Nel dipinto "censurato" papa Borgia adorava una Madonna col volto di Giulia Farnese Riecco il Bambin Gesù che faceva parte di un affresco "scandalo" Riemerge una porzione d'un famoso e scandaloso affresco di Bernardino di Betto, detto Pinturicchio (forse 1460-1513), realizzato per la camera da letto di Papa Alessandro VI, nell'appartamento Borgia del Vaticano, che si credeva ormai perduto. Un Bambin Gesù benedicente, detto ora delle mani, che in origine era in braccio alla Madonna, con lei adorato dal Papa, posto in ginocchio. Una composizione di cui parla Vasari, e che fece rumore: infatti, la Madonna possedeva le sembianze d'un'amante di Papa Borgia, Giulia Farnese; anzi, proprio da lì sarebbe iniziata la "carriera" della celebre Famiglia: Giulia intercesse (e certo ne possedeva i giusti argomenti) perché il fratello Alessandro, poi Papa Paolo III, venisse nominato cardinale. A inizio '600, il duca di Mantova Francesco IV Gonzaga, saputo di quello scandaloso dipinto, ne ordina una copia: la chiede a Pietro Facchetti, che, di nascosto e corrompendo un gendarme vaticano «con un paio di calze di seta», s'introduce nell'appartamento (a Papa Borgia succede Giulio II Della Rovere, che lo odiava e vuole nuove "stanze": per fortuna, quelle di Raffaello; le funzioni ufficiali del locale erano ormai dismesse; si sa che nel 1612 vi dormiva il cardinal Scipione Borghese). La storia è un giallo avvincente. Pieno di colpi di scena. Nel 1655, Fabio Chigi diventa Papa, e anche lui sceglie per nome quello del Borgia: è Alessandro VII. E cerca, in ogni modo, di far dimenticare l'antico predecessore. L'affresco viene staccato, demolendo il muro; il Papa che adora in ginocchio, chissà dov'è sparito; Gesù Bambino e la Madonna finiscono in due ricche cornici gemelle. Frammenti ormai privi di connotati e senza storia, segnalati da fine '600 nelle collezioni Chigi, come opere del Perugino. Nel 1940, Eleonora Chigi Albani della Rovere, con il figlio Giovanni Incisa della Rocchetta, storico dell'arte, va a Mantova, in visita a certi nobili: vede la copia dell'affresco dipinta da Facchetti, e il figlio la ricollega ai due frammenti che erano in casa. La Madonna, forse, l'hanno ancora loro; Gesù Bambino, nel 2004, finisce sul mercato. Lo studioso Franco Ivan Nucciarelli lo identifica; un imprenditore, Giuseppe Margaritelli, lo acquista, e lo consegna alla Fondazione Guglielmo Giordano (lo studioso del legno, da cui il nome d'un "listone"), che ha sede a Perugia, nella villa già del Legato Ugo Pietro Spinola; Nucciarelli sta per pubblicare un libro in cui racconta quest'ennesimo (ma ormai risolto) "mistero dell'arte"; il Bambin Gesù delle mani si vedrà a settembre a Perugia, dov'è nato Pinturicchio, poi altrove. L'affresco ritrovato, spesso 6,5 centimetri e con le tracce del muro dietro la superficie dipinta (andranno compiuti raffronti con le pareti della Sala del Cubicolo, dove era sopra una porta, nell'Appartamento Borgia in Vaticano), ha tutte le caratteristiche delle altre opere di Pinturicchio ancora in situ nei locali vicini. E' stupendo; nell'angolo in basso a sinistra, ne sfiora il piede una mano del Papa. L'autenticità non è mai stata posta in dubbio, conferma il soprintendente di Roma Claudio Strinati, che dell'«artista strano e difficile», grande fama in vita poi oscurata da Raffaello, evoca «il Pantheon», cioè, a Roma, la chiesa di Santa Maria del Popolo, e la Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena. L'artista lavora 11 anni per il Borgia, e poi per altri quattro Papi; erano i tempi e Alessandro VI è forse un recordman - in cui i Pontefici avevano spesso figli, si intende illegittimi; erano i tempi e che tempi in cui a Roma operavano, e si sfioravano, Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Bramante, Pinturicchio; Alessandro VI aveva circa 60 anni, Giulia Farnese 40 di meno. Tempi non facili: tanto filofrancese il Borgia, quanto antifrancese il Della Rovere (si terrà il barbone finché l'ultimo invasore non lascerà la Penisola). Giulio II, guerriero e mecenate (affida a Michelangelo la volta Sistina), dice subito che non abiterà (racconta Paris de Grassis nel Diario, alla British Library di Londra) l'appartamento del predecessore, che definiva «marranum et judaeum et etiam circumcisum»: quel giorno, inizia la sfortuna dell'affresco oggi in parte ritrovato.