IL COMUNE di Roma prova a difendere senza sosta uno dei suoi beni più preziosi: il patrimonio artistico. E per farlo utilizza 2.600 telecamere a circuito chiuso, sensori e sistemi elettronici distribuiti per la città. A essere sorvegliate sono le «bellezze» della Capitale: dall'Ara Pacis, di fresco restyling, ai busti romani del Pincio, dal Gianicolo alla fontana di Piazza Navona. Roma è sotto controllo, proprio come nel romanzo avveniristico di George Orwell «1984», seppur per fini e risultati completamente diversi. Il progetto del Comune, predisposto dall'assessorato per i Lavori Pubblici, prevede l'impianto di nuove telecamere e la manutenzione di quelle preesistenti; il loro raggio d'azione è circoscritto, di per sé, al bene interessato. La lente delle piccole macchine da presa è puntata sui punti strategici, quali monumenti, musei, parchi e aree archeologiche a rischio di atti vandalici o di furti. Tuttavia, sorge spontaneo domandarsi se l'installazione di tali videocamere non vada a ledere un altro bene altrettanto importante: la libertà personale. In molti infatti, anche tra gli stessi rappresentanti delle istituzioni comunali e provinciali, si sono interrogati, non sulla funzionalità dei sistemi, quanto sulla lesa «maestà» a quel diritto sancito nella legge 675 del 1996, il diritto alla privacy. In particolare il Sovrintendente ai Beni Culturali di Roma, Eugenio La Rocca, spiega che «quello della tutela del bene artistico è una nostra priorità: dobbiamo tenere lontani i malintenzionati. Tutto quello che viene ripreso dalle telecamere in videosorveglianza, è subito cancellato a distanza di qualche giorno. In ogni caso, seguiamo attentamente le prescrizioni su questo tema e i video che vengono presi in considerazione sono solo quelli che riguardano le aree che hanno subito un furto o lì dove c'è stata una violazione». Quindi, secondo il sovrintendente il problema della violazione della libertà personale è assolutamente risolto. In particolare, La Rocca afferma: «Grazie all'utilizzo delle telecamere negli ultimi tempi i furti e i danneggiamenti delle aree e dei beni interessati sono sensibilmente diminuiti». È quindi opinione del sovrintendente che: «Fino ad oggi sono più i benefici raggiunti da questo sistema, vista la riduzione in maniera vertiginosa dei furti rispetto agli anni '90, soprattutto se paragoniamo le cifre a quelle delle aree non protette dalle videocamere». Al dibattito sulla videosorveglianza del patrimonio artistico della Capitale ha preso parte anche Vincenzo Vita, assessore alle Politiche Culturali della provincia di Roma, che spiega: «Tutto deve avvenire sempre nel pieno rispetto dei principi e delle norme di tutela della privacy». A rispondere alle preoccupazioni sull'impianto e sulle modalità di sorveglianza che le videocamere effettuano lungo il perimetro delle aree interessate dal progetto, è Enrico Eliseo, dirigente preposto alla V Unità organizzativa del dipartimenti dei Lavori Pubblici: «È regola più o meno comune per tutte le aree che la registrazione video parta solo dopo lo scattare dell'allarme; inoltre, le vecchie registrazioni, che vengono mantenute in archivio da un minimo di 2 ad un massimo di 7 giorni, si cancellano automaticamente con la sovrapposizione di quelle più recenti». Per sollevare da qualsiasi preoccupazione sulla violazione delle norme sulla privacy, Eliseo afferma: «Alla registrazione può accedere solo un numero ridotto di persone e se si verifica un episodio che sia degno di nota; in quel caso, sono le forze dell'ordine a richiederci il nastro con la registrazione. E per un'ulteriore forma di tutela, chiunque acceda alle registrazioni lascia una traccia del suo "passaggio"; è questo un ennesimo deterrente per evitarne abusi».