L'arte è un gioco, almeno sembra a prima vista. Una cascata d'acqua rinfrescante, sottile come un velo, ci accoglie all'ingresso di Art Basel, giunta alla 37ma edizione, la più grande rassegna di arte contemporanea. Possiamo andare in giostra, o divertirci nelle altre installazioni della sezione Art Unlimited, arte senza confini, in tutti i sensi. "Declaration of human rights" di Josef Osenquist, realizzata nel '98 per il Palais Chaillot a Parigi, è vasta 280 mq, quanto un grande appartamento, 7 metri per 40. Il restauro del Palais non è ancora stato ultimato e così l'opera dedicata alla dichiarazione dei diritti umani dell'Onu viene esposta a Basilea. Accanto, il peruviano Fernando Bryce presenta 210 disegni su tutti i conflitti del nostro tempo, nessuno orrore escluso. La prima impressione, appunto, inganna. I colori di Art Basel sono sgargianti, si abbonda nell'oro e nell'azzurro, ma a guardar bene si scopre una realtà diversa. Un grumo splendente è fatto di tante minuscole mosche, e le descrizioni di massacri sono in altre opere ridotte a dimensioni quasi impercettibili. Da lontano potrebbero anche sembrare un piacevole ghirigoro. Sull'acqua della cascata si colgono a malapena riflesse delle parole: "Fucked Dream", scrive l'autore Jack Pierson. Non occorre tradurre. La Bonvicini espone "Never again", dodici amache che dondolano invitanti, ma sono di catene e cuoio. Ricordano le carceri di Bagdad. La giapponese Junya Isnigami imbandisce una tavola immensa e sottile, lunga dieci metri e larga 2,60, con frutta e verdura vere, da cambiare ogni mattina. Basta un tocco e la tavola oscilla e trema, come in balia di un terremoto, lo tsunami in stanza da pranzo. Occorre spazio, e la rassegna è generosa, e cara. Uno stand minuscolo parte da un minimo di settemila euro, e si arriva senza esagerare in metri quadrati a 50mila euro. Un investimento sopportabile per le 297 gallerie rigorosamente selezionate, che espongono i loro nuovi campioni, gli artisti su cui puntare, per amore, o per guadagno (folta, e di qualità, come sempre, la squadra italiana, da "il magazzino" di Roma, a la "Marconi", la "Zero" e la "Stein" di Milano, la "Minini" di Brescia, la "Noero" di Torino). Il più caro rimane sempre lui, anno dopo anno: il "Femme en blanc" di Picasso, dipinto nel 1922, era offerto per 25 milioni di dollari. Sembra che sia stato comprato, senza eccessiva difficoltà. Art Basel si chiude con un successo: negli stands era tutto un fiorire di puntini rossi, che annunciano la vendita. Buoni affari, che sono un buon segnale per l'economia in genere. Quando si ricomincia a comprare quadri vuoi dire che la congiuntura è favorevole. Si vende, è vero, anche nei momenti di crisi, ma solo opere molto costose, considerate più sicure dell'oro o delle azioni petrolifere. Quando invece si vende di tutto, disegni e incisioni, a prezzi "abbordabili" (tutto è relativo), vuoi dire che si torna a vedere in rosa. Ci si può accontentare di un'opera più recente di Picasso, il "Nu couché" del 1971, che si ha per appena 12 milioni di dollari. Per un trittico di Francis Bacon "Tre studi del corpo umano" occorrono 19 milioni. "L'uomo sull'albero" di George Baselitz, del 1969, si compra per 2,5 milioni di euro. Ma con 20mila si ottiene già un video, sempre di moda. Anzi i collezionisti aumentano e comprano a scatola chiusa quel che consigliano gli agenti inviati a Basilea.
Ma al mercato di Basilea il re è sempre Picasso
L'Art Basel, la 37ma edizione, è una rassegna di arte contemporanea che si è svolta a Basilea. La mostra è stata caratterizzata da opere di artisti di tutto il mondo, tra cui Josef Osenquist, Fernando Bryce e Jack Pierson. Le opere sono state esposte in una vasta gamma di formati, dalle installazioni alle sculture, e hanno richiesto un'attenzione particolare per la loro rappresentazione e valorizzazione. La mostra è stata anche caratterizzata da un mercato attivo, con le gallerie che hanno venduto opere a prezzi variabili, tra cui opere di artisti di alto livello come Picasso e Francis Bacon.
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