L'Aapit non ha ancora versato i fondi dello scorso anno. La Diocesi: già anticipati i 13 mila euro. Brutta sorpresa per i turisti che si sono ritrovati sprangate le chiese della Badia, del Purgatorio, dell'Idria, di Sant'Agata e Santa Maria delle Scale. Sgradevole sbocco di una vicenda che vede protagonista l'Aapit, la Diocesi ed il Comune, ma che si ripercuote anche su alcuni lavoratori e su quanti giungono a Ragusa convinti di trovare una città pronta a valorizzare i beni turistici. Ma perché si è giunti alla chiusura degli edifici? Risponde Giuseppe Antoci, direttore dell'Ufficio Beni culturali della Diocesi: «Siamo stati costretti a ridurre le aperture di alcune chiese al solo fine settimana per un mancato accordo con l'Aapit, che, pur mostrando la propria disponibilità a stipulare una nuova convenzione fino al mese di settembre, non ha dato garanzie per i 13 mila euro previsti per la precedente convenzione relativa al 2005. Soldi che, comunque, la Diocesi ha anticipato per garantire il salario ai custodi. Per il resto, manterremo un minimo di apertura degli edifici nel rispetto degli accordi presi con il Comune, che ha mantenuto fede alla parola data». Difficile decifrare l'effettivo stato d'animo del nostro interlocutore. «Per la Diocesi, l'interesse principale è quello di garantire il culto. È l'Aapit che chiede l'apertura per valorizzazione turistica. Innegabilmente la fruizione dei visitatori ci fa piacere, ma l'interesse primario dovrebbe essere di chi è deputato per missione allo sviluppo turistico. Noi abbiamo già garantito per i primi venti giorni di giugno la fruibilità delle chiese, ancorché non avessimo ricevuto alcuna garanzia dall'Aapit». Il comune obiettivo della convenzione, mirato a garantire il periodo estivo, sembra dunque in bilico, almeno fin quando non verrà chiarita l'intenzione dell'Azienda per il turismo. «Abbiamo in programma - precisa Pietro Barrerà, presidente dell'Aapit - di mantenere fede agli impegni assunti, pur trovandoci in un regime precario e pur trattandosi di un impegno assunto dal mio predecessore. Entro il 30 giugno siamo convinti che chiuderemo l'accordo per il rinnovo della convenzione che prevede orari più idonei alle esigenze dei turisti. I soldi sono già a disposizione». Meno semplice la situazione relativa all'impegno preso per il 2005. «Dobbiamo aspettare che il Consiglio provinciale approvi il bilancio consuntivo e da lì trarre le risorse per onorare il nostro impegno morale». Barrera, infine, non risparmia una critica alla scelta della Diocesi. «E' anche interesse loro che le chiese rimangano aperte, non è giusto che si aspettino le somme dell'Aapit». A fare i conti con questa situazione, oltre ai turisti, rimane il personale deputato alla custodia degli edifici religiosi. «Finora - ci spiega Giuseppe Battaglia, presidente della cooperativa sociale Il Dono, che gestisce i lavoratori - siamo riusciti a dare occupazione a sei persone, tra le quali soggetti svantaggiati ed altri segnalatici dal centro ascolto della Caritas. Sono persone alle quali vogliamo garantire il prosieguo di un'attività, che, pur minimamente retribuita, garantisce loro recupero sociale e dignità. Alla luce dei fatti, se volessimo mantenere la stessa paga attribuita finora, dovremmo far rimanere a casa due persone. È, invece, intenzione della cooperativa continuare a dare a tutti la possibilità di lavorare; per questo ci auguriamo una pronta risposta da parte dell'Aapit».