E' giallo sulla demolizione del ponte di Formicola. La piccola passerella in mattoni, che dal tre secoli dà il nome alla contrada nella zona del Vingone è stata abbattuta per dei lavori di ripulitura sull'argine del torrente. Un intervento di demolizione che ha raccolto il biasimo di tutti i residenti della zona, e di tutti quegli scandiccesi che conoscevano l'importanza storica della struttura per un territorio povero dei segni del passato. In base a quanto ricostruito dai tecnici dell'amministrazione comunale però, il ponticello «delle formiche» non sarebbe notificato alla soprintendenza come bene da proteggere, né esisterebbe alcun vincolo. Una circostanza questa che avrebbe di fatto dato il via alla demolizione «senza se e senza ma», nel corso delle opere di sistemazione e messa in sicurezza del torrente Vingone. Ma se, secondo l'amministrazione comunale, la demolizione sarebbe tecnicamente ineccepibile, restano tanti dubbi sull'opportunità di cancellare dalle carte un toponimo, ossia un manufatto che dà il nome alla località dove è stato realizzato. E il caso è diventato anche politico, dopo che l'on. Migliori di An, ha presentato una interrogazione al ministro dei Beni culturali dove chiede l'interessamento delle autorità locali e nazionali che tutelano i beni culturali, oltre all'accertamento di eventuali responsabilità. Nella zona di via ponte di Formicola sono in molti a gridare allo scempio ed è tanto il dispiacere per quel cumulo di macerie in mezzo al torrente Vingone, ultimo segno della presenza della passerella pedonale che un tempo serviva da varco tra una sponda e l'altra del fiume, e adesso era diventato semplicemente un simbolo. Del resto altre situazioni del genere, ugualmente autorizzate, sono andate in scena sul territorio. Come la necropoli romana trovata in via delle Nazioni Unite, mentre si stavano scavando le fondamenta della Matec. Il tempo di scavare diversi reperti, anche di notevole importanza (manufatti in oro, tombe in anfora) e tutto è stato ricoperto per lasciare spazio all'insediamento industriale. Oppure l'insediamento di Poggerello, nella zona di Casellina, rimasto nell'incuria per anni, e adesso, pare, dal destino incerto.