Negli ultimi vent'anni anni a Roma si sono moltiplicati i musei e gli spazi espositivi. Praticamente in ogni luogo della città sono nate o stanno nascendo strutture museali, alcune anche grandi e costose come il nuovo Centro per le Arti contemporanee di via Guido Reni, come il Museo comunale d'arte moderna nell'edifìcio della ex birreria Peroni, oppure come i distaccamenti del Museo nazionale romano all'interno di Palazzo Altemps e nella ex Centrale elettrica di Via Montemartini. La lista delle inaugurazioni sarebbe lunghissima e in alcuni casi come per il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale anche replicata, poiché negli ultimi vent'anni questo edifìcio è stato ristrutturato due volte; o come nel caso dell'ampliamento della Galleria nazionale d'arte Moderna per il quale è stata prevista la demolizione e la ricostruzione di un'ala recentemente inaugurata. Insomma la città di Roma tra piccole sale mostre, come la neonata fondazione Bìlotta nell'edificio dell'Aranciera di Villa Borghese, o come i faraonici spazi multifunzionali delle ex scuderie del Quirinale, ha visto tutto un fiorire di musei e gallerie. Ma tra queste molteplici iniziative, (alcune delle quali come il Museo Andersen al Flaminio sconosciute anche ai romani), si palesa come un'allarmante voragine, l'assenza di un grande Museo nazionale d'arte antica, cioè di una struttura che possa raccogliere e ospitare la grande arte italiana dall'XI al XVIII secolo. Una mancanza grave che si sente da cìnquant'anni, da quando vennero localizzate a Palazzo Spada le collezioni di pittura del Seicento e le raccolte di "arte minore" vennero collocate a Palazzo Venezia perché Palazzo Barberini era occupato dal circolo ufficiali delle Forze Armate. Così dopo uno spezzatino che ha visto molti capolavori finire nei magazzini, si è lasciato che gli Uffizi di Firenze svolgessero il ruolo del maggiore e più rappresentativo museo italiano. La situazione oggi è cambiata sia a livello culturale che a livello turistico e se un'infrastruttura serve veramente a Roma, questa è la creazione di una grande Galleria d'arte antica all'interno di Palazzo Barberini. Perciò se sorgono spontanei molti dubbi osservando questo proliferare di piccoli spazi espositivi, privi di pubblico ma egualmente dotati di direttore, di personale e di un calendario di mostre con relative spese pubblicitarie, ci si interroga indignati vedendo come passano gli anni senza che si riesca invece a varare a Roma un museo completo e un centro di studi per la storia dell'arte italiana. Il governo centrale e la nuova giunta capitolina dovrebbero riconoscere a questo obiettivo una assoluta priorità per un progetto che promuoverebbe più di qualunque altro l'immagine nazionale dell'Italia. Nel recente passato il consiglio dei ministri aveva licenziato un accordo che sapeva di compromesso pur di liberare una parte degli spazi ancora occupati dalla Difesa; adesso si tratta di completare il lavoro già iniziato, anche con un diretto intervento del Presidente della Repubblica, perché Roma e l'Italia possano finalmente avere un grande museo nazionale che sia comparabile con il Louvre parigino, con il British Museum londinese, con il Prado di Madrid e con le analoghe istituzioni di Berlino, Vienna o San Pietroburgo. L'edifìcio di Palazzo Barberini, capolavoro del barocco ed esso stesso eccezionale meta turistica, è ampio e dotato di una varietà inconsueta di spazi, che a partire dalle ex scuderie trasformate in epoca moderna in sale cinemato-grafiche, passando per giardini all'italiana, grandiose serre vetrate, dependance varie, saloni monumentali ed appartamenti segreti, scaloni nobili .e di servizio, fino ai sottotetti ampissimi lo rendono il secondo complesso architettonico a Roma, (per dimensioni e non certamente per bellezza artistica), dopo le regge del Vaticano e del Quirinale. Quanto dovremo allora aspettare e quanti soldi dovremo veder sprecati in una miriade di iniziative a macchia di leopardo, prima di poter visitare un museo dell'identità nazionale che veda riuniti i capolavori di Raffaello con quelli di Caravaggio, le "Scuole Emiliane" con le vedute del Canaletto, i "Primitivi Toscani" con il "Gotico Fiorito Lombardo". La cultura italiana si forma e si consolida soprattutto attraverso la costituzione di luoghi simbolici attorno a cui l'identificazione non può che essere unanime. A questo punto decidere la nascita della Grande Galleria di Palazzo Barberini rendendola la più importante istituzione museale italiana, è una scelta ed una responsabilità che ricadono interamente sulle istituzioni di centrosinistra, che d'ora in poi non avranno più alibi se continueranno a lasciare le cose a metà.