Scoperta la tomba dipinta più antica del Mediterraneo occidentale», titolavano i quotidiani di ieri. Una tomba etrusca degli inizi del VII secolo a.C. trovata a Veio, l'acerrima nemica di Roma e la prima tra le città etrusche che Roma conquistò. Grande risultato, annunciato dal ministro Rutelli, di una raffinata operazione di intelligence dei nostri Carabinieri, lì giunti grazie alla segnalazione di un tombarolo "pentito". Ma è una tomba importante non solo perché è alle origini della pittura d'Occidente, e per le rocambolesche circostanze del rinvenimento. C'è dell'altro, molto altro. Potrebbe cambiare le nostre conoscenze sulle pittura etrusca. «Il suo pittore era un etrusco che nulla sapeva di arte greca. Forse non è vero che gli etruschi hanno mutuato dai greci lo stile della loro pittura, come si dice. Pare che la storia dell'arte di Veio cominci proprio a Veio». L'etruscologo Alessandro Naso ha visitato la tomba "a caldo", all'indomani della scoperta un paio di settimane fa. Ed è convintissimo della totale indipendenza del suo artista da qualsivoglia maestro o modello ellenico. «Quei leoni ruggenti, che hanno dato il nome alla tomba, sono un disegno fatto d'istinto come un greco non farebbe mai. A quell'epoca la pittura greca delle prime colonie in Occidente, Pithecusa e poi Cuma, era già molto più raffinata, con disegni più tondi, più studiati. Quei leoni dalle forme così disorganiche, la testa enorme, la lingua sguainata, il corpo piccolo e la grande coda a «s», paiono quasi fatti da un ragazzino». Naso riconosce che la resa delle figure in outline, cioè delineate dai soli contorni, è tipica della pittura greca di quel periodo. «Però è il solo richiamo alla grecità. Tutto il resto pare assolutamente autoctono». Probabilmente il nostro antico pittore avrà visto i leoni dipinti su qualche vaso, c'erano già leoni nella pittura vascolare dell'epoca, e avrà tentato di copiarli a modo suo. Ed è forse persino improprio chiamarli "leoni". Un generico "felini" sarebbe più prudente. Come pure le "anatre" che si librano in volo sopra i leoni, è forse più appropriato chiamarle semplicemente "uccelli palustri". Simili uccelli in volo decorano anche la tomba di Veio che finora si credeva la più antica, la Tomba delle anatre del secondo quarto del VII secolo a.C. «Le figure sono del tutto identiche nelle due tombe, hanno la medesima fisionomia col corpo tozzo e il becco lunghissimo», dice Naso. E sottolinea come il loro significato simbolico di traghettatori tra la vita e la morte sia solo un'ipotesi per quest'epoca così antica. «Le prime attestazioni letterarie di uccelli come simbolo di rinascita a nuova vita sono solo del secolo successivo». Poi comincia a riflettere su una possibile relazione tra le due tombe. «Furono i primissimi esperimenti di pittura su parete. Tentativi. Novità assolute. E non è escluso che la Tomba delle anatre, con la sua decorazione poverissima fatta di soli cinque uccelli, sia addirittura anteriore a quella dei Leoni ruggenti che sfoggia addirittura una ventina di uccelli e persino i felini». Certo, la datazione in questi casi non è mai assolutamente certa, basata com'è sull'analisi dei pigmenti e dei pochissimi frammenti di corredo trovati ora nella tomba, già "visitata" in passato dai tombaroli. Un cauto margine d'incertezza è d'obbligo. «E poi c'è quella strana associazione uccelli-felini che è del tutto inedita nel mondo etrusco e non solo. Un vero unicum», conclude Naso. I simboli della speranza nella vita futura associati a felini voraci che esprimono tutto l'orrore della vita negli inferi. Unione di opposti. Quasi un rebus. Il dibattito tra etruscologi è aperto.
Veio - Un ruggito per archeologi
Un gruppo di Carabinieri ha scoperto una tomba etrusca a Veio, l'antica nemica di Roma, che risale al VII secolo a.C. La tomba è stata trovata grazie a una segnalazione di un tombarolo "pentito" e contiene pitture raffinate che potrebbero cambiare le nostre conoscenze sulle pitture etrusche. Il pittore della tomba è stato identificato come un etrusco che non ha nulla a che fare con la pittura greca, e le figure dipinte sono caratterizzate da forme disorganiche e un richiamo alla grecità limitato. La tomba contiene anche figure di uccelli e felini, che potrebbero avere un significato simbolico diverso da quello delle pitture greche.
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