mano alla situazione dello spettacolo facendo delle leggi di settore. La sfida che mi permetto di proporre al governo della città e al governo nazionale è quella di mettere da parte l'idea che si possano fare leggi per il teatro, leggi per il cinema, ma che invece mentre si fa una legge per la competitività del Paese si inserisca in questo quadro anche la cultura». Un patto tra città e governo, diceva. «Per riscrivere le regole della competizione inserendo anche la cultura in questa strategia». Un esempio di traduzione pratica? «Sarebbe davvero bello se Bersani e Rutelli e gli altri ministri si sedessero allo stesso tavolo con i sindaci. Superando la fase delle leggi di settore, dei regolamenti. Ma per scrivere nero su bianco che questo Paese ritiene gli investimenti sulla cultura determinanti come tutti gli altri investimenti». Sempre per tradurre in concreto, gli enti culturali stanno chiedendo più fondi? «Quelli li chiediamo da trent'anni ma è da vent'anni che il Fus si riduce. Eliminiamo l'equivoco: non sto dicendo quello che dico per chiedere più fondi per il Piccolo. La mia convinzione è che bisogna chiudere quella fase e rifondare le ragioni per investire nella cultura».